Napoli. Sciopero, è scontro sulle cifre

21/06/2002

Venerdì 21 Giugno 2002

1) Sciopero, è scontro sulle cifre
2) Ma Cisl e Uil contestano:dati gonfiati, è propaganda

Sciopero, è scontro sulle cifre

PAOLO MAINIERO
Volti sudati, ma felici. Ma anche volti convinti. Convinti che la battaglia a difesa dell’articolo 18 sia sacrosanta e che male fanno Cisl e Uil a tirarsi fuori dalla lotta e a trattare col Governo. La Cgil è di nuovo in piazza. Anche a Napoli. Ma questa volta da sola. E il 16 aprile, il giorno dello sciopero generale, il giorno che vide insieme tutte le organizzazioni sindacali manifestare contro la politica dell’esecutivo, il giorno della nuova piazza Dante inondata di gente, sembra lontano anni luce. Ma non per questo la Cgil si abbatte. Anzi, la maggiore organizzazione sindacale dice, parole del segretario regionale Michele Gravano, «di non avvertire affatto il senso della solitudine», dice di lavorare anche per gli altri, «quelli che non lottano ma trattano rinnegando gli impegni presi il 16 aprile». Resta il fatto che l’unità sindacale fa ormai parte del passato e che oggi prevalgono le divisioni, sintetizzate dalla guerra dei numeri che si è subito scatenata sulla partecipazione allo sciopero. «È stato un successo, hanno aderito anche i lavoratori della Cisl e della Uil», esulta Gravano. «È solo propaganda, i numeri sono altri, e non strumentalizziamo gli iscritti a Cisl e Uil», ribattono Pietro Cerrito e Anna Rea, i segretari regionali delle due confederazioni che non hanno scelto la strada dello sciopero.
Quattro le ore di astensione dal lavoro, ma questa volta lo sciopero fa anche rima con occupazione. Alle 9 i lavoratori edili, della Magneti, i chimici, gli Lsu occupano i binari dello snodo ferroviario di Gianturco. In un colpo solo, restano tagliate fuori la stazione centrale e quella sotterranea di Piazza Garibaldi. Alle Ferrovie scatta il piano di emergenza. L’Espresso Milano-Napoli termina la sua corsa ad Acerra e i passeggeri vengono trasferiti a Napoli con un servizio navetta. Analogo piano viene predisposto per l’Eurostar Taranto-Roma proveniente da Salerno, e solo la rimozione del blocco, alle 10,15, lo fa rientrare. Molti i disagi, con i treni che accumulano ritardi oscillanti tra i trenta e i novanta minuti. Regolare, invece, il servizio di metropolitana. Liberati i binari, i lavoratori occupano poi due autobus R2 e raggiungono piazza dei Martiri dove manifestano sotto la sede dell’Unione degli Industriali (e alcuni di loro riescono a raggiungere i piani superiori di Palazzo Partanna). Contemporaneamente al blocco ferroviario, altri lavoratori, quelli dell’Ansaldo e della Whirlpool, bloccano via Argine, nella zona orientale della città. A Pomigliano d’Arco, invece, manifestazione in piazza Primavera con Marisol Pardo, della Commissione Obreras, il sindacato spagnolo della scuola, e Tino Magni, della segreteria nazionale della Fiom. «Con questa manifestazione – dice la Pardo – intendiamo esprimere il nostro appoggio alle lotte per i diritti dei lavoratori italiani. In Spagna stiamo scioperando contro la politica del governo Aznar. Con la scusa di migliorare la competitività, si stanno riducendo i posti di lavoro».
Ma sono le cifre quelle che più fanno discutere e dividere. Altissime, secondo la Cgil, le percentuali di adesione: il 75 per cento allo stabilimento Alenia del Fusaro, l’80 per cento a quello di Giugliano, il 100 per cento alla Sofer, l’85 per cento al salumificio Spiezie di San Vitaliano, il 90 per cento alla Peroni, il 95 per cento all’Ansaldo, il 90 per cento alla Whirlpool, il 98 per cento alla Seda di Arzano (l’azienda del presidente di Confindustria Antonio D’Amato), il 90 per cento alla Fiat di Pomigliano d’Arco, il 90 per cento nelle aziende metalmeccaniche del porto, il 100 per cento nei cantieri edili, il 70 per cento negli istituti di credito. «E mica sono tutti nostri iscritti», dice Gravano. Uno sciopero «riuscito» e «con una risposta unitaria», insomma per la Cgil, che conferma la decisione «di continuare la battaglia a difesa dell’articolo 18 e dei diritti di tutti».

SINDACATI DIVISI
Ma Cisl e Uil contestano:
dati gonfiati, è propaganda

La Cgil parla di «altissima adesione» allo sciopero ma Cisl e Uil contestano i dati. Anzi, a sentire le altre due organizzazioni sindacali lo sciopero di ieri è tutt’altro che riuscito, è stato praticamente un flop. «Basta vedere – commenta Anna Rea, segretaria regionale della Uil – quanta gente c’era alle manifestazioni. Se fossero stati così sicuri di una grossa affluenza avrebbero organizzato un corteo. E invece, niente». Ma ciò che soprattutto irrita Cisl e Uil è il voler sostenere, da parte della Cgil, che l’«altissima adesione» sia stata determinata anche dall’astensione dal lavoro degli iscritti alle loro confederazioni. «È una grande falsità», replica senza mezzi termini Anna Rea. E Pietro Cerrito della Uil conferma: «Quelli della Cgil sono numeri che non hanno riscontro». Insomma, l’unità sindacale è solo un ricordo, e Cisl e Uil non esitano a parlare di «propaganda» di fronte alle cifre sbandierate dalla Cgil. Dice ancora Cerrito: «Non vorrei che la Cgil facesse come fanno i politici dopo le elezioni: tutti hanno vinto, nessuno ha perso. Un sindacato responsabile si comporta in maniera diversa».
Quando sente parlare di adesioni che sfiorano il 90 per cento in quasi tutte le fabbriche, Anna Rea davvero non ci sta. E lo dice a chiare lettere, accusando fra l’altro la Cgil di aver fatto picchettaggio fuori i cancelli. «Sì, è vero – dice la Rea – laddove ci sono stati picchetti, l’adesione è stata massiccia. In pratica, è stato vietato l’accesso ai lavoratori. Dove invece il picchettaggio non c’è stato, chi voleva entrare è regolarmente entrato». Ma il segretario regionale della Uil contesta alla Cgil anche «il tentativo di strumentalizzare i nostri iscritti». «Nessuno dei nostri ha partecipato allo sciopero – aggiunge -. Dirlo è falso. In molte fabbriche la produzione è stata regolare, per non parlare del pubblico impiego dove l’adesione allo sciopero è stata praticamente nulla».
A Pietro Cerrito, ciò che non è piaciuto dello sciopero di ieri è stato soprattutto il ritorno alle occupazioni. Bloccare il traffico veicolare, bloccare la circolazione, è per il segretario regionale della Cisl, «un passo indietro, un errore che non fa guadagnare consensi nell’opinione pubblica». Critico, Cerrito, anche sulle cifre. «A me risulta l’esatto contrario, e cioè che il 10 per cento ha scioperato e il 90 per cento ha lavorato. Tutto il resto è propaganda». E le percentuali non sono state basse solo a Napoli, sostengono Cisl e Uil, ma anche nelle altre province. «Ad Avellino – sostiene Anna Rea – dove pure si pensava ad una adesione massiccia, ha lavorato il 70 per cento degli operai. A Salerno l’adesione allo sciopero non ha neanche raggiunto il 5 per cento».


p.mai