Né con Bush né con Saddam? E´ scontro

26/03/2003




            IL SEGRETARIO DELLA CGIL TROVA POCHI CONSENSI ANCHE NEL CENTROSINISTRA
            Né con Bush né con Saddam? E´ scontro
            La scelta di Epifani fa discutere. Casini: inorridisco per certe equazioni

            26/3/2003

            ROMA
            Né con Bush né con Saddam: si può riassumere con questo slogan la posizione che a giudizio di Guglielmo Epifani dovrebbero avere i pacifisti di fronte alla guerra in Iraq. E´ una frase che ne riecheggia un´altra, non propriamente felice: né con lo Stato, né con le Br. Ed è anche questo il motivo per cui quelle parole pronunciate dal leader della Cgil hanno fatto sobbalzare molti. Dal presidente della Camera Pier Ferdinando Casini al segretario dei ds Piero Fassino. «A chi chiede "state con Saddam o con Bush" – è stato il ragionamento del successore di Sergio Cofferati – bisogna avere la forza di dire: non sto con un dittatore che ha operato distruzioni di massa, né con l´amministrazione Usa che opera distruzione in nome dell´interesse di una potenza». Ed Epifani aveva fatto queste affermazioni da qualche ora quando il presidente della Camera, nel corso del dibattito per la presentazione del libro su Saddam di Carlo Panella, ha messo i puntini sulle i: «Di fronte a certe equazioni – ha osservato Casini – non posso che inorridire». Il presidente della Camera non ha citato esplicitamente il segretario della Cgil, ma aveva ben presenti, in quel momento, le frasi pronunciate dal leader sindacale, che lo avevano fortemente scosso. «Saddam – ha aggiunto Casini – è frutto anche del nostro fallimento, del fallimento dell´Occidente di cui tutti dobbiamo farci carico. Ma bisogna ricordare che questo dittatore iracheno non merita alcuna benevolenza da parte occidentale. Sì, quando sento certe equazioni inorridisco perchè Saddam è un oppressore del suo popolo, verso il quale ha usato armi di sterminio e che ha tenuto sotto il giogo di una dittatura brutale e spietata. Anche il leader ds Piero Fassino, che partecipava allo stesso dibattito, è rimasto interdetto di fronte alle parole pronunciate da Guglielmo Epifani. «Non esiste un´affermazione di questo tipo», ha sottolineato. Del resto, il segretario della Quercia aveva già commentato quelle frasi con alcuni compagni di partito. E non era stato affatto tenero con il numero uno della Cgil. Aveva osservato come certi slogan siano intollerabili, e, quindi, aveva aggiunto: «Non si può fare un´equazione di questo tipo: da una parte c´è una democrazia, che sbaglia, ma che ha un presidente democraticamente eletto, dall´altra, c´è un dittatore che ha oppresso il suo popolo». Di fronte alle reazioni suscitate dalle sue affermazioni, prima di tutte quella del presidente della Camera Pier Ferdinando Casini, Epifani, in serata è stato costretto a correggere un pò il tiro. «C´è stato un fraintendimento – ha spiegato tornando sull´argomento – perchè si può dire che questa guerra è sbagliata e illegittima senza essere annoverati tra coloro che difendono il dittatore e un regime come quello iracheno che si è macchiato di crimini e misfatti. Contemporaneamente, si può criticare l´amministrazione degli Stati Uniti senza per questo essere contro una grande nazione e una grande democrazia». Dunque, Epifani ha dovuto chiarire la sua presa di posizione. Che aveva suscitrato le ire – scontate della Casa delle Libertà – ma che aveva lasciato perplessi anche gli stessi ds. «Questa – osservava nel Transatlantico di Montecitorio Livia Turco, della segreteria della Quercia – non è una posizione politica. Con questa impostazione non si fanno passai avanti per la pace». E Vannino Chiti, che della segreteria ds è il coordinatore, appariva molto critico nei confronti di quella che definiva una «semplificazione» e un´equiparazione errata tra un paese democratico e un regime dittatoriale. Lo slogan coniato dal leader della Cgil, invece, convinceva il verde Paolo Cento, che osservava: «E´ una buona e corretta sintesi di quanto sta accadendo in Iraq». Ma lo stesso Giovanni Russo Spena, di Rifondazione comunista, non avallava quella posizione, e preferiva tradurre la linea pacifista con un altro slogan: «Contro Saddam e contro Bush».

            Maria Teresa Meli