Negozi aperti il 1° maggio, è scontro Confesercenti: “Noi resteremo chiusi”

24/02/2011

De Giusti: "Ma bisogna garantire accoglienza ai due milioni di pellegrini che arriveranno"
L´IDEA delle saracinesche alzate, anche nel giorno della festa dei lavoratori, proprio non piace ai piccoli commercianti. «Esistono dei protocolli e vanno rispettati. Il 1° maggio i negozi devono restare chiusi, non si discute». Il no arriva dal presidente della Confesercenti, Valter Giammaria, che risponde con un secco rifiuto alla proposta del presidente della Confcommercio, Cesare Pambianchi, di «chiedere una deroga al Campidoglio affinché permetta l´apertura dei negozi il 1° maggio». Per quella data, infatti, a Roma sono attesi quasi 2 milioni di pellegrini (senza contare i supporter del concertone di San Giovanni) che arriveranno nella Capitale per partecipare alla cerimonia di beatificazione di Papa Giovanni Paolo II, in piazza San Pietro.
«Il Comune deve imparare a rispettare le ordinanze – polemizza il presidente di Confesercenti, Valter Giammaria – il 98 per cento dei piccoli commercianti, che hanno negozi a conduzione familiare o con appena uno o due dipendenti, è contrario alle aperture domenicali e, a maggior ragione, a quella del 1° maggio. La deroga – attacca Giammaria – favorirebbe solo i centri commerciali». Quindi l´avvertimento all´assessore al Commercio, Davide Bordoni: «Il Primo maggio – annuncia il presidente di Confesercenti – noi terremo le saracinesche abbassate».
L´ipotesi allo studio del Campidoglio, però, al momento sembrerebbe essere quella di concedere una deroga solo ai negozi che si trovano in centro storico o nel XVII municipio, dunque nell´area intorno al Vaticano. «Sarebbe assurdo se, con due milioni di pellegrini in arrivo a Roma – dice il minisindaco Antonella De Giusti, favorevole alla deroga – i negozi attorno a San Pietro restassero chiusi. Bisogna dare accoglienza ai turisti in un´occasione così importante, anche perché altrimenti si rischierebbe di danneggiare l´abusivismo commerciale e di dare una cattiva immagine di Roma».
Contraria all´ipotesi di apertura dei negozi, almeno in periferia, è anche la presidente di Federstrade, Mina Giannadrea. «Da tempo abbiamo richiesto di tornare alla turnazione delle aperture domenicali, in modo che ogni settimana tocchi agli esercizi commerciali di un quartiere diverso – ricorda Giannandrea – figuriamoci quindi se possiamo essere favorevoli a tenere le saracinesche alzate nel giorno della festa dei lavoratori». Ma poi aggiunge: «Si può discutere su una deroga nell´area di San Pietro e del centro storico. Ma in periferia i negozi, compresi i centri commerciali, devono restare chiusi».