Nasce il bipolarismo sindacale, Epifani potrebbe puntare alla «grande Cgil»

08/07/2002

6 luglio 2002



PASSATO E FUTURO / Dalla crisi dell’84 sulla scala mobile al Patto per l’Italia. Benvenuto, ex segretario Uil: ai nostri tempi non c’era rancore personale

Nasce il bipolarismo sindacale, Epifani potrebbe puntare alla «grande Cgil»

      ROMA – Sergio Cofferati lo ha dichiarato anche ieri: la rottura sindacale di questi giorni è più grave di quella che nell’84 vide Cisl, Uil e socialisti della Cgil da una parte e comunisti della Cgil dall’altra. C’era in ballo la scala mobile, a Palazzo Chigi guidava Bettino Craxi e i leader sindacali rispondevano ai nomi di Pierre Carniti, Giorgio Benvenuto, Ottaviano Del Turco e Luciano Lama. Qual è la differenza tra allora e oggi? Secondo Benvenuto un elemento da non sottovalutare «è il rancore», la polemica personale che ha preso corpo tra i gruppi dirigenti delle tre confederazioni. «Ai nostri tempi c’era una stima che non venne mai meno, malgrado tutto – racconta l’ex segretario Uil -. Dopo il referendum sulla scala mobile telefonai a Lama e gli dissi: "Luciano, noi abbiamo vinto, ma per voi ha votato il 40% degli italiani. Ora dobbiamo ricostruire il rapporto tra noi". E così fu». Ma a gettare una luce diversa sull’intesa di ieri è soprattutto il rapporto tra sindacato e sistema politico. Oggi siamo pienamente immersi in un sistema bipolare ed è naturale che ciò finisca per esercitare un forte condizionamento sugli assetti sindacali. In Cgil ne sono convinti: il Patto per l’Italia porterà a un bipolarismo sindacale destinato a durare per parecchio tempo e a rimodellare l’identità delle confederazioni. Finora non si segnalano dalla periferia scontri o contrapposizioni feroci tra le Rsu aziendali, ma qualcosa potrà capitare. A settembre, intorno allo sciopero generale che la Cgil ha intenzione di proclamare, ci potrà essere la tentazione di convincere «dal basso» gli iscritti Cisl e Uil a cambiar tessera e ciò sicuramente contribuirebbe a surriscaldare il clima.
      Ma non è tutto. Può darsi che in qualche maniera la stessa Cgil sia destinata a cambiare. L’idea che circola è quella di «garantire il pluralismo delle culture del lavoro», oggi amputato dal passaggio delle altre confederazioni nel campo governativo. Che vuol dire in concreto? La confederazione, a quel punto guidata da Guglielmo Epifani, potrebbe aprire le porte a esponenti cattolici e laici rappresentativi di differenti culture del lavoro. Nascerebbe la «grande Cgil» che ricercherebbe anche forme nuove di collegamento con la società civile, dalla cooperazione alla piccola impresa. Tutte suggestioni che, al di là della loro praticabilità, fanno capire come i gruppi dirigenti della confederazione rossa si stiano attrezzando a gestire una lunga fase di isolamento. La stessa decisione di raccogliere le firme per i referendum e per le leggi di iniziativa popolare serve a motivare l’organizzazione e a tenere il campo senza essere costretti a proclamare scioperi ad ogni piè sospinto.
      Nella Cisl e nella Uil la riflessione, per ora, è arrivata a conclusioni meno drastiche. C’è chi come il segretario confederale Paolo Pirani (Uil) vede «un’unità sindacale a macchia di leopardo, con incontri e scontri determinati dalle convenienze». Qualche esempio? Sicuramente la definizione della piattaforma per il contratto dei metalmeccanici, in calendario per settembre, vedrà allargarsi il fossato tra Cisl-Uil e Cgil. Ma se il governo dovesse rimangiarsi la parola data e toccare le pensioni, i tre sindacati recupererebbero almeno l’unità d’azione.
      C’è però anche un terzo scenario. Lo delinea lo storico del movimento sindacale Giuseppe Berta. È vero, sostiene, che in una prima fase prevarrà il patriottismo d’organizzazione e le confederazioni alzeranno «steccati reciproci», ma le sorti dell’unità sindacale non sono del tutto segnate. «Se l’ipotesi disegnata per la Cgil da Cofferati si rilevasse impraticabile, allora un processo unitario potrebbe riprendere corpo. Si tratta di aspettare e vedere».

      ddivico@rcs.it
Dario Di Vico