Negozi aperti: neanche Natale si salva più

24/12/2012

Probabilmente questo Natale si salverà in zona Cesarini, per lo scarso tempo disponibile concesso alla grande distribuzione per organizzare turni straordinari del personale, ordini e consegne. La Corte Costituzionale ha deciso solo pochi giorni fa di respingere il ricorso presentato da otto Regioni contro la liberalizzazione degli orari di apertura dei negozi stabilita ormai un anno fa nel decreto Salva-Italia, convalidando la possibilità per gli esercizi commerciali di tenere le serrande alzate anche il 25 dicembre (e il 26 oltre che il primo gennaio). Così per stavolta resteranno chiusi i grandi magazzini e i punti vendita delle più note catene dell`abbigliamento e dell`arredamento. E i ritardatari dei regali sotto l`albero potranno riparare solo in alcuni supermercati e in qualche colosso dell`elettronica da consumo.
LIBERALIZZAZIONE CONFERMATA
Ma, appunto, è solo una questione di tempo e di organizzazione. Poi qualsiasi esercizio commerciale potrà tenere aperto quanto e come vuole, a Natale e Capodanno, a Pasqua e il Primo maggio, per non parlare di ogni domenica e santa festività prevista dal vecchio calendario. Se ne dovranno fare una ragione Piemonte, Veneto, Sicilia, Lazio, Lombardia Sardegna, Toscana e Friuli Venezia Giulia, ovvero tutte le regioni che si erano appellate alla Consulta, rivendicando l`ultima parola in materia di commercio. E se ne dovranno fare una ragione i tanti commercianti che fin da subito si sono opposti all`ipotesi, convinti delle scarse possibilità di incrementare così i consumi e dei rischi concreti, quelli sì, di veder languire ulteriormente i piccoli negozi rispetto alla grande distribuzione. Non a caso il presidente di Federdistribuzione, Giovanni Cobolli Gigli, ha subito salutato con favore la decisione della Corte: «La sentenza conferma una legge che permette un assetto più moderno e concorrenziale del settore del commercio, in grado ora di essere più coerente con i nuovi bisogni del consumatore». Mentre Confcommercio e Confesercenti hanno rinnovato tutte le critiche già espresse, nella convinzione che le aperture libere non incrementeranno le vendite ma le spalmeranno solo su più giorni, e dunque su più costi: «La deregolamentazione non ha dato e non darà alcun impulso ai consumi».
Quelli che rischiano di subire le conseguenze maggiori dalla libera apertura degli esercizi commerciali, però, sono i lavoratori, a cui verranno chiesti o imposti turni sempre più pesanti e sempre più difficili da conciliare con la propria vita privata e familiare «Non ci sono più limiti, non c`è più rispetto per concorrenza e diritti delle lavoratrici e dei lavoratori» ha affermato il segretario generale della Filcams Cgil, Franco Martini, rilanciando la campagna di comunicazione «La festa non si vende, si vive». La satira è pungente: «Lavori il 25 dicembre? Chi sei? Babbo Natale?». La motivazione sociologica, prima ancora che sindacale, è drammatica: «Lo shopping festivo più che un`esigenza è diventato un fenomeno culturale, una dinamica che caratterizza il moderno consumo del tempo libero, senza reali ragioni economiche e di sviluppo». Lo dimostrano i dati raccolti da Nielsen in sei regioni del Centro-Nord tra il 6 febbraio e il 4 marzo 2012: gli esercizi della grande distribuzione alimentare che sono risultati aperti la domenica erano un terzo del totale, ed hanno registrato un risultato di vendita superiore solo dello 0,8% rispetto a quelli rimasti chiusi. Più che inutile, l`apertura nei festivi rischia di essere dannosa per l`economia: «Le continue aperture domenicali e festive dei centri commerciali, per la maggior parte fuori dai centri culturali» ha concluso Martini, «sta svuotando le vie commerciali urbane e i centri storici» .
Contro questa decisione si è scagliata anche la Chiesa cattolica: «Non si tratta di difendere un valore religioso» ha commentato monsignor Giancarlo Bregantini, presidente della Commissione Cei per i problemi sociali, «ma una intera dimensione antropologica e sociale». E proprio fuori dalle chiese, al termine della messa, negozianti e associazioni cattoliche raccolgono firme per l`iniziativa «Salviamo la domenica».