Negozi sempre aperti, la rivolta delle commesse «Noi, schiave moderne»

06/02/2012

Il decreto Monti consente aperture domenicali e notturne senza limiti
Domani sciopero regionale in Veneto: «Sacrifichiamo la vita per due soldi»

Dimenticate l`inno al sex appeal televisivamente incarnato da Sabrina Ferilli come l`elegante svagatezza bionda di Nancy Brilli. Le commesse non si sentono glamour bensì parte dei «nuovi schiavi del Terzo Millennio». E sono sul piede di guerra. Più silenziose e meno invasive di autotrasportatori, tassisti, pescatori, farmacisti, notai, ma anche loro in trincea contro il decreto liberalizzazioni del governo. Cassiere di supermarket, addetti alla vendita della grande distribuzione, addetti alla gastronomia, pasticcieri e garzoni di fornai. Soprattutto donne. Con figli piccoli o genitori anziani. Molte assunte part time o con esili "contrattini". Stufe di sacrificare gli affetti per trenta euro lordi che diventano un terzo in busta paga. Timorose che la possibilità per outlet e shopping center di restare aperti «tutto l`anno e tutte le notti» si traduca, in un momento di crisi nera per in cui le aziende non assumono, solo in un aumento massacrante dei loro turni. Al grido (anche chi è ateo) di «aspettando la Santa Pasqua»: una delle poche festività non ancora falcidiate dal nuovo calendario. La protesta corre in Rete, su blog e forum. Lettere ai giornali: «Noi, gli ultimi del mondo cosiddetto civile». Ma anche nella vita reale. La manifestazione dei dipendenti del centro torinese Le Gru. Fibrillazioni trasversali: in Toscana, Friuli, Lazio, nella Puglia di sinistra. La raccolta firme al centro commerciale bolognese Shopville. E domani, iniziativa senza precedenti, sciopero regionale delle commesse nel Veneto leghista. «Io non voglio lavorare di domenica» è l`eloquente pagina Facebook. Online la rabbia rompe gli argini. Contro i clienti: «zombies» dalle vite (e tasche) vuote, consumisti per disperazione, frequentatori di «non luoghi» per abulia e non necessità. Centinaia di messaggi: «Sacrifico la vita per pochi spiccioli – scrive Cassandra – questo fine settimana non ho potuto stare con il mio amore perché sabato ho finito tardi e domenica, con il turno di mezzo, se n`è andata in un batter d`occhio. E per cosa? Da noi era vuoto come quando rotolano quei cespugli spinosi nel far west…». Vale, e non è l`unica, ce l`ha con la Chiesa: «Ho scritto alla Curia, non mi hanno risposto. Ma è questo il modo di santificare le feste?». Cassidy è furiosa con la gente: «Non hanno niente da fare a casa. Senza soldi possono permettersi solo un giro all `outlet dove tutto è gratis, riscaldamento, parcheggi, giornali… Il cinema costa, qui lo spettacolo è gratis. Ma tanto non comprano niente». Idem Denny: «Andate a trovare i parenti, io sono mesi che non vedo la mia nonnina, ha 90 anni mica posso piombarle in casa alle nove di sera, Ma stai a casa con tuo figlio invece di farlo dormire nel carrello con la testa penzoloni». Molti contestano che l`orario no limits porti maggiori guadagni: si spalmerebbero in modo diverso nella settimana, con i giorni di mezzo deserti. In Rete però c`è anche chi dissente: «Non lamentatevi, voi un lavoro lo avete», «Tutti facciamo sacrifici». Panettieri, pasticcieri, infermieri, camerieri: ognuno racconta le sue operose domeniche. La Cgil Filcams ha un corposo dossier. Prima del "Cresci Italia" si andava dalle aperture della Legge Bersani, Natale e 12 domeniche, a un tetto massimo di 30-40 domeniche. Non poche: anche 10 mesi l`anno. Decidono Regioni e Comuni, ma la concertazione con le parti sociali è obbligatoria. In questo quadro si innesta la contrattazione privata: datori di lavoro perbene e un sottobosco di sfruttamento. Maria Grazia Gabrielli, segretaria nazionale responsabile del settore Commercio, spiega il mondo degli "addetti di quarto livello": «C`è chi, anziché dopo 6 giorni finisce per riposare ogni due settimane. Poi, il contratto full time impone al lavoratore un terzo delle domeniche in cui il negozio resta aperto con il 30% in più della paga oraria». Vale a dire circa 11-12 euro lordi l`ora anziché 8. «Ma nella grande distribuzione il part time è prevalente. Sono donne assunte già con l`obbligo di lavorare tutti i festivi». Turnazioni escluse in radice. Addio gite fuori città, picnic, pomeriggi con amici e familiari. Un prezzo sostenibile ma non per sempre: «Quando mi hanno assunto si lavorava solo le domeniche di dicembre – si sfoga Carlo – Ora mi toccano tutte. Sapete quanto pesa quando fuori c`è il sole? Ma se non accetti le loro condizioni minacciano di licenziarti,c`è già chi ti sostituirà». Per il domani, Gabrielli teme: «Quanto è stato concordato ed è entrato nel patrimonio dei lavoratori, rischia di finire nel nulla. Ora questo modello viene messo in discussione. Chi vuole lavorare a ciclo continuo non potrà permettersi nuove assunzioni e riorganizzerà i turni facendo lavorare di più i dipendenti. Faranno in modo che il lavoro domenicale costi meno». Anna, commessa in negozio di Trieste, è rassegnata: «Siamo in tre, aperti 7 giorni su 7 per 12 ore. Turnare non è possibile, e se qualcuna è malata salta il riposo. Mi riposo il lunedì o il martedì, senza marito e figli, da sola. Il peggio è che non serve a niente». ?