Negozi, è scontro sulla domenica i Comuni della Piana: più deroghe

19/01/2010

Negozi, dopo quella dell´orario notturno scoppia la guerra delle aperture festive. Cioè del tetto massimo di domeniche e giorni festivi di apertura che le grandi catene commerciali e i Comuni che le ospitano spingono per aumentare e i sindacati sono per mantenere invariato. E´ una battaglia che non coinvolge solo Firenze – come quella dell´apertura dei negozi h24 proposta dal consigliere Pd Pugliese e bocciata da Confesercenti – ma tutta l´area metropolitana. L´ultimo accordo territoriale del 1999 che fissava in 20 domeniche o giorni festivi dell´anno il numero massimo di giorni festivi in cui è possibile tenere aperti i negozi fuori dai centri storici è scaduto a fine 2009. E il nuovo ancora non c´è. Da settembre si lavora per firmarne un altro e per tentare di non abbandonare alla deregulation completa il territorio col rischio che a rimetterci siano le piccole aziende a conduzione familiare. Tanto più che la nuova legge regionale sul commercio di aprile 2009 non vincola i singoli Comuni a fare accordi di area vasta e dunque inizia a divenire palpabile il rischio che ognuno prenda la sua strada: «Non deve accadere, non si può abbandonare un settore così delicato all´autarchia dei singoli Comuni», è l´appello di Dario Nardella, vicesindaco di Palazzo Vecchio, che per ora ha convinto 20 centri dell´area metropolitana (tra cui quelli della Piana fiorentina come Sesto, Calenzano e Campi che più premono per più deroghe e dare più libertà ai centri commerciali che sorgono sui loro territori) a non rinunciare alla trattativa e a sottoscrivere un nuovo testo comune da proporre a categorie economiche e sindacati.
Funziona così. Salvo che nei centri turistici, dove i negozi possono rimanere aperti fino a 52 domeniche l´anno, oggi i negozi dell´area fiorentina possono rimanere aperti al massimo per giorni tra 20 domeniche e festivi. E´ un tetto che vale per tutti, piccoli negozi di vicinato e grosse catene commerciali, esclude solo singoli casi come ad esempio l´Ikea che beneficia di una deroga ad hoc e apre di più la domenica. Nel nuovo testo sottoscritto prima di Natale da venti Comuni – tra cui Firenze, Sesto, Campi, Calenzano, Prato, Pistoia, Fiesole, Lastra a Signa, Scandicci, Vernio, Quarrata – si porta a 23 il tetto, 22 più il giorno del Santo patrono. Tre giorni di deroga in più rispetto ad oggi. Meno di quanto continuano a sperare i Comuni della Piana (arrabbiati ad esempio con Barberino del Mugello che ospita un Outlet aperto tutte le domeniche perché il Comune ha scelto di non stare al tavolo) e la grande distribuzione, comunque troppo per i sindacati ma pure per la Confesercenti di Firenze ad esempio, che deve tutelare un tessuto economico più piccolo e con poche economie di scala. Il parere delle parti sociali peraltro diventa ancora più importante in questa fase: la discussione per rivedere il vecchio accordo del ‘99 riparte dal prossimo 26 gennaio e la nuova legge regionale sul commercio dà si facoltà a ogni Comune di decidere come vuole ma solo via concertazione. Niente imposizioni, bisogna trovarsi tutti d´accordo. E non sarà facile. La Filcams Cgil è ad esempio contraria a toccare il tetto delle deroghe domenicali: «Non si capisce perché la gente debba per forza andare la domenica al centro commerciale se i servizi non ci sono, gli asili sono chiusi e i bus scarseggiano», dice la segretaria Carla Bonora. «Prima semmai si parli di contratti migliori per i commessi», aggiunge. A Firenze intanto non sembra fare proseliti la proposta di Pugliese, Pd, di consentire di aprire i negozi anche di notte: «Sarebbe una deregulation, favorirebbe solo la grossa distribuzione o i negozi che sfruttano il lavoro dipendente», è la tesi del vicesindaco Nerdella e del presidente della commissione sviluppo economico Enrico Bertini