Napolitano firma il decreto Regioni e statali piangono

01/06/2010

Dopo un’ultima, ennesima limatura notturna tra palazzo Chigi e Quirinale che aggrava fino al limite dell’incidente istituzionale le gaffe accumulate dal governo in una settimana, Giorgio Napolitano ha firmato il decreto legge che vara la manovra «lacrime e sangue» da 25 miliardi di due anni.
Tagli draconiani agli enti locali e ai ministeri, congelamento degli stipendi pubblici, blocco delle pensioni e del turn over, più sparsi qua e là una serie di regolamenti di conti di Tremonti con altri ministri o «oppositori» politici. Due esempi apparentemente minori in un decreto monstre: 56 articoli, 2 tabelle per 175 pagine complessive.
Uno: la vigilanza su tutte le fondazioni bancarie,di qualsiasi tipo esse siano, spetta d’ora in poi al ministero dell’economia (art. 52 del decreto). Due: Tremonti poi scippa al ministero che fu di Scajola anche la nomina dei vertici della Sogin, la spa che dovrà gestire il nucleare. Stessa sorte o quasi per il Fondo alle aree sottoutilizzate (Fas) che sarà gestito dal presidente del consiglio o da un «ministro delegato». Tra le novità, salta la norma sul mini-taglio alle province e spunta il possibile slittamento per l’acconto Irpef nel 2011 e nel 2012. E’ invece confermata la sanatoria sugli immobili fantasma non risultanti al catasto. Gli enti tagliati sono solo 14 e su quelli culturali il fondo è comunque dimezzato. Dopo le polemiche del fine settimana chi cancellare meno lo deciderà il ministro Sandro Bondi. Tutto confermato invece su Roma Capitale. 300 milioni dallo stato e il resto verrà dall’aumento di: tasse aeroportuali, Ici su case sfitte, aliquota comunale Irpef, tassa di soggiorno negli alberghi. Il legista Matteo Salvini esulta: «Meno 200 milioni alla capitale è un grande risultato».
Metà dei tagli a regioni e comuni
Più di metà della manovra ricade sugli enti locali. Le regioni a statuto ordinario subiranno tagli pari a 9 miliardi in 2 anni, i comuni per 4 miliardi. Il Trentino Alto Adige contribuirà con una riduzione dei trasferimenti apri 1,5 miliardi e le province con 800 milioni. In più, chi sfora i conti riceverà in automatico una riduzione pari allo sforamento. L’Anci (associazione dei comuni) ha già chiesto un incontro urgente ai capigruppo del senato, dove il decreto approda in prima lettura.
Scure anche sui ministeri
I ministeri contribuiranno alla Manovra con tagli per 2,4 miliardi nel 2011 e 2,2 nel 2012. Il taglio nominalmente più pesante spetta al ministero dell’Economia (ma solo perché è quello con più voci in bilancio): meno 711 milioni nel 2011. Quasi la metà però vengono dall’azzeramento definitivo del «diritto alla mobilità», del fondo per «infrastrutture pubbliche e logistica», dal «fondo per la famiglia» e da quello per le politiche «previdenziali». Sui ministeri senza portafoglio e alla presidenza del consiglio piovono tagli per oltre 76 milioni. Il dicastero più tartassato è sicuramente quello dello Sviluppo. Dopo l’addio di Scajola (un anti-tremontiano) subirà un taglio di 963 milioni. La quasi totalità (897 milioni) al fondo per il «riequilibrio territoriale». Di fatto viene quasi cancellato il bilancio del ministero dell’Ambiente (Prestigiacomo): meno 35 milioni, quasi tutti al capitolo «sviluppo sostenibile e tutela del territorio». Tagli per 255 milioni anche per la Difesa di La Russa, che potrà scegliere come ripartirli. Bondi invece subisce un sostanziale azzeramento del fondo per la «tutela dei beni culturali e paesaggistici». Il Pd fa notare che l’Italia spende in cultura solo lo 0,3% del Pil a fronte del «52% del patrimonio artistico mondiale».
Via 45mila docenti dalla scuola
Capitolo a parte per Maria Stella Gelmini. La ministra esulta e dice che università e ricerca sono stati salvati. Secondo la Cgil però la scuola subirà l’ennesima emorragia: «Nel prossimo anno scolastico – denuncia il segretario Flc-Cgil Pantaleo – sono previsti tagli di 25.600 docenti e di oltre 15.000 tecnici amministrativi. E altri 20.000 precari non avranno più supplenze annuali».
Statali nel freezer della crisi
Blocco degli stipendi pubblici per 4 anni: fino al 2013 lo stipendio complessivo non potrà comunque superare quello del 2010. Per chi guadagna oltre 90mila euro sarà decurtato del 5%, oltre 150mila il taglio sarà del 10%. Niente doppio o triplo stipendio per gli eletti in più istituzioni. Taglio alle indennità dei consiglieri comunali e niente busta paga a quelli circoscrizionali.
Enormità varie
Il decreto abolisce il ritiro obbligatorio dei certificati verdi (art. 45) che di fatto cancella tutto il sistema delle energie rinnovabili. Impone alle banche di prelevare come acconto il 10% delle fatture deducibili per le tasse di professionisti e artigiani (ristrutturazioni, spese mediche o specialistiche, etc.), aumento dei pedaggi autostradali e possibilità di pagare anche su bretelle, tangenziali e raccordi cittadini. La soglia di invalidità per ottenere la pensione sale all’85%.