Muore schiacciato dal trattore Tunisini in rivolta negli aranceti

12/05/2010

Questa volta è toccata ad un tunisino Ameur Ghrairi, fare salire l’indecente statistica dei morti sul lavoro. Aveva ventiquattro anni e lavorava a Ribera nella raccolta delle arance. Aspettava che finisse la stagione per spostarsi a Pachino, nel sud est della Sicilia dove per tutta l’estate gli extracomunitari rappresentano la principale forza lavoro nella raccolta dei pomodori.
Era arrivato da circa otto mesi a Ribera, un grosso centro agricolo in provincia di Agrigento. Lavorava nei campi ed era benvoluto da tutti. I suoi compagni lo descrivono come un ragazzo tranquillo, con la testa sulle spalle. Uno che lavorava sodo e non aveva grilli per la testa. Era venuto in Italia per mettere da parte un po’di soldi e costruirsi un domani in Tunisia o forse anche in Italia. Per Ameur Ghrairi non ci sarà nessun domani. E’morto schiacciato dal trattore che stava guidando. Il mezzo carico di frutta si è ribaltato e il giovane è rimasto sotto. Forse il carico era eccessivo, forse qualcosa non andava nel mezzo. Tutti interrogativi ai quali dovrà dare risposta l’indagine condotta dai carabinieri su delega dell Procura della Repubblica di Sciacca.Da capire anche quanto possa aver influito la rapidità dei soccorsi. Quando è arrivato in ospedale, portato da alcuni compagni di lavoro, per Ameur non c’era più nulla da fare. Non è ancora chiaro se sia morto sul colpo, oppure se un intervento più rapido dei soccorsi avrebbe potuto salvargliela vita. Il giovane infatti era solo al momento dell’incidente e ci si è accorti del dramma solo dopo qualche tempo. A dare una risposta a questo quesito fondamentale sarà il risultato dell’autopsia disposta sul cadavere della vittima dall’autorità giudiziaria. LA REAZIONE
A Ribera la notizia della morte di AmeurGhrairi ha scatenato in brevissimo tempo la reazione degli extracomunitari che lavorano nelle campagne della zona. A Ribera, nella vale del fiume Verdura, si coltiva una particolare varietà di arance a maturazione tardiva molto apprezzate dal mercato. Per la raccolta ogni anno arrivano centinaia di lavoratori extra comunitari, in larga parte tunisini e rumeni, molti di loro sono in regola con il permesso di soggiorno, ma ciò
nonostante sono impiegati in condizioni non sempre ottimali sia sul piano della retribuzione che su quello dei contratti e della sicurezza. E proprio la richiesta di sicurezza e di migliori condizioni di lavoro ha portato lunedì mattina, subito dopo la diffusione delle notizie sulla morte di Ameur, i lavoratori extra comunitari ad incrociare le braccia in uno sciopero spontaneo. I lavoratori si sono riuniti sotto il Municipio e non sono mancati alcuni momenti di tensione. Oltre a gridare la rabbia e il dolore per la morte del loro giovane connazionale, i lavoratori extracomunitari hanno protestato duramente, chiedendo migliori condizioni di lavoro, più sicurezza e una maggiore integrazione nel tessuto sociale del paese. Come accade spesso in quasi tutti i centri agricoli che impiegano manodopera stagionale straniera, anche
a Ribera gli extra comunitari dopo il lavoro massacrante nei campi sono tenuti al margine e non hanno alcuna occasione di integrazione con il resto del paese. A sera questi uomini che si sono spaccati la schiena per l’intera giornata diventano dei fantasmi. Molti vorrebbero che finito il lavoro semplicemente non esistessero. A Ribera subito dopo il dramma è anche arrivato Hedi Snoussi un funzionario del Consolato di Tunisia, che si è incontrato con gli amministratori e gli investigatori e quindi ha rassicurato i suoi connazionali sull’accuratezza delle indagini e
sull’impegno delle autorità per assicurare migliori condizioni sul lavoro e una maggiore sicurezza