«Mossa incostituzionale, pronti al ricorso»

03/11/2003


02 Novembre 2003
«Mossa incostituzionale, pronti al ricorso»
I sindacati a Tremonti e Maroni: fatto iniquo, dovrete renderne conto
ROMA
Il possibile taglio delle tredicesime dei cassintegrati, che secondo Rifondazione si tradurrebbe in una riduzione annuale tra i 700 e gli 800 euro per ogni lavoratore, ha suscitato allarme ed un coro di reazioni contrarie al provvedimento.
I segretari confederali di Cgil, Cisl e Uil, responsabili del mercato del lavoro, Giuseppe Casadio, Raffaele Bonanni e Fabio Canapa hanno inviato una lettera di protesta al ministro dell’Economia, Giulio Tremonti, ed a quello del Welfare, Roberto Maroni. «Se la notizia dei prossimi tagli fosse confermata sarebbe un fatto gravissimo, di cui chiederemo conto e ragione al Governo», avverte Bonanni, mentre Casadio rincara la dose: «È una cosa ignobile – dice -. Il governo va avanti raschiando il barile per risparmiare due lire sulle situazioni socialmente più esposte. Quel comma è ignobile anche se non dovesse produrre nessun effetto sulle persone reali, e questo perchè non sarebbe legittimo chiedere indietro i soldi. Oppure si tratta di un piccolo escamotage contabile per recuperare virtualmente 900 milioni».
Sul fatto che si stia «raschiando il fondo del barile» concorda Tiziano Treu, già ministro del Lavoro, valutando inevitabile un ricorso alla Corte Costituzionale: «Si tratterebbe di una norma retroattiva – spiega – e questo porrà problemi di contenzioso giudiziario e costituzionale. Politicamente, invece, ci troviamo davanti ad un ennesimo gioco di prestigio».
Adriano Musi, segretario generale aggiunto della Uil, attribuisce al governo «il premio Oscar per l’egoismo» colpendo le categorie più deboli e concedendo condoni a quelle più abbienti. «E’un ben strano concetto di solidarietà quello del governo – spiega Musi -. Ridurre a 12 le mensilità dei cassintegrati, e chiedere la restituzione di quelle incassate in più negli ultimi dieci anni, così come è avvenuto per il taglio ai benefici per i lavoratori esposti all’amianto testimonia quanti provvedimenti iniqui si stiano varando e quanta scarsa propensione ci sia ad attuare politiche che sappiano indicare la strada della coesione e dell’unità nazionale».
Il vice segretario generale dell’Ugl, Renata Polverini, si confessa incredula: «Spero sia una favola, altrimenti di certo è una follia», commenta. E aggiunge: «Nel momento in cui si sta dando vita a uno strumento, che il governo giudica innovativo, come la Legge 30, non è il caso di toccare ammortizzatori che già ci sono, ma bisogna chiedere più risorse per gli strumenti esistenti e quelli nuovi. Spero quindi che questo sia l’ennesimo errore o svista da parte di chi scrive i testi da portare nelle varie commissioni e poi in Aula, e mi auguro che, così come è passato per errore, venga corretto, ripristinando la situazione precedente, e cercando risorse per il futuro».
Sulla questione il parere di Giuliano Cazzola, esperto di problemi previdenziali è che «un provvedimento di questo tipo andrebbe preso nel contesto di una riforma complessiva degli ammortizzatori sociali. Soprattutto laddove si interviene sulle pensioni. Fatta in questo modo è una cosa pasticciata».

(v.cor.)