Montezemolo: «L’operaio capisce più noi del sindacato»

22/06/2007
    venerdì 22 giugno 2007

    Pagina 6 – Primo Piano

      La polemica
      Impresa contro Cgil, Cisl e Uil

        “L’operaio capisce più noi del sindacato”

          Montezemolo accusa anche il governo: il suo mestiere è creare problemi alle aziende

            MARIA GRAZIA BRUZZONE

            ROMA
            A tarda sera, davanti a una plaea di industriali di Reggio Emilia, Luca Cordero di Montezemolo torna a sferzare duramente il governo, toccando tutti i temi d’attualità e rigettando le critiche che gli sono povute addosso in altre occasioni («Servono leader che siano in grado di spiegare alla gente le sfide che spettano a questo paese»). Ma questa volta ne ha per tutti, a cominciare dai sindacati. «Le nostre proposte sono più popolari tra i lavoratori che nel sindacato. Che è sempre più il sindacato della pubblica amministrazione e dei fannulloni», dice infatti il presidente di Confindustria. Una frase che più tardi il suo ufficio stampa completa e attenua, rispetto al testo dettato dalle agenzie: «Se il sindacato non tiene conto dei problemi veri di competitività delle imprese che interessano anche i lavoratori, rischia di diventare il sindacato della pubblica amministrazione, dei pensionati e di qualche fannullone». Ma Montezemolo non risparmia nemmeno l’opposizione: «In Italia serve un’opposizione che faccia meno propaganda e abbia un progetto politico. A noi non piace vedere show come quelli delle forze politiche che invadono i banchi del Governo in Parlamento. Siamo persone serie».

            Il primo bersaglio è tuttavia il governo, che non fa abbastanza per far funzionare l’Italia e non diminuisce l’improduttiva spesa pubblica. «C’è una classe di governo che ha come mestiere creare problemi agli imprenditori. La pubblica amministrazione ha più costi di struttura che di servizi. I costi e i tempi di percorrenza delle strade aumentano e per la burocrazia, se la gente non ne può più gli imprenditori sono addirittura esasperati». La politica al presidente di Confindustria appare debole. «E quando la politica è debole, si occupa degli intrecci e dei complotti» osserva alludendo alle reazioni alle intercettazioni pubblicate di recente. mentre alla politica chiede di «decidere e poi trovare il consenso».

            Montezemolo non concede sconti. «Se la ripresa c’è stata questa dipende fondamentalmente, se non esclusivamente dalle imprese, eppure il paese fa fatica a fare il tifo per le imprese. C’è un’inaccettabile cultura anti-industriale». Prova ne sarebbe persino il fatto che «anche i temi di maturità non mettono al centro l’impresa, anzi, evidenziano una cultura anti industriale». E non basta. «Nel 2004 tutto il mondo cresceva e l’Italia restava ferma. Anche noi avevamo delle colpe. Oggi siamo tutti concentrati e determinati e abbiamo il dovere e il diritto di chiedere alla politica di prendere delle decsioni. La politica sta rischiando che il Italia dilaghi il malcontento che è più ampio, serio e profondo di quanto appaia. Ma noi abbiamo il dovere di predicare bene e razzolare bene», conclude Montezemolo. Che entra nel merito a varie questioni. Le tasse, per esempio, che diminuiscono a tre condizioni: la prima che le paghino tutti, la seconda, che non si pensi di recuperare l’evasione facendo accertamenti solo su quelli che le pagano già; la terza, non fare una politica economica senza mai tagliare la spesa pubblica», il principale imputato.

            Quanto alle pensionie al «tesoretto», «la riforma Dini e la riforma Maroni consentono di raggiungere obiettivi di stabilità finanziaria del sistema che non possono essere messi in discussione. Se c’è un surplus, la stragrande maggioranza delle risorse va data per ridurre il debito, per aumentare le pensioni minime e per i giovani. Nient’altro. Bisogna guardare agli altri paesi europei: non possiamo essere il paese con la vita media più alta e dove si va in pensione prima di tutti gli altri. Infine, la riforma istituzionale e quella elettorale «sono una priorità»: «Abbiamo un’auto vecchia e complicata con la quale qualunque pilota non può vincere nessuna corsa. Noi non vogliamo essere tacciati da qualunqueisti e sostenitori dell’antiplitica. la politica è forte quando forti sono le sue idee e sa mobilitare passioni. Vogliamo segni di cambiamento, ma non possono essere gli imprenditori a farlo.

            Aspre le reazioni della Cgil, colta di sorpresa e fortemente irritata dall’uscita di Montezemolo. Guglielmo Epifani dopo aver letto le dichiarazioni, osserva coi suoi collaboratori: «Montezemolo è il nuovo capo populista del paese, e in questo modo cerca di avere un ruolo politico, provando a delegittimare anche il sindacato dopo aver tentato di delegittimare il sistema dei partiti». Non sono da meno le prime reazioni della sinistra radicale. «Il presidente di Confindustria Montezemolo ha offeso milioni di lavoratori con una frase delirante. Chieda scusa a tutti i cittadini che ogni giorno lavorano e contribuiscono a sostenere il Paese», recita una nota del capogruppo dei Verdi alla Camera, Angelo Bonelli. A difendere il sindacato è persino il leader della Nuova Dc Gianfranco Rotondi che trova «inaccettabili» le parole di Montezemolo, e parla di «svolta reazionaria che inquieta e che fa temere un nuovo fascismo»: «Non si può attaccare il Governo, insultare l’opposizione e demonizzare il sindacato Sono concetti intrinsecamente fascisti».