Montezemolo: «La classe politica ci ha abbandonato»

19/01/2006
    giovedì 19 gennaio 2006

      Pagina 10 -Politica

        IL «J’ACCUSE» ALL’INAUGURAZIONE DELL’ANNO ACCADEMICO DELLA LUISS

          Montezemolo
          «La classe politica ci ha abbandonato»

            Il presidente di Confindustria: da 5 anni manca una qualsiasi strategia industriale

              Paolo Baroni

                ROMA
                «La politica ha abbandonato l’industria. Negli ultimi cinque anni abbiamo visto centrodestra e centrosinistra d’accordo soltanto su una cosa: la mancanza più totale di politica industriale». Dal presidente della Confindustria Luca Cordero di Montezemolo arriva un nuovo, pesante atto d’accusa nei confronti del Parlamento e del governo. Non solo l’industria è stata trascurata, con pesanti conseguenze per tutto il paese, ma la politica continua ad occuparsi d’altro. Ed è una lite continua, improduttiva. Questi, ha spiegato ieri il capo degli imprenditori inaugurando l’anno accademico dell’Università Luiss, «sono momenti difficili, però importanti, in cui la politica deve essere vicina ai problemi veri, ai problemi del paese e della gente. Abbiamo bisogno di una concordia che porti al progresso – ha aggiunto – che porti alla crescita». Quindi alzando lo sguardo agli scenari europei Montezemolo ha lamentato «l’assenza di leader con senso dello Stato, con capacità progettuali e visione del futuro».

                  Bacchettate pesanti, e repliche quasi immediate. Il ministro del Welfare Roberto Maroni, con un certa malizia, ha preso spunto dall’incontro tenutosi ieri tra Fiat, governo e sindacati per sostenere che «un po’ di attenzione per l’industria c’è e ci sarà». L’ex responsabile alle Attività produttive, Antonio Marzano (Forza Italia), ha invece citato le tante riforme portate a termine (mercato energetico, proprietà intellettuale, assicurazioni ed i salvataggi di Cirio, Parmalat «e della stessa Fiat») per dimostrare che il «governo Berlusconi ha fatto molto» per le imprese. Sul fronte opposto il diessino Vincenzo Visco: «Quando siamo stati al governo siamo stati molto attenti ai problemi, abbiamo fatto privatizzazioni e liberalizzazioni. Poi sono andati al governo questi che, non va dimenticato, rappresentano l’imprenditoria, visto che Berlusconi è il primo imprenditore italiano, e si sono dimostrati incapaci perchè inconsapevoli».

                    Nel suo intervento di ieri il presidente di Confindustria ha disegnato un quadro molto fosco della situazione. «L’Italia – ha spiegato – ha perso la capacità di attrazione in molti campi e dimostra la mancanza di competitività». Molti gli indicatori negativi, dai capitali stranieri che «tornano a casa» (-43,6% il saldo del primo semestre 2005) ad un Mezzogiorno che tutto insieme riesce ad intercettare appena il 2% di queste già magre risorse alla crisi del turismo che ci vede in forte difficolta. Nonostante il nostro sia «un paese straordinario, purtroppo non esercita più il fascino che merita» e così finisce per attrarre anche pochi studenti stranieri (appena il 2% contro il 10% circa di Francia, Germania e Regno Unito), pochissimi professori (solo il 3,3% del totale viene dall’estero) e quasi nessun ricercatore.

                      «E’ evidente che un problema c’è – rileva il presidente di Confindustria -. E con altrettanta evidenza ci sono precise motivazioni: non stiamo facendo abbastanza per il nostro paese». Per questo come già era capitato in occasione dell’assemblea di Confindustria del maggio 2005 il presidente della Fiat torna a chiedere ai partiti di «togliere la testa dall’urna elettorale» e sollecita «una politica alta, che assuma responsabilità, prenda decisioni e non si smarrisca in defatiganti dispute». Tra l’altro, segnala ancora Montezemolo, la scarsa attenzione verso l’industria determina «risultati inevitabilmente negativi»» come il tasso di occupazione «ancora ai livelli minimi in Europa». Solo negli ultimi tempi, ha poi aggiunto, «è stata avviata la riduzione degli oneri sul costo del lavoro ed è stato impostato un interessante progetto di rilancio dei distretti industriali». Ma a suo parere serviva molto di più, soprattutto a livello fiscale dove tra l’altro «una riduzione più marcata del cuneo fiscale e contributivo, a livelli record in Italia, avrebbe reso più agevoli le trattative per i rinnovi contrattuali».

                        L’occasione di ieri è servita ovviamente anche per parlare molto di università: il rettore della Luiss Marcello Foschini ha illustrato il modello formativo dell’ateneo (flessibile, interdisciplinare ed altamente selettivo e meritocratico), mentre Montezemolo ha ribadito l’impegno di Confindustria per portare la Luiss su livelli di sempre maggiore eccellenza confermando il ruolo delle università come «motori dell’economia e della conoscenza» e palestre per la formazione delle nuove classi dirigenti del paese. Quindi ha spiegato che l’associazione sta preparando una «posizione forte» sul tema sollecitando «più autonomia, più responsabilità e più concorrenza» e criticando il valore legale del titolo di studio che va sostituita con «rigorosi sistemi di accreditamento a livello internazionale dei corsi universitari».