Mussi: Fassino, ora esageri con il «culto della persona»

15/11/2004

    13 Novembre 2004

      SI SCALDA L’ATMOSFERA CONGRESSUALE NELLA QUERCIA. IL SEGRETARIO REPLICA: NON È MIO COSTUME
      Mussi: Fassino, ora esageri
      con il «culto della persona»
      Critiche a Cofferati dopo l’intervista a La Stampa. Chiti: non lo capisco
      Folena: si schieri con noi. Tra i grandi elettori, nella Cgil prevale la sinistra

        ROMA
        Era partito in sordina, ma ora il congresso della Quercia comincia a scaldarsi. Con una lettera aperta indirizzata al segretario dei Ds, il capofila del Correntone Fabio Mussi rivolge a Piero Fassino un’accusa considerata grave nella tradizione della sinistra, quella di coltivare il culto della personalità. Scrive Mussi: «Sfoglio l’Unità e lo trovo cosparso di tue fotografie. E trovo espressioni del tipo: “Sotto la guida di Fassino”, “La forza di Piero Fassino”, “Piero Fassino è il simbolo”. In quelle frasi Mussi avverte «una estrema personalizzazione», «il retrogusto di una sinistra d’antan» e «una leadership sempre più legata all’immagine». Una rasoiata, quella di Mussi, alla quale Fassino ha replicato con un’altra lettera aperta, ma con sobrietà: «Caro Fabio, in merito alla tua preoccupazione di una eventuale personalizzazione del nostro dibattito, mi conosci da troppo tempo per non sapere che è molto lontana da me un’idea della politica affidata alle semplificazione mediatiche» e «semmai mi si potrebbe rimproverare il contrario: continuare a credere in una politica fatta di passioni e interessi concreti».

          Una replica che non lascia spifferi, evita accuratamente di rilanciare la polemica, anzi prova a chiuderla subito. Ma nella lettera di Mussi sono contenuti passaggi destinare a lasciare il segno. Vi si legge tra l’altro: «La funzione del segretario è importante, ma io suggerirei di ridurre l’enfasi, con un uso più controllato dell’”io” e più diffuso del “noi”», anche perché «la mia mozione non ti ha contrapposto un candidato» e «il partito siamo tutti». A surriscaldare l’atmosfera non sono soltanto i primi congressi di sezione e la definzione dei pesi correntizi (la mozione Fassino si avvia verso una percentuale tra il 75 e l’80%, quel che resta del Correntone punta al 15%), ma anche il posizionamento dei big del partito. Sergio Cofferati – al congresso di Pesaro del 2001 protagonista di una forte battaglia alla guida del Correntone – stavolta sceglie l’astensione, fa sapere di non essere sicuro di voler partecipare al congresso del suo partito, critica la procedura delle primarie volute da Prodi, fa capire che i Ds avrebbero fatto meglio a far correre un proprio candidato.

            L’analisi del sindaco di Bologna – espressa in un’intervista a La Stampa – ha suscitato molte reazioni, spesso di segno critico. Da parte della maggioranza e della minoranza ds, dei prodiani. Dice Vannino Chiti, braccio destro di Fassino: «Non capisco Cofferati. Al congresso ds di Pesaro, lui, da segretario della Cgil ha schierato gran parte del sindacato su una mozione. E ricordo che tante volte Enrico Berlinguer ha avuto posizioni che non erano della maggioranza, eppure non ha mai detto: “O si fa come dico io, o non vengo al congresso”». Dice Pietro Folena, uno dei capofila della sinistra ds: «Rispetto Cofferati, ma credo che il modo migliore per contrastare la maggioranza sia quello di votare per la sinistra». Un prodiano doc come Andrea Papini contesta lo scetticismo del sindaco di Bologna sulle primarie, riservandogli anche una stoccatina ironica: «Questa volta Cofferati non disdegna di applicarsi al metodo….», con allusione al fastidio a suo tempo manifestato dal Cinese per le procedure. Nella partita congressuale della Quercia si sono intanto assestati i posizionamenti dei «grandi elettori» del mondo collaterale alla Quercia. Il presidente dell’Arci Paolo Beni si è schierato a fianco del Correntone, ma anche nel gruppo dirigente della Cgil prevale nettamente la sinistra interna. Dei dieci membri della Segretaria iscritti ai Ds, sei sono col Correntone (Cantone, Di Salvo, Fammoni, Guzzonato, Nerozzi, Piccinini), due con la mozione Fassino (Passoni e Rocchi), il segretario Guglielmo Epifani resta super partes, mentre soltanto Marigia Maulucci condivide l’astensionismo cofferatiano.