Morte sul lavoro di un camionista accuse all’ Esselunga

26/09/2011

MILANO -­ In un infortunio sul lavoro è morto per una cifra compresa tra «i 1.600 e i 5.300»: i soldi che a Esselunga sarebbero stati sufficienti per un mini-intervento di sicurezza sul piazzale di scarico-merci di un supermercato, che non avrebbe evitato la dinamica dell’ incidente (l’ autista sceso, il freno a mano non innestato, l’ autotreno scivolato indietro sul piano inclinato del piazzale fino a schiacciare l’ uomo) ma avrebbe almeno lasciato all’ operaio una manciata di centimetri preziosa per non farlo schiacciare. E l’ azienda, nel non affrontare in precedenza interventi antinfortunistici più radicali per scongiurare del tutto l’ incidente, avrebbe tratto un complessivo risparmio, e dunque un profitto per sè, di 750.000 euro. E’ sulla base di questa ricostruzione del consulente dell’ accusa, ingegnere Davide Levo, che il pm Francesca Celle chiede ora il rinvio a giudizio della persona giuridica «Esselunga spa» (in base alla legge 231/2001 sulla responsabilità amministrativa delle società per reati commessi dai dipendenti nell’ interesse aziendale) e delle persone fisiche del vicepresidente Paolo De Gennis, del direttore del supermercato milanese di via Washington e di altri 5 dirigenti per l’ ipotesi di reato di omicidio colposo di Claudio Birolini: l’ autista 45enne fu schiacciato il 26 settembre 2009 perché, secondo l’ accusa, «il rischio specifico insito nella conformazione del piazzale di carico non era stato valutato», «i pavimenti avevano inclinazioni pericolose», «i respingenti erano inidonei a creare uno spazio di rifugio antischiacciamento», «gli operatori non erano stati adeguatamente formati». Esselunga obietta che da molte stagioni il gruppo spende in misure per la sicurezza sul lavoro da 7 a 8 milioni di euro ogni anno, e ritiene di poter mostrare al processo che la misura di sicurezza suggerita dal consulente del pm sarebbe in realtà stata a sua volta oggettivamente pericolosa sotto altri profili.