Negozi, riforma «flop»

16/05/2002





Confcommercio: dopo quattro anni i Comuni ostacolano ancora le nuove regole
Negozi, riforma «flop»
Applicazione attuata solo nel 51% dei casi – Cambiano i limiti per le superfici medie
MILANO – La riforma del commercio si è praticamente «impantanata» in Comune, secondo una recente indagine realizzata dalla Confcommercio. Tra l’altro alcune Regioni, Sardegna in primis e anche il Lazio, non hanno ancora varato tutti gli atti di recepimento della normativa a livello locale. A quattro anni dal debutto della riforma emerge che l’Italia del commercio è a macchie di leopardo, con il Sud che arranca su diversi fronti; solo la metà dei Comuni è in regola, e sono stati anche reintrodotti dei vincoli della precedente normativa. Le liberalizzazioni auspicate hanno trovato finora un riscontro limitato nella pratica. Si assiste a un boom dei nuovi negozi, ma le superfici medie e grandi sono in difficoltà.
I Comuni. L’applicazione della riforma è a metà del guado. A livello nazionale – sottolinea l’indagine – poco più del 51% dei Comuni ha predisposto i piani di attuazione per il commercio e nel 12,5% dei casi il piano è ancora in via di definizione, mentre il rimanente 35% non ha ancora provveduto. La percentuale dei Comuni inadempienti sale a quasi il 43% nel Sud e al 48% nel Nord-Ovest, sebbene le motivazioni debbano essere ricondotte a fattori diversi. Nelle regioni nord-occidentali ci sono infatti normative regionali (come in Piemonte) direttamente incidenti sugli strumenti urbanistici comunali. Stessa situazione anche al Centro. L’alta percentuale di inadempienza al Sud può essere effettivamente sintomatica di una non attivazione delle amministrazioni comunali.
Le medie superfici. È poi emersa – rileva l’indagine – la propensione delle amministrazioni comunali alla regolamentazione delle medie superfici. Il 45% dei Comuni, infatti, prevede limiti quantitativi per le medie superfici, mentre poco meno del 28% lascia libertà di insediamento. Le regioni dove prevale in assoluto la fissazione di limiti quantitativi alle medie strutture sono quelle del Sud, con oltre il 57% dei Comuni campionati, seguite da quelle del Nord-Est, con più del 47%, e da quasi il 44% delle Regioni centrali. Il Nord-Ovest, con il 40%, sembra essere l’area meno sensibile all’esigenza di porre limiti allo sviluppo delle medie strutture. In tutte le aree territoriali, comunque, la conformità urbanistica, ai fini del rilascio dell’autorizzazione comunale, è una condizione essenziale in poco più di un terzo dei comuni indagati, in quanto sia al Nord, sia al Centro, sia al Sud non si scende mai al di sotto del 35 per cento. L’indagine ha rimarcato che emerge in maniera evidente che le amministrazioni comunali non hanno ritenuto di disciplinare la partecipazione delle organizzazioni del commercio ai procedimenti di rilascio delle autorizzazioni per le medie strutture. Gli orari. In linea generale emerge in maniera evidente che le amministrazioni comunali non hanno ritenuto di disciplinare la partecipazione delle organizzazioni del commercio ai procedimenti di rilascio delle autorizzazioni per le medie strutture. Tale percentuale sale notevolmente nelle regioni del Nord-Est nelle quali quasi l’83% dei Comuni ha reintrodotto la mezza giornata di chiusura obbligatoria. Le domeniche. L’indagine ha rilevato una larga maggioranza di Comuni (76,3%) che ha assunto decisioni in merito: si passa dal 60% dei Comuni del Centro-Sud al 92% del Nord-Ovest. In genere, le aperture domenicali o festive vengono fatte coincidere con feste o fiere locali o con festività nazionali. Va altresì precisato che oltre la metà dei Comuni (52,5%) monitorati sono stati individuati come a prevalente economia turistica o città d’arte, e ciò consente delle deroghe alla disciplina nazionale. I centri storici. La riforma del commercio ha infine attribuito ai Comuni particolari poteri in relazione alla localizzazione e alla apertura degli esercizi di vendita nei centri storici, al fine di rendere compatibili i servizi commerciali con le funzioni territoriali in ordine alla viabilità, alla mobilità dei consumatori e all’arredo urbano, utilizzando anche specifiche misure di agevolazione tributaria e di sostegno finanziario. Questo tipo di intervento – sottolinea l’indagine Confcommercio – ha interessato una quota non molto significativa di Comuni (il 27,5%), diversi dei quali situati nelle regioni del Nord. Latitanti, infine, i centri polifunzionali.

Vincenzo Chierchia

Giovedí 16 Maggio 2002