Montezemolo forma la squadra

22/04/2004

22 Aprile 2004


    NOMI SCELTI IN BASE ALLA COESIONE SENZA IL BILANCINO. AMPIO COINVOLGIMENTO CON LA «PANCHINA LUNGA»
    Montezemolo forma la squadra
    Fra i vice Pininfarina, Tronchetti, Bombassei e Pistorio

    Roberto Ippolito
    ROMA
    Era febbraio. Il presidente della Ferrari Luca Cordero di Montezemolo incontrava gli imprenditori da una parte all’altra d’Italia. Dopo averli ascoltati, cominciava a disegnare alcune idee: «Noi non vogliamo una Confindustria chiusa in se stessa e lottizzata, dove ogni componente associativa abbia il suo pezzettino di potere gestito dai professionisti dell’associazionismo, in una logica di consociativismo interno a cui neppure noi siamo purtroppo esenti».
    Designato presidente della Confindustria l’11 marzo, Montezemolo si è messo al lavoro per selezionare la sua squadra, da presentare alla giunta giovedì 29 aprile. E quelle note sono diventate il punto di partenza.

    La squadra che sta per essere definita, infatti, è basata sulla coesione, sulla compattezza, sulla coerenza delle scelte strategiche, sulla comunanza degli indirizzi. E non sul cosiddetto manuale Cencelli, la ripartizione dei posti fra le varie componenti di una coalizione applicata a livello politico.
    La squadra di Montezemolo, quindi, non è scelta con il bilancino come un consiglio dei ministri per tener conto delle diverse categorie o aree geografiche o tipologie di azienda: è un metodo nuovo.

    Il presidente designato (che sarà eletto dall’assemblea il 26 maggio) sta completando le scelte individuando le persone con cui ritiene di poter lavorare bene per sviluppare il programma, ugualmente presentato il 29 aprile.
    D’altra parte «fare squadra» è il suo slogan. Otto delle nove caselle di vicepresidente con i relativi incarichi sembrano (il condizionale è d’obbligo mancando una settimana alla giunta) avere già un possibile destinatario: Andrea Pininfarina per il centro studi, Marco Tronchetti Provera finanza d’impresa, Alberto Bombassei relazioni industriali, Marino Vago organizzazione interna, Pasquale Pistorio innovazione e ricerca, Ettore Artioli Mezzogiorno, Emma Marcegaglia politiche industriali, Gianmarco Moratti Europa. La vicepresidenza per l’internazionalizzazione non ha ancora un candidato favorito.
    I vicepresidenti di diritto sono Anna Maria Artoni in qualità di numero uno dei giovani imprenditori (e alla quale Montezemolo ha preannunciato compiti aggiuntivi come investimento sulle nuove generazioni) e Sandro Salmoiraghi a capo del comitato piccola industria (attualmente impegnato nella difficile gestione del suo consiglio).
    Insieme ai vicepresidenti si parla dell’attribuzione di tre speciali deleghe. Circolano i nomi di Francesco Bellotti per il credito e di Gianfelice Rocca per l’education mentre per i servizi la soluzione deve essere individuata.

    I titolari delle deleghe potrebbero partecipare all’ufficio di presidenza.
    In sostanza la ricerca dei componenti della formazione che affiancherà Montezemolo è stata impostata senza alchimie, guardando alle competenze specifiche e alle possibilità d’impegno per l’assunzione degli incarichi da parte degli imprenditori prescelti: in pratica la disponibilità effettiva e non di facciata a esercitare il ruolo assegnato. Scriveva Montezemolo a febbraio: «Ci serve una Confindustria professionale ed autorevole a tutti i livelli, centrali, territoriali e di categoria, dove l’unitarietà sia il frutto delle idee condivise e non il prodotto di una spartizione di potere».
    Montezemolo è sembrato impegnarsi sul concetto di squadra anche per assicurare il massimo coinvolgimento all’interno della Confindustria.

    In base allo statuto ha la possibilità di nominare in piena autonomia otto vice (il nono, responsabile per il Mezzogiorno, deve essere scelto nella rosa fornita dal comitato delle regioni del Sud che ieri ha indicato Artioli con 83 voti su 148 seguito da Nicola De Bartolomeo con 78, Nino Paravia con 43 e Gerardo Giura Trabocchetto con 11).
    Ma l’attribuzione della responsabilità per le grandi aree non consente la copertura di campi di attività anche prioritarie. Così, si dice, è maturato lo schema della «panchina lunga»: accanto ai vicepresidenti e ai delegati, alcune commissioni di lavoro. E’ un modo per approfondire temi essenziali, come potrebbero essere l’energia o le riforme istituzionali o il made in Italy. E un modo per alimentare i contributi, a vantaggio dell’intero sistema.
    Varata la squadra il 29 aprile, il presidente designato potrà aprire una specie di fase due: l’attenzione alla struttura. Per il direttore generale in carica, Stefano Parisi, sembrano delinearsi altri impegni all’esterno: si parla delle Ferrovie (assemblea martedì 27) come dell’Inpdap. Per il momento quindi qualunque ipotesi sui principali collaboratori all’interno dell’apparato appare prematura.