Napoli: Vigilantes, un crack da 100 miliardi

04/07/2001

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Napoli

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Vigilantes, dodici arresti
un crack da 100 miliardi

In carcere i vertici de "La Metropoli", 600 senza lavoro
l’inchiesta


UNA azienda florida e rinomata volutamente fatta in pezzi. Ferrari e bella vita da una parte, 600 dipendenti sul lastrico dall’altra. Costretti a manifestare, ad attendere mesi senza stipendio chiedendosi il perché di un bilancio in rosso. Storia della cooperativa di vigilanza privata La Metropoli, ben inserita sul mercato (tra i principali clienti gli ospedali cittadini, grosse agenzie bancarie, i migliori negozi di Napoli), distrutta dall’ingordigia dei suoi responsabili con il vizietto della distrazione di miliardi dal bilancio societario ai conti personali. Storia amara di posti di lavoro perduti nella capitale della disoccupazione, dove una corretta gestione avrebbe potuto invece fare tutti contenti e produrre altro impiego. Niente da fare. La Metropoli muore con le 12 ordinanze di custodia cautelare (dal pm Rossella Catena ne erano state chieste 19) emesse dal gip Alfonso Barbarano per bancarotta fraudolenta e riciclaggio. In carcere tra gli altri il presidente del consiglio di amministrazione de La Metropoli, Domenico Failla, il presidente della società fittizia Metropoli srl creata nel 2000, Paolo Failla, il socio Vincenzo Borriello, considerato il cervello del disastro che, a conti fatti, si traduce in una evasione fiscale di 75 miliardi e 100 miliardi distratti dal 1996. Una indagine tecnica, cominciata nel ’99 negli uffici di verifica fiscale della Tributaria della Guardia di Finanza del colonnello Giuseppe Romano e poi seguita dal Gico. Una bancarotta realizzata con un meccanismo abbastanza semplice. Il cliente che paga per il servizio di vigilanza privata, i titolari della cooperativa che spostano i soldi dal bilancio societario ai loro conti. Operazioni bancarie sospette. Cifre esagerate (che hanno insospettito i funzionari del Credito Emiliano, che hanno poi segnalato la «stranezza» dando il via all’inchiesta), prelievi ingiustificabili, per esempio quelli eseguiti dal presunto cervello Vincenzo Borriello: 45 miliardi in tre anni. Era lui ad avere, per esempio, la Ferrari. In casa le fiamme gialle gli hanno trovato dieci orologi tra Rolex e Cartier, 650 milioni in contanti. Ma intanto sono venti gli indagati, sarebbero coinvolti alcuni bancari, visto che alcuni prelievi, per la Finanza, avevano il sapore della beffa, con la firma di «Amore» o «Cuoricino». E sulla carta la fotografia di una cooperativa a secco, che non può pagare gli stipendi ai suoi dipendenti. Due terzi di quei seicento beffati sono stati ora assorbiti dalla cooperativa romana Security Service. Per gli altri si vedrà, ma con il processo si costituiranno parte civile.
(i.d.a.)