Morena Piccinini: «Mandano sempre noi donne…»

02/10/2007
    martedì 2 ottobre 2007

    Pagina 2 e 3 – Primo Piano

    LA LEADER CONTESTATA

    Il segretario confederale della Cgil, Morena Piccinini: la Cgil è pluralista, supererà anche questa crisi

    «Mandano sempre noi donne
    Tanto non ci lasciano parlare…»

    Stefania Tamburello

    ROMA — «Quando c’è da prender fischi si mandano avanti sempre le donne». Morena Piccinini si sarebbe sfogata così al termine della contestata quanto affollata assemblea negli stabilimenti Fiat di Mirafiori. Ma senza troppo risentimento. Più che altro una battuta liberatoria, l’effetto della tensione di chi ha dovuto parlare tra interruzioni, proteste e fischi. «Ho finito il mio intervento, sono comunque riuscita a dire quello che volevo dire» afferma convinta di non essersi fatta intimorire. «Forse le donne in queste situazioni riescono ad essere più determinate dei loro colleghi uomini», aggiunge, sostenendo di non essersi fatta per nulla impressionare dall’evoluzione dell’assemblea di ieri. Sarà vero? «Mi sono trovata in situazioni in cui il clima era ancora più teso», racconta citando le assemblee del ’95 sulla riforma Dini. «Anche allora ci fu un voto in cui le ragioni del sindacato prevalsero a maggioranza. Forse chi chiede oggi di tornare a quella riforma, senza fare altri passi in avanti, in quell’occasione votò contro», riflette Piccinini. Che lamenta l’assunzione di posizioni precostituite da parte di chi contesta le scelte della segreteria della Cgil. A cominciare dalla dirigenza della Fiom. «È un dibattito sopra le righe, ma la Cgil è pluralista, supererà anche questa crisi» osserva, cercando di sdrammatizzare lo scontro tra la segreteria e il sindacato dei metalmeccanici.

    Del resto Piccinini, all’accordo sul Welfare firmato da Cgil, Cisl e Uil, ci crede sul serio. Ma non potrebbe essere diversamente: «Se solo potessimo parlare con serenità ai lavoratori, senza pregiudizi, anche sui limiti dell’accordo, sarebbe tutto più semplice». Emiliana di Modena, cinquantun anni, un marito pensionato ex operaio di un’industria alimentare e un figlio all’università, il primo test lo ha fatto in casa, in famiglia. Che comprende anche una madre con la pensione minima, 428 euro presi dopo anni di lavoro a domicilio. «Per lei scatterà da subito l’aumento di 354 euro, la quattordicesima. E’ troppo poco? Da noi si dice "prendi e metti da parte", magari dopo si otterrà di più». Già perché secondo la sindacalista modenese, chiamata alla segreteria generale nel 2002 nel periodo di passaggio dalla segreteria di Sergio Cofferati a quella di Guglielmo Epifani, sul Welfare non è finita qui. Altri aggiustamenti saranno via via possibili, dice. E insiste: «Quello che non mi va giù è che si sia radicata l’idea in molti lavoratori che le cose sulle pensioni siano peggiorate. Invece no, sono migliorate ». E lo sono, spiega riprendendo gli esiti del test familiare, per il marito pensionato, per lei stessa che non ha avuto l’innalzamento dell’età pensionabile, per la madre e per il figlio, che ha avuto «tanto per dirne solo una», le agevolazioni per il riscatto della laurea. «Io non ho potuto pagarlo: dovevo scegliere tra il mutuo per la casa e il riscatto. Ho preferito il primo». La laurea di Piccinini era quella in Diritto del lavoro con cui è entrata nel sindacato, prima occupandosi di fisco e volontariato e poi delle vicende degli agricoltori della zona. Entrata nella Federbraccianti, nel ’98 è diventata direttrice dell’Inca, il patronato della Cgil,e quindi ha assunto la guida della Camera del Lavoro di Modena. A Roma Morena Piccinini è arrivata nel maggio del 2002 entrando nella segreteria confederale della Cgil dove, su nove sindacalisti, cinque sono donne. Tra le quali con ogni probabilità sarà individuato il prossimo segretario della Cgil. «C’è ancora tempo: Epifani sta benissimo dove sta» dice. Dopo Mirafiori andrà alle assemblee di Venezia, nelle vetrerie, e di Modena, nelle aziende agricole e alimentari. Un compito di tutto relax, dopo quello che è successo ieri? Morena Piccinini non è proprio convinta: «Gli arrabbiati sono ovunque. Ma al referendum vinceremo».