Morti bianche: Le parole non bastano più (G.Epifani)

10/12/2007
    domenica 9 dicembre 2007

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      Morti bianche

      Le parole non bastano più

        Gugliemo Epifani

          Ormai è strage. Lo ripetiamo ogni volta, dopo ogni morte, cioè quasi tutti i giorni. Perché quotidiano è lo stillicidio dei morti sul lavoro, una conta che diventa intollerabile quando a condizionare, se non a determinare, queste morti è l’assenza delle condizioni minime di sicurezza, il mancato rispetto delle norme. La magistratura chiarirà le cause del devastante incidente di Torino, ma al di là delle responsabilità in questo caso, fra i più terribili degli ultimi anni, resta il fatto che il tema della sicurezza sul lavoro è un’emergenza, e quindi una priorità, nazionale.

          È anche un immenso lutto e per esprimerlo, con Bonanni e Angeletti, abbiamo chiesto che tutti i lavoratori portino domani, quando Torino si fermerà, un segno, una fascia nera al braccio. Una modo simbolico per essere vicini alle vittime, ai feriti, alle famiglie che hanno subito perdite tanto gravi. Altre iniziative le proporremo nei prossimi giorni.

          È stato osservato in queste ore che il tema della sicurezza non è solo questione di criminalità: è anche, è soprattutto il diritto a lavorare senza rischiare ogni giorno la vita e la capacità di garantire condizioni di sicurezza ai propri cittadini lavoratori è un indicatore del grado di civiltà di un paese. È un tema ben presente al Presidente della Repubblica che anche in questo caso, come in tanti altri, come in occasione del suo stesso insediamento, ha espresso con intensità partecipazione e preoccupazione per un fenomeno sempre più grave. È una sensibilità, quella del Presidente, della quale siamo grati e che accomuna anche altri vertici delle istituzioni.

          Tuttavia le parole non sono più sufficienti.

          Non possiamo ignorare come il tema della sicurezza si intrecci troppo spesso con lo sfruttamento dei lavoratori immigrati, le catene di appalti e sub-appalti, la precarietà, il lavoro nero. Non è il caso di Torino. Non sappiamo ancora niente di ufficiale sulle cause dell’incidente, ma le ipotesi che circolano parlano di estintori vuoti, telefoni non funzionanti, turni di straordinari fuori dalle regole. Sarebbe particolarmente grave se in una azienda antica, importante, autorevole come le acciaierie ThyssenKrupp fosse stata una tale violazione delle norme ad aver provocato una simile devastazione.

          Ma al di là di questi episodi clamorosi c’è il bollettino quotidiano di morti sui cantieri, nelle piccole fabbriche, sulle strade, e in questo caso spesso la questione della sicurezza sul lavoro si intreccia con il problema del lavoro nero e dello sfruttamento di immigrati, tante volte clandestini. Altre volte le responsabilità è nell’insufficiente ruolo di vigilanza e controllo, nello scarso coordinamento delle strutture pubbliche preposte. In verità il problema è diventato troppo esteso e pervasivo: è ora che ognuno si assuma le proprie responsabilità, ciascuno per la propria parte.

          Per il sindacato il capitolo della sicurezza, naturalmente, è da sempre una priorità netta: su questo tema abbiamo aperto il 2007 con una grande assemblea nazionale unitaria; alla sicurezza e alle vittime del lavoro abbiamo dedicate molti momenti delle celebrazioni del Primo maggio; tante sono le iniziative nelle categorie, nei territori, nei luoghi di lavoro. Si dovrà fare ancora di più: la sicurezza deve tornare ad essere un tema centrale della contrattazione perché è troppo spesso i rischi sono legati ai carichi e all’organizzazione del lavoro, agli orari, agli straordinari.

          Quanto alla politica alcune cose sono state fatte in questo ultimo anno, a cominciare dall’approvazione del Testo unico sulla sicurezza. Ora è necessario varare al più presto i decreti attuativi e coordinare meglio le attività di controllo fra i diversi livelli amministrativi, avviare un Piano nazionale, articolato nelle Regioni, di prevenzione e promozione della salute e sicurezza nel lavoro. Serve un’azione coordinata, un confronto a tutti i livelli con chi rappresenta le lavoratrici e i lavoratori.

          Una grande responsabilità compete a Confindustria. È ora che l’organizzazione degli imprenditori, che ha compiuto scelte coraggiose in Sicilia decidendo di espellere le aziende che non denunciano il taglieggiamento del pizzo, si faccia garante a tutti i livelli del rispetto delle norme di sicurezze nelle proprie associate. E per questo apprezziamo la volontà di Montezemolo di affrontare il problema in un incontro con il sindacato e il governo.

          Infine, grande è la responsabilità dei media. Malgrado nell’ultimo anno si sia manifestata, qua e là, una maggiore sensibilità sui temi degli infortuni sul lavoro, l’attenzione dei mezzi di informazione è ancora troppo sporadica, troppo legata a episodi gravi. I riflettori si accendono solo sulle stragi e comunque si spengono in fretta: ma non fa a notizia, al di là di qualche “breve”, lo sgranarsi di morti quotidiane.

          Invece ogni singola morte, ogni infortunio, è un fallimento: fino a che non saremo tutti consapevoli di questo la battaglia contro le morti bianche sarà più difficile e più lunga.