Napoli. Asl 1, appalti sospetti sulle pulizie

14/12/2005
    mercoledì 14 dicembre 2005

      Pagina V – Napoli

        I PROBLEMI DELLA CITTÀ

        Asl 1, appalti sospetti sulle pulizie

        Prive del certificato antimafia, tre ditte sospese lavorano ancora
        I sindacati: "Dovevano andar via due mesi fa. Sono ancora lì".
        Minacciati i dipendenti delle imprese subentranti "L´assessore Montemarano faccia rispettare i provvedimenti altrimenti rimuova il direttore generale Tursi"

          GIANTOMASO DE MATTEIS

          Sono sei le aziende sotto l´ombrello dell´Ati (Associazione temporanea di imprese): sei ditte di pulizia che operano nei presidi e nelle strutture ospedaliere dell´Asl Napoli 1, mille dipendenti. Tre però sono finite più di due mesi fa sotto la lente di ingrandimento del prefetto Renato Profili: non avevano le carte in regola, difettavano nella certificazione antimafia, erano in odore di camorra. Il capo del governo territoriale, dopo la bufera scatenata da An, dopo le indagini della magistratura sulle ditte di pulizia, dopo l´istituzione di una commissione regionale, ne ha bollate tre, già balzate agli onori della cronaca: Esperia, Gesap (che figura nello scandalo e nel successivo commissariamento dell´Asl Na 4) e la Multiserver (ex Epm). Con un´interdizione il prefetto ne ha revocato l´appalto. Dovevano lasciare i cantieri dai primi di novembre. E invece le imprese continuano a mandare i propri lavoratori nei reparti degli ospedali e degli uffici, nonostante la revoca prefettizia.

          Perché? Colpa dell´Asl Na 1, dicono i sindacati: «Non è tollerabile che in un´azienda sanitaria pubblica non si facciano rispettare le leggi». Doppio errore, denunciano. Il primo: aver ammesso, già in principio, ditte in odore di camorra. Il secondo: il perseverare dell´illegalità voluta dalla direzione dell´Asl. Ma non è finita. La storia dei paradossi è condita da minacce misteriose e continue pressioni: le tre ditte uscenti (Esperia, Gesap e Multiserver) contro le tre subentranti (Gamba Service, Coop Fede e Lavoro, Gruppo Samir) che hanno l´affidamento per altro sei mesi.

          Prima facevano parte tutte di un´Ati, ora, dopo l´intervento del prefetto, si fanno la guerra. I metodi? Quelli dell´intimidazione. Il delegato sindacale di una ditta che si è aggiudicata la gara è stato minacciato: «Cercate di star tranquilli, può succedervi di tutto…». Uno sconosciuto ha riferito a un lavoratore: «Tanto vi butteremo fuori, in qualche modo».

          Nel passaggio di affidamento tra imprese, i dipendenti hanno diritto alla conservazione del posto: e invece molti, misteriosamente, stanno rinunciando. E ancora: la sanità in Campania ha un deficit da capogiro. Intanto si foraggiano imprese con tanto di interdizione prefettizia. Fatti e circostanze sono state rese note alla Digos (che indaga), alla Prefettura, ai vertici dell´Asl 1, e agli assessorati regionali alla Sanità e al Lavoro.

          Finora solo l´assessore Corrado Gabriele ha ricevuto le rappresentanze sindacali. E denuncia: «O si risolve la questione, o deve dimettersi il direttore generale dell´Asl Na 1, Mario Tursi». Il quale è stato invitato al tavolo, ma non si è presentato. Dall´Asl e dall´assessorato alla Sanità, dicono i rappresentanti di Filcams Cgil, Fisascat Cisl, Uil Trasporti e Orsa Servizi, solo silenzio. Inerzia: le tre imprese interdette continuano a fare il bello e il cattivo tempo. Dal 15 novembre, data in cui lo stesso Tursi comunicava l´affidamento alla Samir, Gamba Service, Cooperativa Fede e Lavoro, non è stato ancora effettuato il passaggio di cantiere, come previsto dalle normative. Nonostante i timori di «possibili scontri e aggressioni» tra i due gruppi. «Ma non è possibile nemmeno», protestano i sindacati, «che l´assessore regionale alla Sanità, Angelo Montemarano, dopo le indagini della magistratura, non si preoccupi di far rispettare i provvedimenti, di riportare la legalità negli ambiti lavorativi degli ospedali e, infine, di rimuovere il direttore dell´Asl Na 1».