Montezemolo: l’economia è a terra, aiutare gli investimenti

10/05/2005
    martedì 10 maggio 2005

    pagina 8

    Confindustria

    Montezemolo: l’economia è a terra,
    aiutare gli investimenti

      TRIESTE – Un Paese che non aspira all’innovazione, non spinge la ricerca, non investe in formazione ed è tentato di abbandonare l’attività industriale. Un Paese «che vive giorno per giorno, immedesimato nei problemi contingenti». Luca di Montezemolo sceglie la platea degli industriali triestini, riuniti per l’assemblea annuale, per un’analisi più cruda del consueto sullo stato di salute dell’economia italiana. Lo fa per mostrare al governo le esigenze primarie per un’inversione di rotta, e con un’orgogliosa chiamata a raccolta del sistema delle imprese: «Dove ci sono sogni e sfide, non c’è declino». Ma non fa sconti: non all’esecutivo «che deve affrontare alcuni temi fondamentali, e non dico trecento». Non alle banche «che devono cominciare a rischiare di più e non investire solo sulle società che hanno già risorse proprie». Non agli industriali, che invita a fare un salto di mentalità e a «essere meno egoisti e meno padri-padroni nelle aziende».

      Il nodo di fondo, dice, è che in Italia spira un vento ostile all’industria in sé. «Sento troppo poca attenzione – dice – sul ruolo del manifatturiero». E rivolto al primo cittadino forzista Roberto Dipiazza, che aveva auspicato una progressiva sostituzione dell’industria con il terziario, sferza tra gli applausi: «Caro sindaco, noi non vogliamo un’Italia Disneyworld». Rispetto al Berlusconi bis, Montezemolo ribadisce la mano tesa, ma su un’agenda in tre punti: l’abolizione dell’Irap, la riduzione del cuneo fiscale e, tema cruciale per il Nordest, gli sgravi fiscali in favore delle piccole e medie imprese che si aggregano e crescono.

        Montezemolo ha tracciato anche le parole d’ordine del prossimo impegno confindustriale: ricerca e innovazione. «Se non si fa un enorme sforzo in questi campi, oltre che sulla formazione e sulla scuola, non si pensa al futuro del Paese. La spesa per la ricerca in Italia è la più bassa d’Europa, ed è una voce da portare al primo posto. Invertire questa tendenza sarà da oggi il nostro obiettivo assoluto».

      Roberto Morelli