Napolitano: «Occorre ridurre il debito Ma non si risparmia sull’Istruzione»

22/09/2010

«Ho conosciuto molte persone che si sono pentite di non avere studiato abbastanza, nessuno che si sia pentito di avere studiato troppo. Non perdete l’opportunità che avete e, mi raccomando, quest’anno, proprio quest’anno mettetecela tutta ». Questo l’invito affettuoso rivolto dal presidente della Repubblica al termine del discorso con cui ha dato ufficialmente il via all’anno scolastico. Migliaia di ragazzini e docenti nel cortile del Quirinale, tanti altri in collegamento dalla Reggia di Venaria nei pressi di Torino e dal Palazzo Reale di Napoli. Un filo ideale di unità tra tre luoghi simbolo nell’anno in cui sono in pieno svolgimento le celebrazione del compleanno numero centocinquanta «dell’Italia unita in cui crediamo ». Certo il Paese è molto diverso da allora. Nel secolo e mezzo trascorso ci sono stati «enormi progressi».Ma se il «complicato sistema dell’istruzione italiana» non si trova certo più a misurarsi con l’analfabetismo «restano forti disparità territoriali» e «le differenze» tra Nord e Sud «non si sono annullate». Si starà «anche correndo più in fretta di altri ma non abbiamo raggiunto i paesi più avanzati».
IL FUTURO La competizione globale è dura. Le risorse sono poche. Eppure bisogna «spingere lo sguardo più lontano» pensare soprattutto «all’Italia nella quale vi trovare a vivere e vi porrete il problema del lavoro» ha detto il presidente strappando l’applauso dei cittadini di domani che si sono goduti il giorno di festa, sfoggiando magliette e cappellini, rigorosamente bianchi, rossi e verdi. Perché il futuro sia il migliore possibile c’è bisogno di «più qualità, più rapporto stretto tra istituzione e mondo del lavoro e, quindi, maggior spazio alle competenze necessarie nelle società contemporanee». Quindi «bisogna portare avanti l’impegno comune e categorico per la riduzione del debito pubblico ma bisogna riconoscere la priorità della ricerca e dell’istruzione nella ripartizione delle risorse pubbliche disponibili». Se «riformare si deve» bisogna farlo «con giudizio e non solo per raggiungere buoni risultati complessivi». Ma oltre alle risorse c’è bisogno «di costruire in tutti i campi una cultura e una pratica del merito» e «bisogna mettere in tutti i campi le persone in grado di meritare. Questo vale ovviamente anche per la scuola, per i suoi studenti, per i suoi insegnanti». Tra cui ci sono tanti precari che aspirano ad un’assunzione a tempi indeterminato e che debbono sì, avere un’adeguata formazione ma debbono anche vedersi offrire «validi strumenti di formazione e riqualificazione». Ma per raggiungere questi obbiettivi «bisogna investire. Nel passato non lo si è fatto abbastanza e si sono prodotte situazioni pesanti». E ai cittadini di domani che la scuola deve «educare alla sicurezza, alla legalità, al rispetto delle regole, alla tutela dell’ambiente, alla conoscenza della Costituzione, della storia della nostra patria, di coloro che hanno contribuito alla sua crescita civile» il presidente ha portato esempio un rappresentante della «buona politica, quello che la politica dovrebbe essere sempre»: Angelo Vassallo, il sindaco di Pollica, barbaramente ucciso.