Negli Albi fa breccia il federalismo

15/10/2001

Il Sole 24 ORE.com



    Riforme in cantiere – Le modifiche alla Costituzione confermate dal referendum inseriscono le professioni tra le materie di regolazione regionale

    Negli Albi fa breccia il federalismo
    Prevista una legislazione «concorrente» con lo Stato – In Friuli V.G. le prime richieste di confronto con le istituzioni
    Marino Massaro
    MILANO – Le Regioni potranno disciplinare le professioni. La materia, infatti, è stata inserita nell’elenco delle materie a «legislazione concorrente» tra Stato e Governi territoriali previsto dal nuovo articolo 117 della Costituzione approvato con la legge costituzionale 28 febbraio – 8 marzo 2001 (che ha riscritto il titolo V della Carta del 1948), confermata dal referendum del 7 ottobre scorso. «Il federalismo delle professioni può piacere o non piacere, ma dopo la vittoria del "sì" il 7 ottobre, esso va applicato». Romeo La Pietra, presidente di Federprofessionisti del Friuli Venezia Giulia, associazione che raggruppa circa 30mila iscritti agli Ordini e ai Collegi professionali della Regione, non ha dubbi e ha già annunciato l’intenzione di aprire un confronto con il presidente della Regione, Renzo Tondo, e di chiedere la costituzione di una Conferenza tra Regione e professionisti. Ma in quasi tutte le Regioni il «federalismo delle professioni» è di là da venire. Il perché è presto detto. La norma costituzionale (si veda la scheda a lato) è decisamente laconica. Tra le tante materie soggette alla regola della «legislazione concorrente», infatti, per le quali sono state effettuate alcune specificazioni (quali l’istruzione o i beni culturali), le «professioni» sono indicate senza alcuna delimitazione, potendo dunque ricomprendere quelle organizzate in Ordini, quelle non regolamentate e quelle su cui già da tempo le Regioni, insieme alle Camere di commercio, hanno competenze regolamentari (come ad esempio agli agenti di viaggio). Giova ricordare che – come prescrive la Costituzione – «nelle materie di legislazione concorrente spetta alle Regioni la potestà legislativa, salvo che per la determinazione dei principi fondamentali, riservata alla legislazione dello Stato». «Senza entrare nel merito della riforma – ha sostenuto il presidente di Federprofessionisti del Friuli Venezia Giulia – possiamo dire che si è aperto un capitolo nuovo. I principi fondamentali restano in capo allo Stato, ma ogni Regione, in piena autonomia, potrà sviluppare tali linee guida in relazione alle peculiarità locali». Negli ambienti regionali, in generale, il problema non è stato ancora affrontato. «Credo che prima di tutto – sostiene il professor Luciano Vandelli, assessore alle riforme istituzionali dell’Emilia Romagna – sarà necessario l’esame dei singoli complessi di norme che oggi regolano le libere professioni per capire quali spazi possono essere assegnati alle Regioni. In prima battuta penso che si possano disciplinare solo alcuni aspetti di natura organizzativa dei vari Ordini o Collegi». Tra agli ambiti di intervento regionale, è prevedibile anche che la normativa territoriale si intrecci con le altre fondamentali competenze in materia di istruzione e formazione professionale. Il nuovo fronte federale, d’altro canto, parte da una prospettiva, quella della dimensione legata al territorio, che si può ben sposare con l’articolazione territoriale degli Ordini e dei Collegi, istituiti a seconda dei casi su base regionale, provinciale, oppure secondo i confini "giudiziari". In ogni caso, la valorizzazione delle autonomie renderebbe però sempre più urgente la legge quadro (o la delega) per "riordinare" nei suoi assi portanti la legislazione sugli ordinamenti professionali, frammentata in una miriade di leggi e di regolamenti. A mettere nero su bianco una proposta di legge-quadro per le professioni si è impegnato il Cup, il Comitato che riunisce Ordini e Collegi, guidato dal presidente del Consiglio nazionale forense, Emilio Nicola Buccico. L’articolato dovrebbe essere elaborato prima della fine dell’anno, così da smuovere le acque: Governo e maggioranza, infatti, sono stati finora impegnati su altri temi più urgenti e con le professioni non è neppure stato avviato un tavolo di concertazione (o di discussione).
    Sabato 13 Ottobre 2001
 
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