Né con Bush né con Saddam e neanche in nostro nome

27/03/2003

            EDITORIALE del 27 Marzo 2003

            SINISTRA

            Né con Bush né con Saddam
            e neanche in nostro nome

            Guglielmo Epifani non ha fatto altro che trarre le logiche conseguenze dalla posizione che ha assunto la sinistra italiana dopo l’avvio del conflitto. In modo un po’ rozzo, certo, e con qualche ingenuità semantica; ma non si può pretendere troppa sofisticazione politica dai sindacalisti che fanno – dovrebbero fare – un altro mestiere.

            Il né con Bush né con Saddam non è infatti una deriva, come dicono con imbarazzo i capi moderati dell’Ulivo. Il né con Bush né con Saddam è la posizione politica che ha di fatto assunto l’opposizione, quando ha deciso di manifestare in piazza e nelle aule parlamentari per chiedere la sospensione delle ostilità. Prima della guerra – lo abbiamo già scritto e lo ripetiamo – l’Ulivo poteva schierarsi per Bush o per Chirac, e si è schierato. Ha pure vinto, perché l’Italia di Berlusconi non se l’è sentita di belligerare. Dopo l’inizio della guerra, in campo sono rimasti Bush e Saddam. Chiedere la fine delle ostilità a guerra in corso equivale dunque ad accettare la vittoria di Saddam, la sorte del cui regime è oggi il prezzo della pace.

            Il punto per la sinistra politica italiana non è dunque distinguersi dall’estremismo manifestando in una piazza diversa, con una bandiera diversa e una piattaforma diversa. Il punto è avere il coraggio di dire che solo una netta e rapida vittoria degli alleati e la cacciata del piccolo Stalin iracheno può far finire la guerra al più presto possibile e con il minor numero di vittime possibili.

            Ieri, in un articolo come sempre flamboyant, Peppino Caldarola sul nostro giornale ci ha spiegato la posizione di tanti riformisti che non ce la fanno proprio a dire che è meglio se vince Bush. Ci ha detto che bisogna coniugare la battaglia per la pace con la battaglia per la libertà. Che bisogna trovare il nesso. E’ una vita che sentiamo dirci che bisogna coniugare. E ci proviamo, con tutte le nostre forze. Ma quando non si può coniugare, quando la storia divorzia pace e libertà, che si fa? Si sta né con Bush né con Saddam? Grazie, no. Non in nostro nome. Dalla sinistra che non sta né con Bush né con Saddam noi ci dimettiamo.