Morto Giolitti: fu costituente e protagonista centrosinistra

08/02/2010

Avrebbe compiuto 95 anni venerdì prossimo Antonio Giolitti, ministro socialista nella stagione del centrosinistra, membro dell’Assemblea Costituente. Nipote di Giovanni Giolitti, l’uomo che diede il nome alla lunga stagione dell’Italia liberale d’inizio Novecento, Antonio fu comunista fino al 1956. Quell’anno, infatti, lasciò il PCI aderendo alla protesta del "Manifesto dei 101", l’iniziativa firmata da intellettuali, accademici e uomini politici per condannare il sostegno del gruppo dirigente comunista italiano all’invasione dell’Ungheria da parte delle truppe sovietiche. Il passaggio nelle file del PSI di Pietro Nenni vide Giolitti in posizione "autonomista" a sostegno del segretario. All’inizio degli anni ’60 entrò nei governi Rumor, Moro e Colombo con l’incarico prima di sottosegretario agli Esteri e poi di ministro del Bilancio. Da questa posizione fu uno dei motori principali della politica di programmazione economica, con Ugo La Malfa e Riccardo Lombardi. Antonio Giolitti fu anche Commissario europeo, dal 1977 al 1985. Quell’anno entrò in rotta di collisione con la linea di Bettino Craxi. Uscì dal PSI per tornare nel PCI, suo partito d’origine. Nel 1987 fu eletto senatore come indipendente nelle fila del PCI. Alla fine della legislatura, nel 1992, Giolittiabbandonò la vita politica. Nel 2006 l’attuale presidente della Repubblica Giorgio Napolitano si recò a casa di Giolitti per riconoscergli che cinquant’anni prima la ragione sui fatti d’Ungheria stava dalla sua parte.