Montezemolo spinge i sindacati “Attendo un segnale unitario”

16/07/2004





     
    Venerdì, 16 Luglio 2004
    Pagina 10 – Economia

    IL PIANO
    Montezemolo spinge i sindacati "Attendo un segnale unitario"
    Maroni: la Cgil si è sempre alzata dai tavoli

    Il presidente di Confindustria: "Questo Paese ha bisogno di dialogo"
    Il ministro del Welfare: "Benedetto in pompa magna il nuovo clima, ma l´uscita di Epifani era prevedibile"


    DAL NOSTRO INVIATO
    SALVATORE TROPEA

    ASTI – - «Il metodo non si cambia e il metodo da noi scelto e che in queste ore non intendiamo perdere di vista neppure per un minuto è quello del dialogo. Ma dialogo non vuol dire necessariamente accordo». Il giorno dopo lo stop della Cgil, Luca Cordero di Montezemolo, tende a sdrammatizzare la battuta d´arresto che ha bloccato sul nascere l´atteso confronto tra Confindustria e sindacati. E´ convinto che la strada sia quella giusta, che non ve ne siano molte altre, e che dunque si può ricucire lo strappo. Perciò dice di essere ora in attesa di un «segnale unitario» delle tre organizzazioni sindacali sul documento presentato da Confindustria e di cui si sono appresi i punti essenziali. Dunque si può andare avanti con l´obiettivo di «condividere con il sindacato e con tutti, protagonisti e attori, dello sviluppo del nostro paese un progetto Italia da andare a discutere col governo».

    Il presidente di Confindustria è venuto ieri pomeriggio ad Asti per l´assemblea degli imprenditori di questo cuore agro-alimentare del Piemonte . Volutamente non ha affrontato di petto il discorso dello «rifiuto» della Cgil ma ci è andato molto vicino e quando è entrato nell´argomento lo ha fatto in chiave di ricerca di una posizione comune, segno che , a differenza del ministro Maroni, egli continua a privilegiare il confronto sugli «obiettivi condivisi». Il ministro del Welfare, nella mattinata di ieri, aveva definito «prevedibile» l´andata via della Cgil dal tavolo della concertazione. «S´è fatto un gran parlare della concertazione tra la cosiddetta nuova Confindustria e le parti sociali» queste le sue parole. «Ma un sindacato che ha sempre detto no si è alzato e se n´è andato nonostante l´accondiscendente Montezemolo». Qualche ora dopo l´«accondiscendente» Montezemolo si è guardato bene dal cogliere la provocazione del ministro di un governo abbondantemente affacciato sull´orlo della crisi, e ha rilanciato, se possibile con più forza, il tema della concertazione «evitando con questo di restare prigionieri del passato e di aprire dissertazioni sull´attualità o meno del 1993 quando il nostro impegno deve essere quello di guardare al 2033 e comunque avanti e non indietro».


    Tema della discussione resta il documento i cui capitoli principali sono sostanzialmente quattro: 1) riconferma per innovazione e ricerca dell´impegno di spesa pubblica all´1% del Pil come promesso da portare al 2 nei prossimi tre anni e con «certezza e stabilità delle agevolazioni»; 2)forti investimenti sulle infrastrutture con «programmi dotati di reale fattibilità; 3) precisa scelta legislativa che assicuri l´integrale trasferimento del contributo dello 0,3% per la formazione; 4) una serie di misure per il Mezzogiorno che vanno dall´operatività degli strumenti per attrarre investimenti, agli incentivi alle imprese che assicurano innovazione, all´introduzione di una fiscalità di vantaggio a partire dall´Irap, allo sgravio contributivo per le nuove assunzioni, all´accelerazione degli interventi infrastrutturali, alle risorse per opere nei servizi idrici, elettrici, trasporti e rifiuti.


    Per Montezemolo su questo documento si può dialogare. E gli assetti contrattuali? «Il problema non è nostro, è fuori» ha commentato riferimento alle diverse vedute di Cgil e Cisl e Uil. «Nello sviluppare con governo e sindacati una coerente politica dei redditi – recita il documento di Confindustria – si potrà riflettere sugli assetti e sulla politica contrattuale».