Mucca pazza: Cremonini, lavorazioni garantite

16/01/2001

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Martedì 16 Gennaio 2001
italia – economia
I grandi clienti della società confermano fiducia ma si preparano ad affrontare la crisi.

Cremonini: lavorazioni garantite

MILANO È stata una giornata di passione, quella di ieri, per il gruppo Cremonini. Il rinvenimento del primo caso italiano di mucca pazza, avvenuto venerdì nello stabilimento Inalca di Ospedaletto Lodigiano (il più grande d’Europa con 600mila capi lavorati ogni anno), ha messo a dura prova il gruppo leader della carne fresca e maggiore produttore (circa il 50%) di hamburger in Italia.

Il top managemet della società presieduta da Luigi Cremonini, comprensibilmente preoccupato dalla brutta piega delle notizie, ieri ha di prima mattina fatto sapere che «l’individuazione della carcassa sospetta è stata resa possibile grazie al sistema della rintracciabilità delle carni in uso da tempo nello stabilimento». E mentre la carcassa «è stata opportunamente sigillata dalle autorità e posta in un container controllato 24 ore su 24 in un angolo del piazzale che circonda l’impianto, l’attività produttiva di Inalca prosegue regolarmente».

Ma questa iniezione di tranquillità non è bastata a rasserenare il clima, di per sè già surriscaldato dalle notizie provenienti dagli altri Paesi Ue con un tremendo crollo dei consumi di carne bovina. Non ha rassicurato, al punto che mentre si è in attesa della controprova delle analisi sul campione infetto attesa per oggi dall’Istituto di zooprofilassi di Torino, in Borsa il titolo ieri ha accusato la caduta più pesante della sua breve storia (si veda l’articolo qui sotto). Ma non solo: si è infatti appreso che alcuni grandi clienti stanno sollecitando incontri al loro interno, ristretti al più alto livello. Tema: la crisi della mucca pazza.

È il caso di McDonald’s, la maggiore catena di fast food che da anni ha un contratto pluriennale di acquisto di carne "made in Cremonini". Ieri il presidente di McDonald’s Italia, Mario Resca, ha avuto un lungo collegamento video con i responsabili delle altre sedi della catena in Europa per capire l’evolversi della situazione e quindi come reagire allo stato di crisi che sta colpendo la domanda di hamburger.

Non più tardi di qualche settimana fa i responsabili europei di BigMac ammisero che mucca pazza aveva inciso fortemente sulle loro vendite autunnali, con una flessione stimata sopra il 10 per cento. In quell’occasione Resca dichiarò che in Italia il problema non si poneva, perchè da noi non c’era stata nessuna mucca pazza. I fatti di questi giorni potrebbero invece innescare un processo a catena destinato a lasciare il segno, anche se dal quartiere generale di McDonald’s Italia fanno sapere che la situazione «è assolutamente sotto controllo e che gli hamburgher sono fatti solo di carne di muscolo, quindi scientificamente indenni dal prione Bse».

Stessa assicurazione arriva dall’altro grande competitor della ristorazione veloce, Burger King. Il portavoce della catena americana, distribuita in Italia da Autogrill, ha dichiarato che con il gruppo Cremonini «c’è un rapporto consolidato e affidabile sin dal ’94. Non solo, ma il gruppo Cremonini ci dà piena garanzia sulla qualità della carne, sottoposta a controlli e che proviene esclusivamente da muscolo di parti anteriore del bovino».

Un particolare, questo, che ha spinto il responsabile delle relazioni esterne del gruppo, Claudia Cremonini, a dichiarare che «il processo di lavorazione delle carni nel gruppo esclude l’utilizzo di quelle parti a rischio. E questo accade già da prima che fossero emanate le direttive Ue anti Bse». Lo stesso presidente, Luigi Cremonini, ha detto ieri che sarebbe disposto a mangiare carne della mucca "sospetta", quella ormai conosciuta con il numero 103, «dato che il prione non lo hanno mai trovato nel muscolo».

Tanta sicurezza sulla qualità della carne prodotta, e già pubblicizzata sui giornali, che ha finito per alimentare qualche dubbio nella magistratura. Tant’è che il procuratore capo di Torino, Raffaele Guariniello, ha disposto una indagine a carico del gruppo Cremonini, ipotizzando il reato di frode in commercio. Com’è possibile tanta sicurezza — si è chiesto il magistrato — se gli istituti pubblici di zooprofilassi hanno da poco cominciato i controlli? Una ipotesi che però non sembra abbia avuto grosse ripercussioni in casa Cremonini, in quanto — è la risposta — si tratta di «una questione amministrativa che non ci impensierisce più di tanto, perchè l’azienda ha sempre operato nella massima trasparenza».

—firma—Nicola Dante Basile