Negozi Gucci, altri 200 milioni €

04/03/2002





Moda – Domenico De Sole scommette ancora sui punti vendita di proprietà: 30 milioni di euro destinati a Milano
Negozi Gucci, altri 200 milioni €
I ricavi 2001 saliti a 2,3 miliardi di dollari mentre l’utile per azione sarà tra 2,6 e 3 $
MILANO – «Il gruppo Gucci investirà anche quest’anno 200 milioni di euro per lo sviluppo della distribuzione, la stessa cifra del 2001: il 15% circa, cioè 30 milioni di euro, riguarderà l’Italia e, più precisamente, via Montenapoleone. Il peso delle vendite nei negozi di proprietà sta aumentando ed è uno dei punti di forza in periodi difficili in cui, come in America, i retailer hanno tagliato gli ordini». Domenico De Sole, presidente e amministratore delegato del gruppo fiorentino controllato dalla francese Pinault-Printemps-Redoute, saluta gli ospiti alla sfilata di Tom Ford per il marchio Gucci, la passerella-clou di ieri per Milano moda donna. De Sole, tra meno di un mese annuncerete i dati dell’esercizio 2001, chiuso il 31 gennaio. Come saranno? Le stime degli analisti sono realistiche: 2,3 miliardi di dollari, pari a 2.568 milioni di euro, cifra che conferma la nostra leadership assoluta tra i marchi made in Italy, mentre l’utile per azione sarà tra 2,60 e 3 dollari. Insomma, siamo tranquilli rispetto alle attese del mercato Quali sono i progetti per il 2002? Stiamo lavorando e lavoreremo anche questanno massicciamente sul riposizionamento dei marchi acquisiti. In particolare, nel 2002 ci focalizzeremo sull’apertura di oltre 70 negozi, con una parte importante proprio per Gucci, il cui ruolo nel mercato mondiale deve continuare a essere dominante. Il dettaglio? A settembre Parigi in avenue Montaigne e New York in Madison Avenue, tra la 68.a e la 69.a Strada, dividendo un blocco con Cartier; a ottobre Londra in Bond Street dove abbiamo rilevato il Palazzo Versace; a novembre il flagship di via Montenapoleone di oltre 900 metri quadrati, consolidando tutti i negozi esistenti ora nella via e razionalizzando la presentazione di ogni singola merceologia, inclusi i gioielli che hanno registrato un vero e proprio boom. Un recente studio di Merrill Lynch è molto critico sulla tendenza delle griffe a puntare su negozi giganti, la cui redditività andrebbe a regime solo nel medio-lungo periodo. Che cosa ne pensa? Noi non facciamo né templi, né musei, né mostre d’arte: semmai li fanno i nostri concorrenti. Allude all’Epicentro di Prada a Broadway? Non alludo a nessuno. Puntualizzo che i negozi Gucci raggiungono il break even già nel primo esercizio. Non apriamo negozi per perdere soldi. E su Yves Saint Laurent? Confermo che raggiungerà il profitto nel 2004 e che andiamo avanti nei nostri piani di aprire un totale di 60 negozi per fine 2003 rispetto ai 14 di inizio 2000, quando abbiamo rilevato il brand: quest’anno, dopo avere aperto San Francisco, sarà la volta di via Montenapoleone e Bal Harbour (a Miami), mentre ristruttureremo Faubourg Saint Honoré. Apriremo anche a Capri e stiamo negoziando alcune location in Giappone e Hawai (che nel lungo periodo torneranno a essere un mercato importante), Hong Kong e Beverly Hills. Su Milano è tutto? No, c’è anche la nuova boutique di Bottega Veneta, che vogliamo trasformare nell’Hermès italiana dandole un vetrina adeguata: oltre a Milano, quest’anno, apriremo a Parigi, Costa Mesa e Londra con una campagna pubblicitaria massiccia dall’autunno. Con 1,5 miliardi di dollari di liquidità in cassa non avrete certo abbandonato i progetti di shopping. Ha qualche dossier sul tavolo? Siamo sempre attenti alle opportunità per brand importanti ma a prezzi ragionevoli. Sorprese in vista? No comment. Paola Bottelli

Domenica 03 Marzo 2002