Napolitano: «Morire sul lavoro segna una diseguaglianza»

24/09/2010

Nuove forme di disuguaglianza stanno emergendo nella società sommandosi a quelle tradizionali che sono tutt’altro che superate. Su questo tema, al centro del Festival del Diritto, e che prima che «nell’agenda politica » dovrebbe tornare «negli animi dei cittadini» è intervenuto il presidente della Repubblica che ha voluto ribadire quello che per lui è da sempre un problema aperto e che appare marginalizzato, nonostante la sua dolorosa gravità: la sicurezza sul lavoro. «Quello degli incidenti mortali è un dramma, che si è ripresentato anche in questo mese di settembre, nel quale abbiamo visto cadere troppe vittime e assistito al dolore profondo delle loro famiglie». Ed un altro tema su cui il presidente ha voluto richiamare l’attenzione è «il diritto dei disabili ad avere quanto più possibile uguale accesso ad una vita normale ». Il problema è più complessivo, va oltre, ad una strategia del presente che non può prescindere da uno sguardo verso il futuro, e che sia il migliore possibile per ognuno. Lo si può fare cercando di dare risposte alle domande non certo retoriche, quindi «come combattere all’interno delle nostre democrazie benestanti povertà e carenze di diritti che, ben lungi dal declinare, si stanno espandendo. Come conciliare competitività economica, tutela dei lavoratori e giustizia sociale. Come valorizzare il merito, senza ignorare la dimensione dell’uguaglianza, delle opportunità e della solidarietà. Quale tipo di istruzione pubblica ci serve, se vogliamo che essa funzioni come un efficace motore di uguaglianza. Con quali strumenti possiamo estendere i diritti anche al di là delle frontiere del nord del mondo. Come conciliare il rispetto di antiche e nuove minoranze». Il tutto mentre «una cultura diffusa sembra accettare vistose disuguaglianze di reddito e di potere». Al mondo del lavoro, in tutti i suoi aspetti, Napolitano ha sempre dedicato particolare attenzione. Lo ha fatto anche quando rinviò alle Camere, alla fine di marzo, la legge sul lavoro «troppo eterogenea». Erano almeno tre punti su cui il presidente ritenne fosse necessario un
maggiore approfondimento, a cominciare dalla procedura di conciliazione ed arbitrato che di fatto incideva su quanto previsto dall’articolo 18 e metteva «i più deboli» in una condizione di evidente difficoltà. Ieri il nuovo testo è approdato al Senato dopo essere stato approvato dalla Camera. Le questioni pregiudiziali di Pd e Idv sono state respinte ed è cominciata la discussione. Per Stefano Fassina, responsabile economico del Pd, il testo contiene ancora «una pesante regressione dei diritti dei lavoratori».