Musi: la linea della Uil è quella concordata con Cgil e Cisl

31/10/2003



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  economia e lavoro




31.10.2003
Musi: la linea della Uil è quella concordata con Cgil e Cisl

ROMA «La Uil sta con Cgil e Cisl». Taglia corto Adriano Musi, segretario generale aggiunto del sindacato di via Lucullo. Sulle pensioni «c’è una piattaforma comune, un documento condiviso nel merito e negli strumenti che si è dato. Non è in discussione né può essere interpretato». Tra le iniziative di mobilitazione un altro sciopero generale non è escluso sebbene il leader della Uil Luigi Angeletti abbia dichiarato in un’intervista che «è assolutamente
inopportuno» e il segretario confederale della stessa organizzazione
Paolo Pirani abbia espresso dubbi su una via «di tipo
“agitazionista”».
Musi ha meno dubbi sulla strategia che i sindacati si sono dati,
non ha intenzione di fare polemiche ma ricorda che nella riunione
di segreteria in cui il documento dei leader di Cgil, Cisl e della stessa Uil è stato approvato «nessuno ha posto l’esigenza né di frenare, né di accentuare. Obiezioni non ce ne sono state» e le proposte sono passate così com’erano. «I sindacati sono uniti – ripete – sarebbe strano se non si rivendicasse il fatto di avere una posizione comune». L’unità ritrovata «non può essere inquinata da eccessive interpretazioni su sottolineature verbali». Tanto più che è un punto di forza dei sindacati contro «un governo che continua nei protagonismi dei singoli ministri, viceministri e sottosegretari alla ricerca della formula perduta». Inoltre c’è il mandato «unitario» avuto dalle piazze, dalla riuscita dello sciopero generale del 24 ottobre, per
Adriano Musi sarebbe irresponsabile «non utilizzarlo», la vertenza delle pensioni deve andare in porto «è difficile, complessa, e in più c’è un governo che non è in grado di dare risposte».
Il numero due della Uil non vuol sentir parlare di divisioni, ma è
pur vero che il numero uno Luigi Angeletti il freno sull’eventualità di
un nuovo sciopero lo ha tirato. Se non si tratta di «una sottolineatura
verbale», ma di una posizione diversa da quella sottoscritta con Epifani e Pezzotta appena quattro giorni fa, l’occasione per spiegare i distinguo potrebbe essere per la Uil il comitato centrale convocato per il 24 e 25 novembre in preparazione della conferenza organizzativa che si tiene in marzo. «Ma non mi pare ci sia la necessità di discutere», insiste Musi.
Intende stare «ai documenti e alle intese unitarie e non ad altre cose» anche il leader della Cisl Savino: «Io non lo so il perché si debba fare polemica: c’è un documento unitario che non esclude lo sciopero generale. E io mi attengo a questo» è stata la sua risposta a chi gli
chiedeva della prudenza di Angeletti.
E con Cgil e Cisl ieri la Uil ha bocciato la proposta del viceministro
dell’Economia Mario Baldassarri che prevede di anticipare al 2005
l’intervento sulle pensioni di anzianità, ma sulla base di un meccanismo diverso da quello indicato nell’ emendamento, permettendo l’andata in pensione a tutti coloro la cui somma tra età anagrafica e contributiva fa 97. Aldilà del merito – «non cambia
nulla » dicono i sindacati – la mossa di Baldassarri la dice lunga su come parte della maggioranza non condivida affatto la chiusura opposta dall’asse Lega-Tremonti con il placet di Silvio Berlusconi.
Il governo deve fare di tutto per riaprire il confronto con i sindacati, insistono An e Udc. E l’ex leader cislino Sergio D’Antoni, oggi vicesegretario dell’Udc ha chiesto esplicitamente che l’esecutivo convochi le parti sociali per trovare un’intesa. Concorda il ministro di An Gianni Alemanno, è una priorità «assoluta» dice. «Il governo ha già deciso all’unanimità – è la secca replica del ministro del Welfare Roberto Maroni – tutto il resto sono divagazioni». Crepe dunque,
e l’iter parlamentare della riforma è appena iniziato.

fe. m.