Napoli, pochi gli specializzati

02/07/2002



            Martedí 02 Luglio 2002

            Malgrado un tasso di disoccupazione del 21,4%, vari settori produttivi non riescono ad assumere tecnici adeguati
            Napoli, pochi gli specializzati
            Gli imprenditori accusano le carenze del sistema formativo – Nel commercio scarseggiano gli esperti della vendita

            Vera Viola
            NAPOLI
            «Se fossi sicuro di trovare pers CW-5 onale esperto, assumerei di più di quanto non faccia», Michele Rubino, amministratore unico della Cafè do Brasil, l’azienda di Arzano che produce caffè Kimbo e Kosè interpreta con parole chiare l’esigenza di molti altri imprenditori meridionali. La ripresa degli investimenti, la crescita delle piccole imprese, la maggiore propensione a esportare, hanno messo in fibrillazione il mercato del lavoro. Le imprese vanno a caccia di lavoratori da assumere, ma che siano in gamba e ben formati: operai specializzati, quadri d’azienda e laureati tecnici. Ma la ricerca diventa via via sempre più selettiva e difficile, specie dopo la paralisi del collocamento pubblico e l’avvio della riforma con l’apertura dei centri per l’impiego. E spesso non basta a risolvere il problema il ricorso alle agenzie di lavoro temporaneo, ai "cacciatori di teste", agli annunci sui giornali specializzati.
            La Campania soffre dei gravi squilibri del mercato del lavoro: continua a registrare un alto tasso di disoccupazione (seppure calato al 21,4%), ma allo stesso tempo le imprese non riescono a trovare le professionalità di cui hanno bisogno. A esempio, alcuni imprenditori raccontano di essere in cerca di un tecnico di produzione capace di gestire macchine a controllo numerico. E, cosa ancora più strana, anche il "bravo ragioniere" è diventato una "primula rossa". Per non parlare di quanto le aziende della moda della Campania desiderino sarti, disegnatori costumisti, manager di commercio. «Le piccole imprese sono in fase di ripresa e hanno necessità di assumere – spiega Luigi Iavarone, presidente delle Pmi della Confindustria regionale – ma spesso non riescono a farlo, nonostante la disponibilità di incentivi allettanti». L’emergenza occupazione in Campania si somma all’altra, ritenuta molto grave sia dalle imprese che dai giovani in cerca di lavoro: l’emergenza formazione. Del resto si pensa che il ricorso significativo delle forme di flessibilità in ingresso nel mondo del lavoro (+54% nel 2002 in Campania) sia dovuto proprio alle esigenze delle imprese di formare i giovani assunti, senza assumere impegni irrevocabili. «Tanto è vero – aggiunge Maura Nobili, amministratore delegato di Manpower Italia – che poi una gran parte di quei contratti interinali si sono convertiti in rapporti di lavoro a tempo indeterminato». Ma come mai improvvisamente scoppia con tanta urgenza la domanda di personale qualificato? «Le aziende campane – dice Dario Scalella, presidente della Confapi regionale – stanno crescendo, si confrontano con l’estero: devono adeguarsi. Talvolta nelle piccole imprese non ci sono nemmeno le competenze per formare le nuove professionalità di cui si ha bisogno: quindi non è più possibile far da sé, affidarsi solo alla formazione interna, peraltro molto costosa. Insomma c’è sempre più bisogno di sostegni molto qualificati e su esigenze specifiche». Le imprese campane lamentano la carenza di vecchi e nuovi profili professionali su cui dovrebbe puntare la formazione pubblica. Fulvio Bartolo, sindacalista della Cgil e rappresentante dell’Obr (organismo bilaterale composto da sindacati e Confindustria) spiega: «L’ultima analisi sui fabbisogni formativi delle imprese risale al 2000. Siamo pronti per una nuova indagine su 5mila imprese, aspettiamo un finanziamento». È una vecchia storia la carenza della formazione professionale in Campania. L’amministrazione di centro-sinistra guidata da Antonio Bassolino con Adriana Beffardi alla guida dell’assessorato alla formazione ha avviato una riforma totale e molto complessa che va dall’accreditamento degli enti, alla formazione in azienda, al contratto Aifa per finanziare formazione e occupazione, recentemente premiato al Forum sulla pubblica amministrazione. Ma adesso le imprese e i sindacati mostrano insofferenza e chiedono fatti. In particolare la discussione tra Regione e parti sociali riguarda tre punti: i finanziamenti per la formazione continua, il rifinanziamento del contratto Aifa (formazione più occupazione) e l’impiego dei fondi europei. Antonio Paravia, presidente dell’Associazione industriali di Salerno e vicepresidente di Confindustria Campania con delega alla formazione sbotta: «Siamo in attesa dei fondi per la formazione continua, fermi al ’98. Inoltre abbiamo chiesto più trasparenza sulle procedure per istruire le domande di agevolazioni, tempi adeguati tra la pubblicazione del bando e il termine per la presentazione delle richieste. Aspettiamo una risposta». Dalla Regione l’assessore alla Formazione rassicura e prende impegni: «Abbiamo recuperato un grave ritardo sulla formazione continua in azienda – dice Adriana – Abbiamo realizzato il primo accreditamento degli enti di formazione su dati formali e ne abbiamo avviato un secondo più severo».