Negozi sempre aperti. Ma anche più vuoti

04/01/2012

Grande distribuzione bronta agli orari notturni. Intanto il Natale ha fatto flop

MASSA. Liberi tutti: dal 1° gennaio le attività commerciali di ogni genere (negozi, ristoranti bar…) possono restare aperti tutto il giorno e tutti i giorni. Domeniche e Natali, ferragosti e Pasque, notti e albe.
È l`effetto dell`articolo 31 del decreto Monti (il famoso "Salva Italia") in tema di liberalizzazioni nel campo degli esercizi commerciali. Un`opportunità per favorire la concorrenza e, quindi, fare risparmiare i consumatori, secondo il governo. I dubbi, però sono tanti. Intanto, c`è da capire quel che succederà qui a Massa. Dove esiste un accordo (risalente al 2009 e in scadenza) che già si è spinto parecchio avanti nelle liberalizzazione delle aperture. L`accordo stabilisce che tutti gli esercizi possano restare aperti per 52 domeniche l`anno e nei festivi. Con alcune eccezioni: 1° Maggio, Natale, Capodanno, Pasqua e Pasquetta, 25 Aprile e Ferragosto a cui è tuttavia possibile derogare (è il caso, ad esempio del ferragosto, quando, a Marina, i negozi sono tutti aperti). La novità, dunque, non sta tanto nei giorni in più di apertura, quanto sull`allargamento degli orari di attività. Che, stando al decreto, possono essere anche di 24 ore su 24. I negozi del centro storico ci hanno provato, nei giorni prima di Natale, a stare aperti fino alle 23. Ma si è trattato di una iniziativa limitata per invogliare lo shopping festivo.
Difficilmente avranno le forze (oltre che l`interesse) a tenere aperto anche la sera per tutto l`anno. Cosa, invece, a portata della grande distribuzione. Esselunga, Carrefour, Coop, Conad restano già ora aperti fino alle 21 e – in una sfida all`ultimo cliente – è possibile che prolunghino ancora l`apertura delle casse. Esselunga ha fatto sapere che aprirà "sempre", 365 giorni l`anno. Carrefour sta indirizzandosi sulla stessa strada; Conad, che è una specie di "federazione" di negozi, demanderà la decisione ai singoli titolari dei supermercati. UniCoop «deciderà caso per caso»: auspichiamo una normativa ragionevole, ma se prevarrà la legge della giungla non faremo la parte delle antilopi da sbranare e ci muoveremo di conseguenza, dicono dal colosso cooperativo toscano. «Si rischia un`anarchia in cui a pagare i costi saranno ancora una volta i lavoratori», teme Stefano Nicoli della Filcams Cgil. «D`accordo sull`esigenza
di dare maggiori servizi ai cittadini, ma non si può pensare di lasciare tutto al libero arbitrio. Oltre alla quantità dei servizi c`è anche la qualità. E ci sono le tutele dei lavoratori del commercio già oggi alle prese con una flessibilità pesante», dice ancora Nicoli, ricordando, in aggiunta, che l`eliminazione di tutti i vincoli sul commercio porterà «secondo studi di settore alla chiusura di 65 piccoli esercizi». Il Comune, intanto, prende tempo per decidere se recepire il decreto Monti o se schierarsi con la Regione (che ha annunciato anche un ricoerso alla Consulta contro la deregulation). «Sono appena tornato dalle ferie, dobbiamo valutare», dice l`assessore alle Attività produttive Luigi Della Pina. Il problema vero, sintetizza Umberto Sarto di Confcommercio – ed è poi lo stesso ragionamento di Confesercenti e Cgil – «è che questa liberalizzazione non aiuta a fare ripartire i consumi. Il Natale è andato male, i negozi sono semi-vuoti e temiamo che i saldi non bastino a invertire la tendenza. Bisognerebbe mettere in tasca dei soldi ai cittadini. Questo sì aiuterebbe il commercio…». E non solo quello.