Napolitano al fianco di Sakineh Teheran: «Il caso è in riesame»

08/09/2010

Tutta l’Italia è con Sakineh. Il presidente Napolitano rilancia l’appello per salvare la donna iraniana condannata alla lapidazione, «per evitare che si compia un atto altamente lesivo dei principi di libertà e di difesa della vita». «La posizione del governo italiano è stata molto netta e non solo di principio – ha ricordato il capo dello Stato -. C’è stata un’iniziativa nei confronti del governo iraniano e lo stesso ministro Frattini mi ha riferito che nessuna decisione è stata presa a riguardo. La sollecitazione forte del governo, di tutte le istituzioni e dell’opinione pubblica italiana continua ad essere intensa». L’Italia era stata chiamata in causa dal figlio della stessa Sakineh, che aveva chiesto di esercitare pressioni concrete su Teheran. Il ministro degli esteri Frattini, che lunedì sera ha detto di aver avuto assicurazioni da Teheran sul fatto che non è stato ancora stabilito nulla sull’esecuzione della donna, ieri ha comunque escluso la possibilità di rompere i rapporti diplomatici con l’Iran, come suggerito anche da Europarlamentari Pdl. «Non possiamo immaginare di fare politica estera in questa maniera -ha detto il ministro parlando a Radio 24 -. Le relazioni diplomatiche sono necessarie anche per ottenere le decisioni che vogliamo, ad esempio quella di graziare Sakineh e risparmiarle la vita. Sono decisioni che non si prendono sull’onda dell’emozione». Frattini ha ricordato di aver «fatto passi diplomatici anche negli ultimi giorni»: l’ambasciatore italiano a Teheran ha incontrato le autorità iraniane e altrettanto hanno fatto i rappresentanti della Ue. Pressioni che a suo avviso hanno già prodotto qualche risultato. «So che all’interno del sistema iraniano si è aperto un dibattito sulla praticabilità di questa esecuzione », ha aggiunto il ministro. La fine del Ramadan, accompagnata tradizionalmente dalla ripresa delle esecuzioni, aumenta il senso di urgenza della campagna per salvare Sakineh. Ieri Teheran ha confermato che la sentenza è stata sospesa. «La situazione della signora Mohammadi Ashtiani è ancora sotto esame – ha detto il portavoce del ministero degli esteri Ramin Mehmanparast-. Il verdetto (di lapidazione, ndr) è stato sospeso e viene attualmente riesaminato. Un nuovo procedimento per omicidio e complicità in omicidio è all’esame». La revisione del caso davanti alla Corte Suprema potrebbe lasciare uno spiraglio per Sakineh, a sollecitarla sono stati infatti gli avvocati della donna. Ma quello di Teheran non è stato un messaggio distensivo. Il ministero degli esteri iraniano ha criticato esplicitamente «Francia e Italia» per il loro intervento nella vicenda di Sakineh «purtroppo sulla base di informazioni false». «Il caso di un sospetto omicidio non dovrebbe essere trasformato in un caso politico e di diritti umani» ha aggiunto il portavoce iraniano.
GIGANTOGRAFIE
Parigi ha immediatamente ribattuto che continuerà il suo impegno per salvare Sakineh. Continueremo con la nostra azione e con le nostre condanne e vogliamo parlare di questa vicenda anche con i nostri partner europei», ha affermato un portavoce del ministero degli esteri francese. Bernard Kouchner ha scritto la settimana scorsa all’Alto rappresentante per la politica estera dell’Ue, Catherine Ashton, per chiedere di valutare l’opportunità di nuove sanzioni contro Teheran. In Italia a rispondere sono state soprattutto le istituzioni locali che hanno moltiplicato le iniziative a favore di Sakineh. Il volto velato della donna da ieri è esposto anche sulla facciata della sede della regione Emilia Romagna e delle province di Palermo, di Bologna e Perugia, sul comune di Ravenna e Spoleto. La provincia di Venezia, oltre ad esporre uno striscione con la foto di Sakineh, si è fatta avanti per dare asilo alla donna. Sergio Chiamparino presidente dell’Anci e sindaco di Torino ha invitato tutti i comuni ad esporre la foto di Sakineh. Da domani una gigantografia di Sakineh apparirà anche sul palazzo della regione Lazio. FIACCOLATA A STRASBURGO Ieri intanto a Strasburgo le europarlamentari del Pd hanno organizzato una fiaccolata, chiedendo a Catherine Ashton e alla commissaria Ue per i diritti umani Viviane Reding di fare «senza ulteriori indugi tutti i passi necessari presso il governo iraniano », per salvare la donna e perché «sia abbandonata la pratica barbara della lapidazione». E per dare «nuovo impulso alla battaglia per la moratoria sulla pena di morte»