Negozi, Rossi e i sindacati con il vescovo

10/12/2010


Il presidente: il riposo nei festivi è un diritto. Cgil, Cisl e Uil: grazie Betori

Firenze – L´arcivescovo Betori difende il riposo festivo. Mentre la polemica sulle aperture domenicali e festive dei negozi, Primo Maggio in testa, divampa, lo ringraziano i segretari fiorentini di Cgil, Cisl e Uil, Mauro Fuso, Roberto Pistonina, Vito Marchiani. E gli scrive una lunga lettera aperta il presidente della Toscana Enrico Rossi. Per dirgli che concorda e per rivendicare che i valori della qualità della vita, delle relazioni umane, dei diritti, del silenzio, della dignità e della non acquiescenza alle leggi del consumismo non sono un´esclusiva religiosa ma anche laica e che la Regione, pur «senza imporre niente a nessuno», fornirà presto una nuova legge sul commercio che salvi almeno le feste più importanti e più legate all´identità locale e delle persone, religiose o laiche che siano.
«Monsignor Betori – inizia la missiva – ho letto le sue considerazioni sulle aperture festive dei negozi e mi unisco volentieri alle sue considerazioni». Tanto più, continua Rossi, che oggi è il 62° anniversario della firma della Dichiarazione universale dei diritti umani, dove l´articolo 24 recita: «Ogni individuo ha diritto al riposo ed allo svago, ad una ragionevole limitazione delle ore di lavoro e a ferie periodiche». Il tema è tale, secondo Rossi, da scavalcare «la contrapposizione tra affari e religione o tra economia consumista e spirito civico».
Rossi dice a Betori di averlo fatto pensare a «due liste» di parole diverse. Una: «egoismo, mancanza di fiducia, anonimato, massificazione, omologazione, illusione». L´altra: «persona, dignità, rispetto, identità, festa, tempo, senso». Una distinzione che coinvolge religiosi e laici, si può andare d´accordo su questo tema a pari dignità. Il presidente cita l´economista Amartya Sen che «per primo mise in discussione una concezione esclusivamente utilitaristica delle attività umane». Guai a dire «gli affari sono affari». O pensare che qualche negozio aperto supplisca ai soldi che mancano in famiglia. D´altra parte perfino in Germania e in Francia, «le aperture sono più ridotte e sono rispettate le festività comandate». Quelle sacre per i credenti, Natale o Pasqua , e quelle dei non credenti, «come il 25 Aprile e il primo Maggio». Esistono «servizi indispensabili e garantiti», ma si può, conclude Rossi, «guardare pur da sponde diverse alla festa come a uno spazio irrinunciabile per la dignità, i sentimenti, le relazioni, l´identità e le tradizioni».