Negroponte: «Il futuro è la carta digitale»

30/01/2001

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Martedì 30 Gennaio 2001
media e comunicazione
—pag—17



Il direttore del Media Lab del Mit, Nicholas Negroponte, disegna gli scenari di editoria e stampa «Il futuro è la carta digitale».
«In arrivo un materiale elettronico e un inchiostro riciclabili che riceveranno come un telefonino»

MILANO Immaginifico al limite dell’irrazionalità. Nicholas Negroponte non smentisce se stesso. E i commenti alla sua analisi sul futuro della stampa non sono dissimili da quelli che nel 1994 seguirono l’uscita di «Essere digitali», il libro diventato poi la Bibbia della new economy. Uno scetticismo diffuso, quasi palpabile, si diffonde nella sala che ospita il convegno organizzato dalla Ilte per il suo cinquantenario, quando il direttore del Media Lab del Mit di Boston comincia a snocciolare le sue teorie sul futuro del libro, della carta, della stampa tipografica, dell’informazione.

«Circa dieci anni fa — dice Negroponte — ho iniziato a parlare del mondo dividendolo in atomi (materia) e bit (entità trasmissibili). Una suddivisione che vale per tutti i settori dell’industria. Oggi molti mi chiedono quale sarà il futuro dei libri. Da questa domanda capisco che chi me la pone non ha capito nulla del mondo della comunicazione. Il problema non è il futuro del libro, ma quello delle parole. Quello su cui dobbiamo riflettere — dice Negroponte — è su come verranno mostrate agli occhi e come verranno diffuse nell’era digitale. Il libro è stato finora il mezzo ottimale, ma probabilmente siamo davanti alla nascita di nuove forme di diffusione delle parole».

Da questa premessa fondamentale si dipana tutta l’analisi sugli scenari dei mezzi classici della comunicazione, prima fra tutte la carta. «La carta — dice Negroponte — è uno straordinario mezzo di visualizzazione. È economica, facile da trasportare, non ha bisogno di energia per funzionare. Ma quello che oggi si sta sperimentando — ha detto Negroponte — è un metodo per rendere la carta riciclabile, non in senso industriale, ma letteralmente riscrivibile».

Una rivoluzione che, secondo Negroponte, rivolterà come un calzino il modo di fare informazione, cultura e stravolgerà gli assetti organizzativi dell’industria della stampa. «Al Media Lab del Mit si sta sperimentando una carta — dice Negroponte — in cui sono applicate particelle d’inchiostro polarizzabili e uno strato d’inchiosto conduttore che costituirà un circuito elettronico. Avremo una carta non solo riscrivibile, ma addirittura trasformata in active display in grado di ricevere informazioni, così come succede ora per i telefoni cellulari».

Da atomo, quindi, la carta si trasformerà in bit. «La carta diventerà un medium elettronico su cui stampare. Stampare rimarrà una parola chiave, quello che cambierà sarà il modo di farlo e i medium, la carta e gli inchiostri. Ci sarà un’integrazione tra diversi tipi di stampa: quella dei documenti e quella dei circuiti elettronici che consentiranno a questi documenti di essere completamente riscrivibili».

Un salto nel futuro che secondo Negroponte è già a portata di mano. La ricerca viaggia spedita e le prime applicazioni sono in arrivo. Ogni giorno, ognuno, a casa sua, con la sua carta digitale (ma al tatto in tutto simile a quella attuale) sarà in grado di stamparsi il suo libro o il suo giornale. E potrà usare infinite volte la stessa carta-circuito.

«Il futuro dell’informazione — dice Negroponte — è sicuramente l’argomento più impegnativo. Prima del cross media publishing si riteneva che il messaggio risiedesse nel medium: carta stampata, video, audio. Ora che è diventato tutto bit la differenza si è annullata. I bit sono in grado di trasmettere la stessa informazione, specificando anche se si tratta di una immagine, di un suono o di un testo e traducendola di conseguenza. Nei telefonini wap i bit sono già in grado di leggere i contenuti di Internet e adattarli allo schermo e alla tecnologia di un telefonino. Così potranno essere trascritti per i nuovi media».

Soprattutto su richiesta degli stessi utenti. «Ma — dice Negroponte — la personalizzazione non può essere quella degli ultimi vent’anni, molto approssimativa. Come se bastasse la carta di credito di una persona per capire i suoi gusti e le sue esigenze. La nuova strada della personalizzazione partirà dai consumatori e non dalle aziende. E anche Internet sarà in continua evoluzione. Tra cinque anni i principali utilizzatori saranno le cose: il frigorifero ordinerà il latte, ma leggerà anche il manuale d’uso opportunamente scritto. La differenza sarà ancora una volta nel medium. Che non è più la carta, ma i bit».

E il futuro della tipografia? Semplice: «Sarà nel poter stampare informazioni multimediali e multifunzionali, in un linguaggio traducibile quanto per gli uomini tanto per le macchine».

—firma—Lello Naso