Montezemolo in politica? Magari

02/04/2007
    sabato 31 marzo 2007

    Pagina 3 – Economia

    IMPRESEAssemblea della piccola industria, tra aperture al governo e un dubbio sul futuro del presidente degli imprenditori: cosa farà dopo aver lasciato viale dell’Astronomia?

      Montezemolo in politica?
      Magari, ma non può far tutto

        di Giampiero Rossi
        inviato a Genova

          Il ministro più inviso ai piccoli industriali è Alfonso Pecoraro Scanio ("Non si può dire sempre no a tutto!"). Il più apprezzato è Emma Bonino ("Ci sta aiutando molto all’estero"), seguita da Pierluigi Bersani ("Ha idee nuove"). E l’ipotesi di portare alla guida del governo il proprio presidente, Luca Cordero di Montezemolo? E’ una tentazione che ispira il sorriso sognante, ma non gli entusiasmi che sarebbe legittimo attendersi da una platea di 3.000 imprenditori di Piccola Industria, cioè la sezione di Confindustria che raccoglie le aziende di dimensioni ridotte.

          Al teatro Carlo Felice di Genova: c’è chi produce impianti di raffreddamento, compreso quello che assicura "vita eterna" alla mummia di Similaun, chi esporta simulatori aerospaziali in India e chi manda avanti l’impresa edilizia o la casa vinicola avviata dai nonni. Alle proprie dipendenze non contano eserciti di operai ma poche decine di addetti. Molti piccoli industriali sono giovani, il loro lessico "familiare" è infarcito di parole come "sfida", "vincere", "competizione", "squadra". Dal palco il presidente di Piccola Industria, Giuseppe Morandini, dice che questo "è il popolo del "a prescindere"", cioè che "a prescindere dagli umori della politica, dal costo dell’energia, dalla fantasia della autorità e dalla Cina, al 31 dicembre di ogni anno i numeri dei bilanci devono tornare". Ma pure Morandini ammette che la ripresa economica è vera.

          Un tuffo in questa platea permette di cogliere un tratto più marcato di altri: un sentimento verso la politica che va oltre la sfiducia e sconfina nella convinzione di averla sempre e comunque nemica. "C’è un ritardo culturale, non si riesce a superare il vecchio gioco delle parti, ho risentito parlare di "classi" – dice Antonio Alunni, titolare delle Fucine Umbre di Terni – e nella Finanziaria ho colto un primo atto politico del governo che, oltre alla disattenzione per le piccole imprese, contiene elementi punitivi". Giudizio severo, senza appello. Eppure Alunni, che ha 36 anni e con suoi 25 dipendenti riesce a produrre e a vendere componenti che finiscono nelle ali e nei carrelli di tutti gli aerei del mondo, non ha neanche nostalgia di Berlusconi, apprezza il lavoro del ministro del commercio estero, Bonino, e accarezza l’idea di un Montezemolo premier: "Godrebbe di una fiducia trasversale". Romano Salvioni, invece, non si entusiasma per l’ipotetico trasbordo del presidente di Confindustria a Palazzo Chigi: "Non è il suo mestiere, la cultura d’impresa deve crescere, ma non per questo bisogna piazzare gli imprenditori al governo". A Merate, in provincia di Lecco, Salvioni manda avanti l’Ica, l’azienda cartotecnica fondata dal nonno nel 1949: 23 addetti che portano 3,5 milioni di fatturato producendo linguette adesive e antiadesive per le buste, fascette cartacee che avvolgono i salami e altri accessori di carta gommata o siliconata di uso quotidiano. La politica? "E’ in peggioramento, gli imprenditori sono sempre vissuti come elementi negativi, siamo quelli che inquinano, che fanno rumore… Al ministro Pecoraio Scanio vorrei ricordare che siamo nel 2007 e non nel Medioevo.Bersani, invece, ha idee nuove". E sottolinea che "neanche il centrodestra ci ha fatto percepire una cultura favorevole all’impresa". D’accordo con lui è Luca Cielo, 43 anni, imprenditore vinicolo vicentino: "Dal governo precedente ci aspettavamo molto di più". Ma la critica al centrosinistra è netta: "Doveva portare almeno un cambiamento, ma si vede che questo sistema non è in grado di evolversi. Ora il centrosinistra – lamenta – si è scatenato in una caccia all’evasore, che è giusta ma che porta controlli sempre nelle stesse aziende". Lo stesso dice Francesca Accinelli, ramo costruzioni, che non approva "l’eccesso di rigore" del ministro del Lavoro, Cesare Damiano, nella lotta al lavoro nero nei cantieri. "Perché tartassa chi è in regola e non scalfisce le aziende fantasma". Lei, piuttosto, vorrebbe più flessibilità sugli orari, meno tasse sugli straordinari, semplificazioni amministrative. Qualcuno è contento delle riduzione del cuneo fiscale, altri dicono che "non cambia molto", molti apprezzano le liberalizzazioni "purché si rivelino vere in fase di attuazione" e la norma che agevola le fusioni aziendali. E Montezemolo in politica? Lo scetticismo dei piccoli industriali è riassunto dalla parlata ligure di Carmine Aiello, "vecchio socialista" che fattura 4 milioni gestendo macchinette per il caffè e distributori automatici: "Montezemolo è bravo, ma questo non significa che può far tutto. Lei lo metterebbe a pilotare un jet?"