Necessari sette miliardi: allo studio l’Iva più alta

24/04/2006
    luned� 24 aprile 2006

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      FINANZIARIA DIFFICILE L’AGGRAVIO DELL’IMPOSTA AVREBBE UN LIMITATO EFFETTO SUL COSTO DELLA VITA E NESSUN PESO SULLE ESPORTAZIONI

        Necessari sette miliardi:
        allo studio l’Iva pi� alta

          analisi
          Stefano Lepri

            ROMA
            Gi� girano le prime simulazioni su un aumento dell’aliquota base dell’Iva dall’attuale 20% al 21%: gettito di circa 5 miliardi di euro, possibile effetto di stimolo sui consumi nei mesi precedenti se annunciato in largo anticipo come fatto dal governo Merkel in Germania. Tra gli esperti economici del centro-sinistra, l’ipotesi Iva � gi� entrata (su suggerimento anche della Confindustria) come il tassello che manca per finanziare le �meno tasse sul lavoro� del programma, ossia la riduzione del cuneo fiscale che grava sui salari. Si rafforza man mano che si conferma quanto sia grave lo stato dei conti pubblici.

            Sul costo della vita, l’effetto massimo di un aumento dell’Iva sarebbe +0,8%; molto minore in presenza di uno sgravio degli oneri sociali che inducesse le imprese a non ritoccare i listini. Sulle merci che vanno all’estero l’Iva non si paga, dunque aumentarla favorisce l’export. E certo si far� l’intervento fiscale sulle rendite finanziarie, con pi� tasse su obbligazioni e guadagni di Borsa, un po’ meno (dal 27% al 20%) sui depositi bancari. Mentre la tassa di successione, uno degli argomenti centrali della campagna elettorale, diventa pressoch� irrilevante ora che si discute di manovre di bilancio a grandi cifre, perch� il gettito che potrebbe fornire � assai modesto.

            Quanto a contenere le spese, l’esame delle ipotesi sembra destinato a restare nel vago finch� non si sar� finito di votare per le Amministrative, perch� qui molto dipende dagli enti locali. Gi� nel corso dell’anno, si dice tra gli economisti del centro-sinistra, ci si dovr� impegnare a non farle crescere, le spese, date le falle che si sospettano nei conti lasciati dal centro-destra, le spese �per consumi intermedi� delle amministrazioni pubbliche stranamente conteggiate in calo, l’Anas lasciata senza soldi per riparare le buche nelle strade dopo luglio.

            Va da s� che le promesse elettorali dovranno essere ridimensionate. Sembra ormai la regola, anche in altri Paesi dell’Europa mediterranea, Portogallo e Grecia, che ogni ricambio al governo, in qualsiasi direzione avvenga, metta a nudo magagne di bilancio tali da condizionare la nuova legislatura per un un paio d’anni. Gi� accantonata sembra la �restituzione del fiscal drag�, misura inclusa nel programma dell’Unione su pressione della Cgil, costo 2 miliardi di euro. Per la riforma degli ammortizzatori sociali, che di miliardi ne potrebbe costare 3, si prospetta una attuazione graduale.

              Che �crescita e risanamento dei conti siano due facce della stessa medaglia� nelle parole del Fondo monetario, i consiglieri di Romano Prodi sono i primi a sostenerlo. Per� in pratica questo comporta per il nuovo governo un compito pi� difficile: trovare insieme le risorse per ridurre il deficit e quelle per coprire il calo del cuneo fiscale (meno costi per le imprese, qualche soldo in pi� nelle buste paga dei lavoratori). Nella misura promessa prima del voto, 5 punti in meno, il taglio al cuneo fiscale costerebbe al netto circa 9 miliardi.

              L’ammontare netto della manovra correttiva 2006 dipender� dalla cifra di previsione sul deficit che la Commissione europea formuler� l’8 maggio. I 7 miliardi di euro di cui si parla da qualche giorno sono una valutazione sommaria uscita dalla Banca centrale europea sulla base di varie stime di diversa fonte: equivalgono a circa mezzo punto di prodotto lordo. In via ultra-confidenziale, la Banca d’Italia sospetta una deriva del deficit 2006 verso il 4,5%; ma Bruxelles potrebbe fermarsi a una cifra pi� bassa, tipo il 4,2%, tale da ridurre verso i 5 miliardi la manovra-bis necessaria per tagliare il deficit al 3,8% concordato.

              I punti deboli della �Relazione di cassa� diffusa dal Tesoro il 1� aprile (con la previsione di deficit al 3,8%) sembrano ormai evidenti. Il Fmi ne cita due su cui si erano gi� soffermati i centri studi italiani: un taglio forse insostenibile di fondi alle aziende pubbliche e le �riclassificazioni� da cui risulta oltre un punto di Pil di entrate in pi�, troppo per un riordino dovuto a nuovi criteri contabili Istat. Per la legge finanziaria 2007 secondo il Fmi occorre una correzione netta di almeno 20 miliardi di euro, secondo la Bce 22-23 miliardi; dovendo coprire il taglio al cuneo fiscale si supererebbero al lordo i 30 miliardi. Ma Prodi spera, sulla base della scoperta del �buco�, di spostare al 2007 il ritorno sotto il 3% di deficit. In questo caso, l’aggiustamento 2007 sarebbe pi� limitato.