Napoli, crisi nel cantiere e Vincenzo si toglie la vita

01/10/2010

Gli operai Fincantieri scendono oggi in piazza a Roma, per chiedere un piano di sviluppo e la conservazione di tutte le attività in Italia: ma un evento tragico ha funestato ieri la vigilia di questa importante manifestazione. Un operaio di 32 anni, Vincenzo Di Somma, addetto fino a due anni fa al cantiere di Castellammare di Stabia presso una ditta in appalto per la Fincantieri, si è tolto la vita, impiccandosi. Vincenzo è stato trovato dal padre nel garage della loro abitazione. Una storia triste, su cui nessuno vorrebbe insistere facendo «cronaca» per rispettare le persone, ma purtroppo bisogna anche dire che il ragazzo aveva perso il lavoro nel 2008, e da allora era caduto in una sorta di depressione da cui non si è più ripreso. La crisi, e in particolare la crisi del settore in cui lavorava, è quindi molto probabilmente uno dei fattori che lo ha portato alla decisione più estrema. La notizia è piovuta come una bomba sui lavoratori Fincantieri che proprio ieri partecipavano a un’assemblea indetta da Fim e Uilm nel cantiere di Castellammare di Stabia. Vincenzo era sposato e aveva due figli, di 6 e 8 anni. Di recente era andato a vivere con la famiglia nell’abitazione dei suoi genitori, a causa delle ristrettezze economiche che erano seguite al licenziamento. La moglie e i due genitori, interrogati dagli agenti del commissariato di Pompei, hanno spiegato che l’operaio stava vivendo un periodo drammatico, demoralizzato dall’assenza di lavoro e «sempre senza soldi».
Vincenzo era stato licenziato nel novembre del 2008, insieme a qualche altro collega, dalla Dnr, una piccola azienda che si occupa della manutenzione su incarico della Fincantieri.
«Era "multifunzionale"– ci spiega al telefono Ivan Santaniello, delegato Failms Cisal e amico di Vincenzo – Lo mettevano a fare un po’ di tutto, dalla piccola manutenzione ai lavori edili. Gli è sempre piaciuto il suo lavoro, lo svolgeva con grande passione e dedizione. Aveva cominciato sin da molto giovane a guadagnarsi il pane, facendo di tutto: dal lavaggio auto al meccanico, pure il muratore. Poi per cinque anni ha lavorato nel cantiere, per la Dnr, fino al giorno del licenziamento». «La Dnr con la crisi è sempre più affondata, e così nel 2009 e nel 2010 ha licenziato altri operai – aggiunge un altro lavoratore, Rsu della Fim Cisl – Ormai qui al cantiere è una sofferenza per tutti, non solo per i dipendenti diretti della Fincantieri, che sono circa 670, ma anche per i 1400 che lavorano nell’indotto, ancora più scoperti». Ma Vincenzo sembrava non essersi mai arreso, sognava di tornare a lavorare nel suo cantiere: «Per vivere doveva arrangiarsi – racconta ancora il suo amico Ivan – Ha cominciato a fare di tutto, il muratore e altri lavoretti, purtroppo glieli offrivano sempre in nero. Dopo l’impiego al porto non ha avuto più un contratto regolare.Ma desiderava il suo vecchio posto, e infatti fino all’altroieri (martedì per chi legge, ndr) ha partecipato con noi alla manifestazione unitaria sulla vertenza Fincantieri, per dire no ai tagli: mi diceva che se il lavoro fosse rimasto e addirittura aumentato per noi, forse ci sarebbe stato di nuovo un posto anche per lui». Difficile pensare che una persona che partecipa con i colleghi a una manifestazione solo due giorni prima, poi si arrenda e voglia chiudere completamente: ma da tutte le testimonianze emerge che Vincenzo soffriva pesantemente la disoccupazione. Aveva finito anche il sussidio, nel 2009, e dunque da diversi mesi si trovava costantemente in difficoltà economiche. Naturalmente ieri sono arrivati i tanti messaggi di cordoglio dei sindacati. Anche l’azienda ha inviato il proprio, e ha chiesto di «non strumentalizzare» la vicenda: «Si sta creando una speculazione indegna – dice il gruppo in una
nota – L’operaio non è statomai alle dipendenze di Fincantieri,ma era dipendente di una ditta utilizzata dal gruppo per lavori presso lo stabilimento di Castellammare: da 2 anni non veniva più dislocato da tale ditta presso il cantiere e quindi da quel momento non ha più avuto contatti con Fincantieri». La tensione in tutti i cantieri navali della Fincantieri è aumentata improvvisamente qualche settimana fa, quando sono uscite sulla stampa alcune indiscrezioni su un radicale piano di tagli: fuori 2500 posti e due cantieri, Riva Trigoso e Castellammare. In seguito alle proteste, l’azienda ha ritirato il piano, ma si attende ancora uno nuovo, «di sviluppo e non di tagli» si augurano i sindacati. Durante una recente protesta, proprio gli operai di Castellammare erano stati caricati dalla polizia.