«Nei contratti aumenti non oltre il 4,3%»

24/01/2003




Venerdí 24 Gennaio 2003
ITALIA-LAVORO
«Nei contratti aumenti non oltre il 4,3%»

Lavoro & riforme – Il presidente di Confindustria D’Amato ai sindacati: evitate strumentalizzazioni, salari reali già sopra l’inflazione
NICOLETTA PICCHIO


ROMA – Rinnovi dei contratti e referendum. Con due indicazioni precise: secondo i calcoli di Confindustria, i prossimi rinnovi dei contratti non dovranno concedere più del 4,3% di aumento. Quanto all’articolo 18, il referendum è una iniziativa «ideologica» che riporterebbe l’Italia nel Medioevo, con effetti «devastanti» per le imprese e le famiglie. Antonio D’Amato affronta i temi più immediati. La trattativa dei metalmeccanici rimette al centro la questione salariale. E il presidente della Confindustria, nella conferenza stampa di ieri, sottolinea alcuni dati: le retribuzioni di fatto lorde per dipendente sono cresciute nel periodo tra il 1993 e il 2001 del 38,9%, contro un aumento dei prezzi al consumo del 32,8 per cento. C’è uno scarto di 6,1 punti, cioè il 18 per cento. Il punto di riferimento, ribadisce D’Amato, è l’accordo del ’93, riconfermato anche nel Patto per l’Italia, in cui è stato stabilito un rapporto stretto tra politica dei redditi e riduzione dell’Irpef. Nel caso dei metalmeccanici, aggiunge D’Amato, la richiesta di aumento della Fiom dell’8,6% è completamente fuori linea. «Le piattaforme di Cisl e Uil invece sono molto più allineate. Se non ci saranno strumentalizzazioni e politicizzazioni – ha detto, riferendosi implicitamente alla Fiom – si potrà lavorare insieme per fare un buon contratto». E ha aggiunto che il Governo deve restare fuori. L’accordo del 1993, secondo D’Amato, ha permesso ai lavoratori di recuperare rispetto alla crescita dei prezzi ed è stato la chiave per raffreddare l’inflazione. In un momento in cui l’Italia ha una inflazione più alta rispetto all’Europa, a suo parere è un errore «cavalcare una politica rivendicativa che spinga una dinamica inflattiva». Anche Guidalberto Guidi, consigliere incaricato per le relazioni industriali, ha sottolineato che l’accordo del ’93 prevede il recupero tra inflazione reale e programmata. «Con un tetto all’1,4% per il 2003 – ha detto Guidi – il potere d’acquisto potrà essere tutelato, pur in presenza di una inflazione reale più alta». Sul referendum, il presidente della Confindustria non si è sbilanciato circa la possibilità di costituire i comitati per il no: «Gli italiani sono più ragionevoli e attenti di quanto non si pensi. E si è già formato uno schieramento fortissimo a favore del no», ha detto. D’Amato è contrario a una legge: non ci sono gli spazi né le condizioni politiche. Significherebbe accogliere, anche se in parte, ciò che il referendum propone. Quanto alla Uil (che si è schierata per il sì), il leader di Confindustria ha affermato che «ci sono posizioni tattiche, destinate a chiarirsi nel tempo» e che è «già evidente la rottura nella sinistra e nel sindacato». D’Amato non ritiene nemmeno possibile in Italia il modello tedesco (i giudici scelgono tra reintegro e risarcimento): «Nel nostro Paese, come si vede dalle sentenze, in prima istanza il lavoratore viene reinserito, qualunque sia la giusta causa». Il referendum, tra l’altro, aggraverebbe il problema del sommerso, che pesa per il 28-30% sul Pil. «Dal punto di vista normativo, gli strumenti ci sono, manca un impegno serio di tutti gli attori, politici, sociali e istituzionali», ha commentato D’Amato, invitando ad «una battaglia di civiltà, legalità e anche culturale». Sulle possibili modifiche al condono fiscale, il presidente di Confindustria non si è discostato dalle posizioni tenute durante il dibattito sulla Finanziaria: «Non siamo particolarmente favorevoli ai condoni. L’economia ha bisogno di cambiamenti strutturali», ha detto, augurandosi che il 2003 possa essere l’anno delle riforme. Sul tappeto, le pensioni. Il ministro del Welfare ha detto no ai disincentivi: per D’Amato le trattative vanno fatte al tavolo, e non sui giornali. «Il testo della delega va rafforzato, alla luce delle nuove condizioni economiche», ha detto, aggiungendo che «la riforma va fatta nell’interesse del Paese» e che «lavorando seriamente con Governo e parti sociali» si può andare avanti bene. Infine, le infrastrutture e una battuta sulla polemica tra Andrea Pininfarina e il ministro Pietro Lunardi: «Il ministro sta dimostrando grande impegno e attenzione, subisce grandi pressioni e può darsi che sia un pò nervoso», ha commentato D’Amato. «Ricordo – ha continuato – che le imprese senza infrastrutture escono dai mercati. E nessuno può pensare che un rappresentante di Confindustria non abbia il diritto-dovere di reclamarle, per rendere il Paese più competitivo».