Montezemolo: Italia fanalino di coda

03/03/2005

    giovedì 3 marzo 2005

      Montezemolo: Italia fanalino di coda
      Subito le misure per la competitività. Dazi? Assolutamente no, non è tempo di barriere

        Sergio Sergi

          DAL CORRISPONDENTE BRUXELLES Ha fretta, Montezemolo. Dopo tre ore di incontro con gli europarlamentari italiani, un pranzo con Frattini, una conferenza stampa, deve scappare perchè l’agenda è ancora fitta.

          L’Europa è qui e il presidente di Confindustria ci tiene tanto a sottolineare la «forte cultura e la convinzione europea degli industriali italiani». Di questi tempi, quando i messaggi di parte governativa sono apertamente ostili verso l’Ue, il farlo è una risposta eloquente. In ogni caso, un distinguo che si nota. E si ode, poi, il quasi urlo che Montezemolo, con il cappotto in spalla, pronto per andare a parlare con i commissari Verheugen, McCreevy e Kroes, pronuncia ad una domanda cruciale: è d’accordo con Tremonti che vorrebbe imporre dazi per i prodotti provenienti dalla Cina? «No», replica secco. Ed è un «no» senza appello.

          Senza alcun commento. Un «no» e basta. Non è tempo di barriere. La filosofia esposta, del resto, è chiarissima. Esiste un problema commerciale legato alla forte concorrenza dei mercati orientali (Cina, India) ma non puó essere affrontato con strumenti improponibili.

            Il presidente di Confindustria, infatti, mette la concorrenza tra le cinque priorità italo-europee degli industriali. Parla di liberalizzazione, di apertura dei mercati, di aree meno protette. Dice esplicitamente: «Meno barriere in entrata». Altro che dazi. E da Roma, anche il vice ministro Adolfo Urso (An) fa sapere: «I dazi non sono la soluzione, i mercati vanno aperti e non chiusi, rispettando i criteri di reciprocità». Ovviamente, e Montezemolo lo precisa, l’Ue che parla da anni «una voce sola» in questo campo ha bisogno di regole chiare, di controlli alle frontiere che tutelino dalla contraffazione i prodotti europei e, di conseguenza, il made in Italy. Un made in Italy, come ricorda Nicola Zingaretti (Pse), che in tutta l’area asiatica è promosso con un ridicolo stanziamento governativo di appena 70mila euro, frutto di una «Finanziaria scellerata».

              Invece, quasi per contrasto, il leader degli industriali vanta la politica di «internazionalizzazione» della sua organizzazione. Racconta dei viaggi in India, Cina e Serbia. Delle prossime iniziative in Tailandia, in Romania e Turchia e, nel 2006, in Russia e Brasile. Nell’Europa che è in grave ritardo sulla «strategia di Lisbona» che s’era data nel 2000, l’Italia è per giunta un «fanalino di coda». Montezemolo vuole smussare le polemiche, non intende impelagarsi nella polemica sul declino del Paese. «Ci vogliono bravi medici e pazienti, come le imprese, che devono reagire».

                Negli incontri con i parlamentari (tra gli intervenuti: Pittella, Fava, Panzeri e Vincenzi del Pse) e nei colloqui con i commissari europei, Montezemolo ha illustrato il dossier di 21 pagine con le proposte per «un nuovo impegno per la crescita e l’occupazione in Europa e in Italia».

                Insieme alla concorrenza, le altre priorità sono le infrastrutture, lo snellimento delle procedure burocratiche, la ricerca e l’innovazione, il Mezzogiorno. Che il presidente degli industriali individua come una vera e propria «opportunità». In un Paese dove, peró, si attende che ritorni in primissimo piano il tema della politica industriale. «In questi anni – dice Montezemolo – si è parlato troppo poco di tutto questo». Invece, per ripartire, c’è bisogno di riprendere con forza il confronto sulla presenza dell’industria, e anche di ripensare il concetto di «piccolo è bello» che non regge più nella sfida globale. «L’industria – afferma – è il core business dell’Italia, il numero uno delle priorità», insieme alla scarsa crescita. Le difficoltà dell’Italia emergono con clamore in un’Europa che accusa gli stessi affanni ma che è in grado di reagire diversamente. La stoccata a chi sostiene che «tanto gli altri stanno peggio di noi» arriva indiretta ma puntuale. Montezemolo constata: «Euro o non euro, la Francia e la Germania sono in grado di mantenere lo stesso livello di export».

                Dunque, a parità di difficoltà, gli altri grandi paesi hanno le vie d’uscita. L’Italia non sembra. E, poi, un «Paese che investe solo l’1% nella ricerca non guarda al suo futuro», rimarca.

                  A questo proposito, Montezemolo affronta la questione attuale della competitività. Al governo manda un messaggio preciso, di fronte alle ultime resistenze. Un rinvio? Ma quale rinvio! Se le misure («Attendiamo di conoscere il piano d’azione nella sua interezza», dice) servono per l’anno corrente fa notare che siamo già a marzo. Dunque, «siamo disposti a tollerare un ritardo di qualche ora, anzi di qualche minuto». Infine, sulla riforma del Patto di stabilità. La Confindustria è per mantenere ferma la stabilità e ammette la possibilità di regole chiare per liberare fondi che vadano esclusivamente a progetti europei per «migliorare la capacità infrastrutturale e la ricerca».