Montezemolo: «L’economia soffre, è recessione»

16/05/2005
    sabato 14 maggio 2005

      IMPRENDITORI E COMMERCIANTI SULLA STESSA LINEA
      Montezemolo: «L’economia soffre, è recessione»
      Billè prevede un Pil 2005 allo 0,3%: serve una manovra da 26 miliardi

        Roberto Ippolito

        ROMA
        Innanzitutto la consapevolezza della realtà. Poi l’impegno conseguente e forte per raddrizzare l’economia e costruire il futuro. Il presidente della Confindustria Luca Cordero di Montezemolo invita ancora una volta a guardare in faccia le pesanti difficoltà dell’Italia per reagire: «I parametri sono negativissimi, la situazione è grave, le cifre fanno vedere un paese in recessione» si rammarica.

        Montezemolo parla il giorno dopo l’annuncio della caduta dello 0,5% del prodotto interno lordo nel primo trimestre. Lo fa al Forum dell’Ancma, l’associazione dei costruttori di moto, settore definito «bandiera del made in Italy». All’Hotel Excelsior c’è disorientamento per il mercato europeo in affanno e si ragiona sulle scelte per la dura sfida dei paesi emergenti.

        I dati Istat «confermano purtroppo tutte le preoccupazioni che Confindustria esprime da tempo» dice Montezemolo. Molto cupi poi i giudizi dati dal presidente della Confcommercio Sergio Billè presentando le previsioni della sua organizzazione: il calo del Pil ha «fatto cadere l’ultimo velo di ottimismo» e mostrato «una situazione quasi da ultima spiaggia».

        Adesso «tutti si sono accorti», afferma Montezemolo, di come stanno le cose. E proprio ieri dopo le sollecitazioni ad agire e a discutere con imprese e sindacati i possibili interventi, come chiesto in particolare dal vicepresidente della Confindustria Andrea Pininfarina, il governo ha annunciato la convocazione delle parti sociali.

        Montezemolo rileva che la crisi «doveva essere affrontata prima». E ricorda l’analisi del seminario del centro studi il 14 dicembre: «Molti mesi fa dicemmo che i parametri di competitività del nostro sistema economico erano agli ultimi posti in Europa e i peggiori del dopoguerra.

        Non ne seguì una presa di coscienza, anzi da alcuni settori si elevarono ironie facili e fuori luogo. Purtroppo – e mai come in questa situazione, mi dispiace doverlo dire – Confindustria aveva ragione».

        Per il numero uno degli imprenditori «dire “noi l’avevamo detto” non è bello»; sarebbe preferibile «avere torto». Ma il quadro era noto: si poteva intervenire. Invece di farlo, con «una mania» di valutazione in chiave «partitica» sono stati attribuiti alla Confindustria intenti politici: ma «non è sua abitudine fare politica nè dare cambiali in bianco a un governo carente per la politica industriale». Oggi è necessaria «una forte consapevolezza della situazione reale da parte di tutti – governo, forze politiche di maggioranza e di opposizione, sindacati e imprenditori – per poter affrontare al meglio» le difficoltà. La Confindustria invita pertanto a uno sforzo collegiale: «Sulla realtà delle cifre è inutile dividersi. Serve un grande impegno comune delle forze migliori e vitali del paese». Sono concetti che esprime anche Billè per il quale «il collasso» dell’economia è «talmente grave da esigere» per i rimedi «la collaborazione e un grande senso di responsabiltià da parte di tutti». Billè chiede «che cosa si sta aspettando ad agire, quest’anno cresceremo solo dello 03%». E invita chi sta nella stanza dei bottoni a «usarli», ricordando le richieste avanzate: «Ci sgoliamo affinchè questi bottoni vengano finalmente usati nella maniera giusta». Billè aggiunge che l’eccezionalità della «crisi richiede scelte strategiche» e una manovra straordinaria da 26 miliardi. Per il rinnovo dei contratti del pubblico impiego «scaduti da un’enormità di tempo» la Confcommercio si distingue dalla Confindustria che ammonisce a fare attenzione ai conti pubblici: «Togliamoci il dente».

        Montezemolo spiega che «per le imprese è necessario un contesto che consenta di essere più competitive sui mercati internazionali: più produttività, meno burocrazia, drastica riduzione del cuneo fiscale e contributivo, più ricerca e innovazione». C’è il problema delle troppe tasse sulle imprese, il problema dell’Irap: «L’industria non vuole aiuti». La Confindustria rimprovera al governo di non aver sostenuto l’economia preferendo tagliare l’Irpef (con effetto «zero» secondo il presidente della commissione attività produttive della camera Bruno Tabacci): fu un «grave errore la mancia irpef che non ha favorito nessuno se non qualche paese che produce telefonini e cd».

        Aggiunge Montezemolo: «Vanno premiati gli investimenti produttivi che creano ricchezza e occupazione e non le rendite. Servono iniezioni forti di concorrenza in troppi settori protetti. Solo così si potrà ricreare un clima di fiducia fondamentale per il rilancio degli investimenti pubblici e privati».

          E’ in gioco il futuro: «Siamo di fronte a un impegnativo banco di prova per l’intera classe dirigente del paese». Le imprese sono consce delle difficoltà, ma anche delle potenzialità. Il presidente della Confindustria le ricorda agli imprenditori dell’Ancma: «In giro c’è preoccupazione per la Cina, l’India e altri paesi emergenti. Ma quando vado in India e vedo apprezzato un marchio come la Piaggio di Roberto Colaninno sono orgoglioso. Abbiamo le capacità per andare al meglio sul mercato».