Montezemolo: recuperare lo spirito del dopoguerra

26/03/2004



26 Marzo 2004

INCONTRO CON GLI IMPRENDITORI DEL NORD EST: DECISIVI I PROSSIMI 4 ANNI

Montezemolo: recuperare
lo spirito del dopoguerra
Roberto Ippolito
inviato a SCHIO (Vicenza)


Le statistiche sono amare. Ma non ci sono solo quelle. «Se guardiamo le cifre dobbiamo essere preoccupati, ma se guardiamo la voglia di reazione dobbiamo essere meno preoccupati»: il presidente della Ferrari Luca Cordero di Montezemolo, designato alla guida della Confindustria per i prossimi quattro anni, incontra il Raggruppamento di Schio dell’Associazione industriali di Vicenza nel giorno dell’annuncio dato dall’Istat del calo del fatturato dell’industria. Un altro dato negativo in un quadro dell’economia cupo da troppo tempo.
Chiamato a raccontare il «successo di squadra» della sua Ferrari, parla anche delle «tante aziende che lavorano con la stessa passione». E dei «tanti imprenditori visti in questi mesi in ogni parte d’Italia che, pur inquieti, dimostrano volontà di rilancio, dinamismo, voglia di intraprendere e rischiare».
L’Italia ha bisogno di uno scatto «recuperando – dice Montezemolo – lo spirito e i valori del dopoguerra». Come negli anni successivi al conflitto mondiale, deve «avere coraggio» e «rimboccarsi le maniche». Guardando avanti: «Nei momenti difficili abbiamo sempre saputo reagire: ce l’hanno insegnato i nostri nonni, ce l’hanno insegnato i nostri padri».
Nonostante i dati negativi, si può riscoprire «l’orgoglio di essere italiani e l’orgoglio delle nostre aziende» come dice Massimo Calearo, presidente degli industriali di Vicenza. «Quando ho sentito l’inno d’Italia dopo la vittoria della Ferrari in Malesia domenica scorsa mi è venuta ancora la pelle d’oca» confessa Montezemolo.
L’incontro di ieri sembra una nuova occasione per testimoniare che c’è un’Italia che non accetta di stare in ginocchio. Tanto che a Schio si sono ritrovati imprenditori di tutto il Nord Est decisi a trasmettere il loro slancio per il recupero dell’economia. «Vogliamo ritrovare la capacità competitiva» sintetizza Cinzia Palazzetti, presidente degli imprenditori di Pordenone. «Non intendiamo stare fermi» assicura Andrea Tomat, designato a capo degli industriali di Treviso. «Avere la stessa determinazione del dopoguerra è fondamentale» sottolinea Giovanni Fantoni, presidente a Udine.
Gli imprenditori, dunque, cercano in loro stessi la forza per uscire dal lungo periodo buio. Dice Montezemolo: «Abbiamo una sola possibilità: esprimere prodotti eccezionali; quindi essere imprenditori eccezionali». E scrutando i prossimi quattro anni che «oserei dire decisivi», puntualizza: «I risultati in gran parte dipenderanno da noi».
Questo significa, per la Confindustria, sviluppare la «capacità progettuale». E in generale giocare «la vera scommessa» rappresentata dalla «crescita della piccola impresa». Ecco «il tema numero uno» per l’economia: «anche se è vero che piccolo è bello, questo non basta più». E’ importante il ruolo del «capitalismo familiare», a condizione che «non costituisca un rallentamento alla crescita». Osserva il presidente della Ferrari: «Spesso le terze generazioni hanno vissuto comodamente, dando per scontate le proprie posizioni, mentre serve carattere e voglia di lavorare».
Crescere è quindi l’imperativo, partendo dall’eccezionale tessuto produttivo italiano caratterizzato dalle piccole imprese. Con un «tormentone per i prossimi quattro anni: innovazione, innovazione, innovazione». Una parola che Montezemolo definisce «trasversale» perché va oltre la ricerca e riguarda: «organizzazione, delega, motivazioni, legami con i fornitori, rapporti con i clienti, marketing, rete di vendita». L’innovazione è «una sfida per l’impresa ma anche per l’intero paese».
In un’Italia «che non si è mai divisa come si sta dividendo su tutto», gli imprenditori «devono recuperare la cultura del dialogo». Possono essere «uniti, leali, senza divisioni geografiche: non è pensabile che il Veneto o il Sud si ritengano diversi dal resto d’Italia».
Deve essere alimentato il dialogo con le istituzioni e con i sindacati. Poi bisogna «stare attenti a non fare la guerra alle banche» con le quali si deve lavorare per costruire lo sviluppo. Montezemolo teme «il ritorno a un clima di giustizialismo, con le banche considerate colpevoli di tutto». Un clima del genere «può portare alla chiusura del credito, con gravi conseguenze soprattutto per le piccole imprese». Nella «squadra Italia» dunque «bisogna rispettarsi di più». Per rimediare alle amare cifre dell’Istat.