Montezemolo: impaludati nella tattica elettorale

29/11/2004
    domenica 28 novembre 2004
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    L’INTERVENTO DEL PRESIDENTE DI CONFINDUSTRIA «SU UNA TRADIZIONE CHE VA INDIETRO NEL TEMPO, SENZA POLEMICHE CON NESSUNO»

      Montezemolo: impaludati nella tattica elettorale
      «Nella Finanziaria purtroppo è sparita la parola investimenti»

        Francesco Manacorda
        inviato a BERGAMO

          «Come si può fare una politica economica e industriale seria, con obiettivi di medio-lungo periodo, in una notte dopo tre mesi di dibattito?». Luca Cordero di Montezemolo premette subito di non voler parlare «solo delle ultime ore o settimane», bensì «di una tradizione che va indietro nel tempo» della politica di casa nostra. Ma evidentemente dal solco di questa tradizione non si è usciti nemmeno con l’ultima Finanziaria, varata per l’appunto ieri notte. E dunque anche adesso, come in passato, «siamo impaludati in una tattica elettorale di breve periodo che non affronta i pochi ma prioritari problemi per il futuro del Paese e questo è grave».

          Le priorità, in questi mesi, il presidente di Confindustria le ha ripetute fino allo sfinimento e non si stanca di declinarle nemmeno adesso davanti alla crema dell’imprenditoria e della finanza riunita al teatro Donizetti di Bergamo per il battesimo della Fondazione Pesenti: «Concorrenza, innovazione, ricerca, competitività, scuola», sono i temi su cui ci vuole un dibattito «tra tutte le forze» perché in ballo non c’è una questione politica ma «una visione alta del futuro che manca, a destra come a sinistra, dal dibattito».

          Applausi a scena aperta per il presidente della Confindustria e non è una sorpresa, visto il pubblico che lo ascolta. Ma applausi fuori programma, e questo sì che fa rizzare le orecchie a molti e i capelli a qualcuno, anche per il segretario generale della Cisl, il bergamasco Savino Pezzotta che sul palco dibatte con Montezemolo, proprio quando va giù piatto spiegando le ragioni dello sciopero generale di martedì prossimo. «Non ce l’hanno solo con il sindacato – dice Pezzotta parlando dell’atteggiamento del governo – la Confindustria dove è finita? Il manifesto di Berlusconi apparso sul Foglio dice che c’è chi vota e poi c’è chi decide e in mezzo non c’è nulla. Io non ci sto, non rinuncio alla mio ruolo di rappresentanza sociale. Decisioni loro, sciopero mio».

            Su molti temi, del resto, Montezemolo e Pezzotta parlano la stessa lingua, dando l’impressione che ieri a Bergamo si sia rafforzato un asse fra Confindustria e sindacato, o almeno una parte – quella più dialogante – del sindacato. «Dal vocabolario del dibattito politico sono sparite due parole come investimenti per il futuro e meritocrazia, che vuol dire concorrenza», dice Montezemolo. «Di investimenti in questa Finanziaria non c’è traccia, sono scomparsi – rincara la dose Pezzotta che si dichiara “molto turbato” dal testo approvato -. Si redistribuisce ma penalizzando innovazione e ricerca. Per innovazione e ricerca non c’è nulla, le risorse per l’industria sono generiche, non si privilegia l’impresa che innova». E poi, a questa Finanziaria, «manca un’idea di Paese, un’idea di futuro». Tocca ancora a Montezemolo: «Non voglio scandalizzare nessuno se dico che sono d’accordo con quanto dice un sindacalista serio come Pezzotta».

              Ce n’è abbastanza, perché Mirko Tremaglia, ministro di An seduto in prima fila, parli di «un comizio» a due voci senza il contraddittorio del governo. Ma il messaggio del presidente di Confindustria è diverso, è quello di «evitare le polemiche trite e ritrite con il governo di turno», ma invece di «guardare avanti con realismo, di ritrovare il gusto della sfida». Se c’è la critica di metodo a una politica che appare sempre e ancora distante dalle esigenze delle imprese e del Paese, c’è anche l’avvertimento a non strumentalizzare le sue parole. «Non voglio fare polemiche con nessuno perché il futuro di questo Paese non è né di destra né di sinistra, diremmo le stesse cose con qualunque governo. Bisogna guardare avanti, e non lo si fa». Sull’operato dell’esecutivo ci sono anche espressioni di apprezzamento: la legge Biagi «è una buona cosa anche se necessita di alcune messe a punto», la «riforma della scuola è un segnale importante e positivo». E il messaggio finale è proprio quello dela messa al bando di qualsiasi pessimismo: «Bisogna guardare il bicchiere mezzo pieno e non mezzo vuoto».