Natale e San Silvestro: è fuga dai ristoranti

22/12/2004

    mercoledì 22 dicembre 2004
    Pagina 12 – cronaca

    UN’INDAGINE DELLA CONFCOMMERCIO
    Natale e San Silvestro
    E’ fuga dai ristoranti

    Prenotato soltanto il quaranta per cento dei posti disponibili
    Allarme dei Nas sul pesce: fuorilegge due punti vendita su tre

    Daniela Daniele

    ROMA
    Il cenone in ristorante non decolla: nonostante i prezzi bloccati, calano gli italiani che scelgono di cenare in un locale la notte di San Silvestro. E a pochi giorni dal pranzo di Natale i ristoratori hanno raccolto prenotazioni solo per il 40 per cento dei coperti previsti. È quanto emerge da un’indagine svolta dal centro studi di Fipe-Confcommercio.


    Per pranzare fuori casa, il 25 dicembre gli italiani tireranno fuori gli stessi soldi spesi lo scorso anno. Per il pasto natalizio completo si spenderà in media 48,7 euro (1,5 per cento in più), ma nonostante i prezzi invariati circa 400 mila persone diserteranno il ristorante, con una variazione in negativo del 7 per cento sul 2003. Diminuiscono i ristoranti aperti: solo 52 mila saranno pronti ad accogliere clienti, cioè 3.850 ristoranti in meno rispetto al Natale 2003.


    Gli italiani passeranno più in casa o nelle piazze anche San Silvestro, rispetto a quanto avvenuto per il veglione precedente. Sempre secondo le elaborazioni del Centro Studi, saranno 5,7 milioni, con una flessione di circa 300 mila presenze rispetto al 2003, i clienti che trascorreranno l’ultima notte dell’anno in uno dei 63 mila ristoranti aperti (duemila meno dell’anno scorso). La cena del veglione costerà, in media 94 euro, facendo registrare un calo dei prezzi pari all’uno per cento sul 2003. La spesa complessiva sarà pari a 536 milioni di euro, con un calo del fatturato del 5,6 per cento sul 2003.
    Attenzione, poi, a quel che si compra. Soprattutto in fatto di pesce. A guastare la festa, ecco il primo rapporto sui prodotti ittici nel nostro Paese, una vera e propria mappa dell’illegalità. Dal tonno al cadmio alla bottarga infestata da parassiti e insetti, dallo «scongelato», venduto come fresco, al prodotto d’importazione spacciato come italiano, alle trote «curate» con farmaci vietati perché cancerogeni. Il dossier, redatto dalla Rete Salute&Gusto, del Movimento Difesa del Cittadino, con Legambiente, traccia un quadro sconsolante del mercato, che si basa soprattutto sulle truffe rilevate dai Nas dei carabinieri.


    «Sono notizie che abbiamo avuto in anteprima – dice Antonio Longo, presidente nazionale del Movimento – e che, senza voler fare del terrorismo, ci preoccupano davvero». L’indagine aveva un duplice scopo: controllare la qualità della merce e verificare l’osservanza della legge sull’etichettatura.
    Sul primo punto, notizie inquietanti, alla luce delle quali il movimento di difesa dei consumatori chiede una presenza più ampia e costante di veterinari nei maggiori porti italiani. «Spesso – continua Longo – si sono trovati metalli nei campioni di pesce, pescati o allevati in acque inquinate. Ma non dimentichiamo le truffe frequenti, segnalate dai Nas». Per esempio, ristoranti che servono pesce scongelato, di provenienza straniera, come prodotto fresco italiano. Con questo non si vuol dire che il pescato dell’oceano indiano abbia minori proprietà di quello dei nostri mari, ma che il valore commerciale è inferiore, data la minore freschezza con cui giunge sul banco di vendita.
    Poca attenzione all’etichettatura che dovrebbe riportare le tre informazioni: il tipo di pesce, il metodo di cattura (pescato o allevato) e la provenienza. Due terzi dei punti vendita sono fuorilegge.


    Nel prepararci agli acquisti, dunque, seguiamo i consigli del Movimento Difesa del Cittadino. Scegliere un fornitore di fiducia e rivolgersi sempre a lui; e impariamo a conoscere il pesce fresco: l’occhio dev’essere sporgente, la pupilla nera e la cornea trasparente; l’odore non deve mai essere forte; il corpo deve risultare rigido, consistente, non molliccio; le squame devono essere aderenti e le branchie rosse, non giallastre. Fondamentale è imparare a riconoscere la profonda differenza tra puzza di pesce e profumo di mare. E chi non riesce a farlo? «In caso di dubbio – conclude Antonio Longo – meglio ricorrere al pesce congelato».