Napolitano: “Basta donne oggetto serve un rinnovamento morale”

09/03/2011


Il governo frena le "quote rosa". Schifani: 8 marzo goliardico
ROMA – Donne ancora «oggetto», vittime dell´immagine distorta prodotta dai modelli del consumismo. Al punto che, se da soggetto diventano invece quasi "una cosa", contro di loro «si propiziano comportamenti aggressivi che arrivano fino al delitto». E la parità con gli uomini, nonostante i grandi passi avanti compiuti? «Resta lontana», constata Giorgio Napolitano. Un discorso forte, duro, "femminista", che strappa applausi a scena aperta al Quirinale, dove il presidente della Repubblica ha invitato una platea quasi tutta al femminile per celebrare l´8 marzo. Con poca retorica e molta "denuncia" sul potere, maschile, che ancora nega alle donne l´accesso ai vertici in troppi settori-chiave del nostro paese. Il capo dello Stato ne indica alcuni: il «divario di genere» pesa nella rappresentanza politica, nei media, in qualche carriera pubblica, nella conduzione delle imprese. Ricorda il «divario» e le «strozzature» che condizionano l´accesso al lavoro, soprattutto per le ragazze. E se sono le donne stesse che «devono agire da protagoniste» nel condurre fino in fondo la marcia verso la parità, «gli uomini non sono esentati dal dovere di comportarsi come loro validi e solidali compagni».
Però, mentre dal Quirinale sale la richiesta di un´inversione di marcia, al Senato ecco la sorpresa dello stop alle quote rose nei consigli di amministrazione delle aziende: il governo vota contro in commissione alla proposta di far scattare l´operazione dal 2015, rinviando al 2021 l´obbligo di riservare un terzo dei posti in cda. L´opposizione protesta, mal di pancia anche all´interno della maggioranza, si evita per un soffio il voto che avrebbe mandato il governo sotto. Si ricomincia stamattina.
Colle ieri "in rosa" – cambio della guardia affidato solo alle soldatesse, mimose nel Salone dei corazzieri, croce di cavaliere a Franca Valeri – per celebrare la Giornata internazionale della donna, che quest´anno si intreccia con i 150 anni dello Stato unitario. Napolitano ripesca così pure le memorie di Garibaldi sulle eroine che fecero l´Italia, e con citazione di un Mazzini d´epoca ma già molto avanti visto che ai suoi uomini scriveva «cancellate dalla vostra mente ogni idea di superiorità sulle donne, non ne avete alcuna…». Ma, naturalmente, è la foto di gruppo delle donne nell´Italia di oggi che sta a cuore al capo dello Stato. Grandi progressi, negli ultimi cinquant´anni, ma per raggiungere quella che Napolitano definisce una «parità sostanziale» bisogna cambiare una «cultura diffusa». Incidere sulla concezione del ruolo della donna, sugli squilibri «persistenti e capillari nelle relazioni tra i generi». E soprattutto proprio su quella immagine consumistica che, «riducendo la donna da soggetto ad oggetto», mette in moto dei meccanismi terribili, che arrivano appunto fino alla violazione del corpo delle donne. I ministri del centrodestra Gelmini, Carfagna, Meloni, applaudono. E in quelle parole si riconoscono in pieno anche i vicepresidenti del Senato Bonino e della Camera Bindi, del centrosinistra. Il presidente del Senato Schifani, che parla in quegli stessi momenti a Palazzo Madama, pensa invece che ormai la festa della donna sia «più goliardica che celebrativa, visto che l´eccellenza femminile ce la fa da sola».