Napoli: Il tradimento dei commercianti

26/04/2001

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NAPOLI
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Il tradimento dei commercianti
Negozi chiusi nonostante l’assalto. Maglia nera a Chiaia
OPERAZIONE TURISMOBoom nella città d’arte, molti ospiti spiazzati: "Ma quelle saracinesche abbassate?"

DANIELA D’ANTONIO


La crisi del commercio è finita. E chi racconta di consumi risicati all’ombra del Vesuvio è un inguaribile pessimista.
Come spiegarsi, altrimenti, il gran rifiuto dei commercianti napoletani? Tutti chiusi ieri. Se lo sapessero i colleghi romani: nella capitale protestano, vogliono lavorare anche nei giorni di festa e ieri hanno sfidato i vigili aprendo bottega nonostante il divieto. Sono stati multati ma non si arrendono: chiedono che dal Campidoglio arrivi una ordinanza per liberalizzare orari e giorni chiusura. Ordinanza e libertà commerciale che a Napoli ci sono da tempo. Inutilmente perché come accade a Natale, Pasqua a Ferragosto e in tutte le feste comandate i negozi sono chiusi. Anche se gli alberghi registrano il tutto esaurito.
Maglia nera dell’accoglienza al quartiere Chiaia.
Una cartolina da Napoli: ieri mattina, ore 12,30 in via Calabritto c’è un fiume di persone a passeggio. Si fermano a guardare le vetrine vuote. Proseguono la passeggiata all’insegna del vorrei comprare ma non posso fino a via dei Mille. Tornano indietro sconsolati e si rifugiano in Villa dove c’è una folla di bambini che aspetta paziente per un giro in altalena: i giochi sono pochi.
Non va così, per fortuna nel centro storico, medaglia d’oro per l’accoglienza turistica nonostante i cantieri abbiano ristretto ad un corridoio piazzetta Nilo e via San Gregorio Armeno. Fortuna, viene da pensare, che il Maggio dei Monumenti non sia più quello di una volta: con i lavori i corso che rallentano il traffico pedonale i 500 mila visitatori contati in un solo week end avrebbero imprecato.
Tutti aperti anche nei quartieri popolari dove ieri mattina potevi fare la spesa: frutta, verdura, pesce fresco. A Forcella c’era un via vai di turisti che pareva piazza del Plebiscito. Tappa nell’antica (e storica) pizzeria «Da Michele» come suggeriscono le guide in tutte le lingue: per fortuna era aperta. Pranzo assicurato per le comitive di stranieri.
Un sei più di incoraggiamento a via Santa Lucia che almeno offriva un paio di ottimi ristoranti, approdo che non delude se al Borgo non trovi posto. Bocciata via Roma: l’isola pedonale è una calamita per chi vuole fare quattro passi. Ma le botteghe sono chiuse anche qui e chi ha soldi da spendere può comprare solo borse taroccate e Cd contraffatti. Souvenir da Napoli…
Pezzi di città che non vogliono perdere il treno del turismo, nonostante i lavori in corso. E pezzi che rinunciano salvo poi denunciare «la cattiva politica e il mancato rilancio della città d’arte». E il ritornello più cantato nel salotto di piazza dei Martiri.

Una sconfitta annunciata dal presidente dell’Ascom, Maurizio Maddaloni: «I nostri associati non sono disposti a lavorare nei giorni di festa». Neanche davanti ad una città affollata da turisti e residenti (tanti, a passeggio come se fosse la domenica prima di Natale). Ne sanno qualcosa al botteghino di Castel Sant’Elmo: file lunghe un’ora prima di entrare. E visitatori felici di affrontare la coda pur di vedere i capolavori di Luca Giordano.
E non si racconti la storiella delle comitive che arrivano in città con il panino nello zainetto e che al massimo compra una bottiglia d’acqua, due cartoline. Ieri a Napoli sono sbarcati 720 facoltosi turisti giapponesi. Era l’unica tappa italiana di un giro del mondo lungo tre mesi. Italia ovvero made in Italy, ovvero moda, ovvero yen da spendere con quella spensieratezza che regala il cambio favorevole. I commercianti napoletani hanno ignorato l’occasione. Ieri, a Napoli, erano chiusi anche i cambiavalute. Saluti da Napoli, ridente città turistica…