Negozi e farmacie: la liberalizzazione rallenta Riforma degli ordini, la protesta degli avvocati

07/09/2011

MILANO — Ripartono le porte girevoli della liberalizzazione. Da luglio a oggi sono tante le categorie entrate e uscite dal testo della manovra correttiva. Adesso che si avvicina il varo definitivo si risentono proteste e appelli. Tornano a placarsi le ire dei commercianti: dal testo sparisce la possibilità per gli esercenti di derogare ai limiti su apertura e chiusura e sul periodo di festività. Un emendamento, approvato in commissione Bilancio, fa saltare un progetto caro al ministro Brambilla e così la liberalizzazione delle chiusure sarà limitata solo alle località turistiche e alle città d’arte. Quindi si torna di fatto a quanto previsto dalla manovra varata a luglio. Situazione molto più ingarbugliata sul fronte delle professioni ordinistiche: raggiunto l’accordo sul mantenimento degli esami di Stato e sulla conferma dell’attuale struttura ordinistica, rimane ancora qualche insoddisfazione. Per gli avvocati dell’Oua (Organismo unitario dell’avvocatura) non basta: «Rimane forte l’attacco alle libere professioni con una forzata e ingiusta equiparazione alle imprese: gli avvocati, come i medici e i notai, non sono imprenditori, perché tutelano diritti sanciti costituzionalmente». Anche nel mondo dei farmaci serpeggia delusione: a lamentarsi sono i titolari delle parafarmacie che attendevano un’apertura che permettesse anche a loro di dispensare farmaci con obbligo di ricetta. E invece tutto rimane com’era. Infine arriva dal Senato notizia di una raccolta firme condotta da Franco Mugnani (Pdl) per non far inserire nel maxi emendamento alla manovra una norma che prevede il dimezzamento dell’indennità di senatori e deputati che hanno un introito dalla loro professione. «Rappresenterebbe una vera e propria discriminazione — sostiene Mugnani — nei confronti di tutto il lavoro autonomo. Meglio parametrare l’indennità alle presenze in Aula».