Mostra fotografica: “Balie e colf”

07/03/2001
   
Balie e colf
DONNE. Emigrazione e lavoro in mostra
AN. SCI.

Oggi una donna con gli occhi a mandorla si prende cura dei nostri bambini. Ieri, donne venete, piemontesi, calabresi varcavano le Alpi per andare ad allattare i piccoli francesi, tedeschi, svizzeri di buona famiglia. "Balie italiane e colf straniere" è il titolo di una bella mostra fotografica curata per l’editore Teti da Ada Lonni e Mara Tognetti, acquistata dalla Regione Marche e presentata domani, 8 marzo, a Macerata. Sarà presente contemporanemente in 40 città marchigiane, quelle dove è più forte la presenza di immigrati e dove è più importante conservare la memoria e far crescere la solidarietà.
Anche i dati lo confermano (vedi articolo a fianco): il lavoro offerto oggi dagli extracomunitari nel nostro paese, non "ruba" posti, ma anzi permette agli italiani di svolgere altri lavori, di più alto livello. Le filippine, le cinesi, le eritree impiegate come colf nelle nostre case, permettono a molte italiane di lasciare la cura dei figli e diventare manager, avvocati, medici. Ma loro, le colf, sono ancora oggi pressoché invisibili, isolate tra le quattro mura di casa nostra: scontano la lontananza dai propri paesi di origine, la solitudine che le accoglie in Occidente, la difficoltà di dialogare con le altre lavoratrici per rivendicare i propri diritti.
La mostra ricorda come anche le italiane, in passato, furono ospiti di altri paesi, in fuga dalla povertà: nel corso di tutto l’Ottocento e per buona parte del Novecento, dal Nord, dalla Lucchesia, dalla Calabria, molte donne si sono recate nei paesi dell’Europa centrale per allattare i bambini di altre donne, spesso abbandonando i propri figli. Alcune ricorrevano a più gravidanze successive, pur di prolungare di qualche anno questa fonte di sostentamento. Ma non erano solamente queste, ovviamente, le rotte delle donne italiane. Molte si spostavano di regione per lavorare nelle aziende tessili – memorabile lo sciopero delle tessitrici a Biella, nel 1896 – o varcavano l’oceano, per raggiungere i loro mariti in America.
Dagli anni Settanta in poi la situazione si è invertita: le italiane sono ricche, la cura dei bambini viene affidata alle extracomunitarie. In base ai dati relativi alla sanatoria del 1990, il 70% delle donne immigrate sono colf, il 16% operaie, il 4,9% impiegate. Circa l’80% delle filippine lavorano come domestiche, e forniscono da sole quasi il 40% del lavoro domestico complessivo. Le cinesi, invece, scelgono altri mestieri e soltanto il 30% di loro si dedica alla professione di colf.
Motivi economici spingono soprattutto le filippine e le cinesi, politici le eritee, familiari le egiziane. Ambientarsi è molto difficile: le prime arrivate, perciò, organizzano l’accoglienza. Solidarietà tra donne.