Montezemolo incalza i sindacati sui contratti

12/07/2005

    martedì 12 luglio 2005

    Montezemolo incalza i sindacati sui contratti

      Il leader di Confindustria: Tfr, insieme possiamo vanificare le modifiche. La Cgil: Maroni favorisce le assicurazioni

        ROMA – A un anno esatto dalla rottura con il leader della Cgil Guglielmo Epifani, il presidente di Confindustria Luca Cordero di Montezemolo rilancia con il sindacato invitandolo ad aprire una «fase nuova». Lo fa in due direzioni. La prima è quella legata alla riforma del Tfr (che oggi prevede il primo incontro governo-parti sociali): Montezemolo ricorda a Cgil-Cisl-Uil che la riforma procederà solo con il via libera da parte di imprese e sindacati «perché noi, insieme, abbiamo strumenti formidabili per vanificarla nei fatti». E precisa che dovrà avvenire «a costo zero per le imprese».

        MODELLO CONTRATTUALE – La seconda riguarda il rinnovo del modello contrattuale, tema sul quale l’anno scorso Epifani decise di abbandonare il primo vertice dell’epoca montezemoliana. Qui Montezemolo si dice d’accordo con le proposte «coraggiose e condivisibili» avanzate al congresso Cisl dal segretario Savino Pezzotta e sprona la Cgil a fare presto. «Perché, in caso contrario», ha detto il leader degli imprenditori parlando agli industriali di Monza, «sarà Confindustria ad assumersi in tempi brevi l’onere e la responsabilità di avanzare una proposta». Il timing massimo è la fine di settembre. Sullo sfondo l’invito a una «comune analisi» sulla situazione economica e della «insoddisfacente posizione competitiva del sistema-Paese». Oggi il Centro studi di Confindustria fornirà le ultime cifre relative al primo semestre con le prospettive per l’industria italiana. Non ci sarà da essere molto allegri. Così come, sul fronte della macro-economia, i dati diffusi ieri dal Bollettino di Bankitalia mostrano in continuo aumento la valanga del debito pubblico.

          Nel pomeriggio di oggi ci sarà il primo round sulla riforma della liquidazione. Il ministro del Welfare Roberto Maroni si dichiara ottimista, perché non ci sarebbero ostacoli insormontabili. Il testo in bozza ha già avuto il via libera dal governo e oggi stesso inizia l’iter parlamentare per concludersi entro settembre. Uno dei nodi di difficile soluzione, riconosciuto anche da Maroni, è quello della compensazione alle imprese che, nel tempo, potrebbero rinunciare a una forma di «autofinanziamento» che vale circa 13 miliardi di euro l’anno.

          FINANZIAMENTI ALLE IMPRESE – Il ministro ha proposto al sistema bancario una specie di automatismo che consenta alle imprese di sostituire la perdita di Tfr con nuovi finanziamenti a tassi non superiori al 3%. Ma l’Abi (l’associazione delle banche) – che tra l’altro domani terrà l’assemblea annuale – ha già risposto picche rilanciando con l’idea di creare un Fondo di garanzia pubblico. Altri punti al centro del confronto sono l’esclusione degli statali e l’equiparazione tra fondi chiusi e aperti. Qui si registra una convergenza di opinione tra sindacati e Confindustria ambedue d’accordo nel valorizzare la centralità dei fondi negoziali. In caso contrario, teme il sindacato, le aziende potrebbero accordarsi con le banche di cui sono clienti (entrando in conflitto di interesse) per indurre i lavoratori a sottoscrivere polizze individuali gestite dagli stessi istituti di credito.

            Per l’economista ed esperta di previdenza Elsa Fornero, il negoziato di oggi è tutto in salita e avrà possibilità di successo solo «se tutti cederanno su qualcosa». Quello che non è accettabile, secondo la Fornero, è la pretesa da parte delle imprese di avere un credito pari al Tfr perduto. «Altro discorso», avverte l’economista, «se si tratta di compensare le aziende del differenziale tra il costo del Tfr (3%) e quello degli intermediari».

              Roberto Bagnoli