Muro contro muro tra Coop Estense e Cgil

27/06/2002

27 giugno 2002

Confermato lo sciopero del 29 giugno per il contratto integrativo. Barberini assicura: le cooperative rispettano i diritti del lavoro

Muro contro muro tra Coop Estense e Cgil

Vanni Masala

                BOLOGNA. Muro contro muro. Le segreterie Cgil di Modena e Ferrara confermano lo sciopero del 29 giugno contro Coop Estense, annunciano presìdi e manifestazioni di protesta in cinque ipermercati emiliani, nonché «azioni» interne in caso di apertura al pubblico. Sull’altro versante, il presidente nazionale di Legaccop, Ivano Barberini, rivendica la specificità del movimento cooperativo nel rispetto dei diritti e replica indirettamente alle critiche di Sergio Cofferati, che aveva accostato l’atteggiamento di Coop Estense a quello di altre aziende senza alcun interesse sociale. Lo scontro sul contratto integrativo aziendale tocca così il culmine, dopo due anni di accesa vertenza, e non si intravvede la fine del tunnel. Erano 14 anni che la Cgil non proclamava uno sciopero contro Coop Estense, che tra Modena e Ferrara conta 3700 lavoratori, oltre a 1200 dipendenti (ed altri 1500 previsti) nel sud Italia. Uno sciopero da più parti definito come «uno scontro fratricida», che mette a rischio la stessa natura del movimento cooperativo. Anche se, sopratutto sul versante coop, si parla di una normale «dialettica nell’ambito di una vertenza». Di fatto la Cgil ha espresso le sue motivazioni in replica a Coop Estense. «Siamo di fronte ad una proposta aziendale – dice il segretario provinciale Alberto Morselli – che per noi non è accettabile sia sul piano politico che del merito». E si riferisce, Morselli, al fatto che la Coop propone un diverso regime salariale per i nuovi assunti, con un premio aziendale fisso che verrebbe sostituito da uno variabiel. «Questo – hanno affermato i dirigenti del sindacato – comporterebbe un arretramento di diritti conquistati negli anni». Di diverso parere Cisl e Uil, che hanno deciso di rappresentare «il partito della trattativa», in netto contrasto con le posizioni di Cgil. Le Camere del Lavoro hanno poi smentito di aver già firmato contratti col doppio regime salariale nelle maggiori cooperative di consumo: «Tranne che in Liguria, per particolari condizioni locali, noi non abbiamo accettato che venissero create diverse condizioni economiche e normative tra i lavoratori». La Cgil, si è quindi resa disponibile a discutere su un diverso salario d’ingresso per i nuovi assunti, «purchè in tre anni si arrivi a una retribuzione fissa e definitiva».

                «È una vicenda delicata ed un accordo tutt’altro che facile – ha dichiarato ieri a Bologna Ivano Barberini -, che si scontra con la necessità di uno sviluppo in nuovi territori, come la Puglia». «Ma al di là delle tensioni proprie di una vertenza aziendale, in cui ciascuno porta i propri interessi – ha aggiunto il presidente di Legaccop – credo sia da rispettare la posizione della cooperativa come quella dei sindacati, questi ultimi ancora una volta divisi». Per Barberini c’è una disponibilità al confronto, ma allo stesso tempo «non si capisce come ci possa essere tolleranza nei confronti di imprese concorrenti alle coop, dove non si rinnovano contratti integrativi da anni, e pretendere che la cooperativa faccia tutto». I Ds modenesi si sono posti in una posizione di mediazione, e dopo una serie di incontri («nel rispetto dell’autonomia dei ruoli») hanno invitato le parti «ad abbassare i toni ed a lavorare per ricercare», dopo lo sciopero, «la strada per la ripresa del confronto e giungere a un’intesa». I Ds criticano quindi la ricerca di intese separate, condividono la politica di Coop Estense, ma affermano che «lo sviluppo del movimento cooperativo deve avvenire nel rispetto delle tutele e dei diritti dei lavoratori presenti e futuri».